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SVILUPPO: Le ‘comunità progressiste’ vogliono fare la differenza

BRUXELLES, 14 settembre 2005 (IPS) – Si è tenuta la scorsa settimana a Milano una conferenza internazionale di alto livello, per tentare di rafforzare le forze politiche e sociali, e fronteggiare così gli effetti della globalizzazione.

Diverse migliaia di partecipanti provenienti da organizzazioni non governative (Ong), partiti politici, istituzioni internazionali e sindacati si sono riuniti il 9 settembre a Milano per il secondo Global Progressive Forum (GPF).

L'obiettivo era cercare di formare una “alleanza progressista per delineare un dibattito politico globale e contrastare l'impatto dell'ultraconservatorismo religioso e dell'estremismo del libero mercato sullo scenario politico internazionale”.

Su iniziativa del Partito socialista europeo (PSE), del gruppo socialista al Parlamento europeo e del gruppo Socialist International, il GPF intende elaborare un'agenda su una serie di tematiche quali il commercio, l'Aids e le Nazioni Unite, con una particolare attenzione all'Africa.

Nell'incontro di due giorni centrato su “riformare la globalizzazione creando delle comunità progressiste globali per il cambiamento”, si è discusso di come le forze internazionali possono agire insieme per garantire “democrazia, pace duratura, prosperità sostenibile e giustizia sociale per tutti”.

“Vogliamo rafforzare la rete globale tra le principali forze del centro-sinistra”, ha detto all'IPS Poul Nyrup Rasmussen, presidente del Partito socialista europeo e del GPF. “E mettere insieme persone che vogliono una migliore globalizzazione, rispetto alla globalizzazione guidata dal mercato che attualmente ci viene offerta”.

Julian Scola, portavoce del PSE al Parlamento europeo, ha dichiarato che “seppure molte persone lavorino ad una globalizzazione più umana, il GPF è l'unica iniziativa che cerca di creare un'ampia alleanza di progressisti”.

Questo forum rappresenta una presa di posizione contro le politiche globali, definite da “ultraconservatorismo religioso, estremismo del libero mercato, terrorismo e paura, unilateralismo militare, razzismo ed etnicismo, e da analoghe forze anti-progressiste”. La tempestività del forum è particolarmente rilevante, a pochi giorni dal vertice di alto livello dell'Onu che si terrà a breve a New York.

Secondo Rasmussen, il forum riunirà anche coloro che si oppongono ai tentativi degli Stati Uniti (Usa) perchè l'Onu abbandoni gli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG, Millennium Development Goals), che prevedono in particolare di ridurre del 50 per cento fame e povertà, assicurare l'educazione universale di base, e ridurre di due terzi la mortalità infantile.

“La comunità progressista non può accettare che gli Usa fermino gli obiettivi del millennio”, ha detto. “Ci auguriamo che questo sia il primo passo per rafforzare ed ampliare il Consiglio di sicurezza dell'Onu e per la creazione del consiglio per lo sviluppo della sicurezza umana”.

L'Organizzazione mondiale del commercio (OMC/WTO) è un altro ambito sul quale il GPF punta ad avere un impatto.

“È il momento che l'OMC rivolga la propria attenzione su come il commercio può affrontare la povertà, e migliorare le condizioni di lavoro di chi viene sfruttato”, ha dichiarato all'IPS Harlem Désir, vicepresidente del PSE e del forum.

“Il lavoro dignitoso e la sfida alla povertà sono temi che i progressisti porteranno al tavolo dei negoziati dell'OMC a Hong Kong”, ha detto. “Gli incontri previsti per dicembre potrebbero fallire se non ci saranno delle forti pressioni da parte del mondo sviluppato, ha aggiunto.

Il forum ha anche lanciato una nuova iniziativa, “Africa 21”, che coinvolge politici e organizzazioni della società civile.

“Sarà una campagna rivolta ad assistere l'Africa su base permanente”, ha spiegato Rasmussen. “Vogliamo formare una forte rete, che sarà legata a internet e al Forum sociale mondiale, così da proseguire stabilmente il nostro lavoro con l'Africa”.

Désir ha osservato che tutte queste tematiche richiedono un forte movimento sociale. “In quanto famiglia socialista, vogliamo lanciare una nuova modalità di pensiero e di azione politica. Nessuno può agire efficacemente se è da solo, dobbiamo agire su un nuovo livello internazionale complesso”.

Giampiero Alhadeff, segretario generale di Solidar, una rete di Ong per lo sviluppo con base a Bruxelles, ha sostenuto la necessità di fare del lavoro dignitoso la forza portante della globalizzazione.

“Per noi, ciò significa che tutte le politiche devono essere misurate nell'ambito del loro impatto sull'occupazione, la protezione sociale, l'uguaglianza tra donne e uomini, l'accesso a servizi pubblici di qualità e il diritto dei lavoratori”, ha detto all'IPS.

“Noi di Ong e movimenti sociali ci siamo battuti negli anni per cambiare l'attuale modello di globalizzazione”, ha detto. “Abbiamo costruito alleanze con i sindacati, con le chiese e con i partiti politici. Il Global Progressive Forum sta portando avanti il dibattito, coinvolgendo i leader politici in un serrato dibattito con tutti noi”.