NEW YORK, 30 agosto 2005 (IPS) – Dieci anni fa, il Costa Rica ha ricevuto un modesto finanziamento di 25.000 dollari dalle Nazioni Unite per estendere l’uso della tecnologia delle biomasse, che trasforma l’energia prodotta dalla materia organica in carburante.
Oggi, la Rete degli utenti delle biomasse del Centro America (Biomass Users Network of Central America) opera in sette paesi e gestisce progetti multimiliardari, con l’ambizioso obiettivo di promuovere lo sviluppo rurale, preservando le risorse naturali e riducendo le emissioni di gas serra responsabili del riscaldamento globale.
Secondo gli esperti, è questo tipo di esperienze fortunate – che combinano sviluppo sostenibile e tutela dell’ambiente – che bisogna diffondere nel mondo, se l’umanità spera di alleviare l’impressionante povertà che affligge miliardi di persone in tutto il mondo.
“È ogni giorno più evidente che il degrado degli ecosistemi e lo spettro del brusco, imprevedibile e potenzialmente irreversibile cambiamento dell’ambiente globale minacciano decenni di sforzi per lo sviluppo”, dichiara Olav Kjørven, direttore di “Pratica per l’energia e l’ambiente” (Energy and Environment Practice) del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP).
“Il drammatico aumento nei consumi dei servizi legati all’ecosistema – come l’acqua corrente, la pesca d’altura, la depurazione dell’aria e dell’acqua, e servizi di regolazione del clima – hanno portato maggiore prosperità a molte persone nel mondo”, osserva Kjørven nella prefazione di un nuovo rapporto dal titolo “La differenza sostenibile: energia e ambiente per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG)”.
“Ma hanno anche comportato maggiore povertà ed emarginazione, come risultato dell’esaurimento e persino della distruzione di questi servizi fondamentali”, aggiunge l’esperto.
Il rapporto illustra nel dettaglio gli sforzi compiuti dall’UNDP in 140 paesi per incorporare le questioni legate a energia e ambiente ai piani nazionali di sviluppo, e illustra la visione strategica dell’agenzia su ciò che rimane da fare in questi ambiti in vista del raggiungimento degli MDG.
Gli otto MDG prevedono di ridurre del 50 per cento fame e povertà; diffondere l’istruzione primaria universale; ridurre la mortalità infantile di due terzi e quella materna di tre quarti; promuovere la parità di genere; invertire la diffusione di Hiv/Aids, malaria e altre malattie; sostenibilità ambientale, compreso l’accesso all’acqua potabile sicura; e un partenariato Nord-Sud per lo sviluppo.
In un incontro al vertice nel settembre 2000, 189 leader mondiali si sono impegnati a raggiungere tutti questi obiettivi entro il 2015. Entro poche settimane, i capi di Stato torneranno a riunirsi al quartier generale delle Nazioni Unite di New York per valutare i progressi compiuti fino ad oggi nel raggiungimento degli MDG.
“Tutti pensano ancora a energia e ambiente come settori slegati dallo sviluppo sostenibile”, ha detto all’IPS Iyad Abumoghli, dirigente dell’Energy and Environment Practice e coautore del rapporto.
“Ciò che cerchiamo di dimostrare con questa pubblicazione è che la protezione e la gestione delle risorse ambientali è essenziale per raggiungere tutti gli MDG”, ha dichiarato. “Dobbiamo impiegare le comunità locali nella gestione delle loro stesse risorse naturali, che forniscono loro anche i mezzi di sussistenza sostenibili”.
Circa due miliardi di persone non hanno l’elettricità, mentre un altro miliardo non ha accesso all’acqua sicura, pulita e potabile, ha osservato Abumoghli.
“Quanto ai rapporti sui progressi in vista degli MDG, il messaggio più importante è che la maggior parte delle nazioni non ha ancora integrato energia e ambiente nei propri programmi di sviluppo e nelle strategie di riduzione della povertà”, ha aggiunto; “e il costo delle misure per la tutela dell’ambiente è un fattore molto importante”.
In Sud America, il Rio de la Plata, sede di una biodiversità globalmente significativa e motore nel commercio della pesca, nel turismo e nel trasporto, sta combattendo contro il crescente inquinamento da idrocarburi, metalli pesanti e altri residui industriali, come la sedimentazione e il degrado ambientale.
Sebbene Argentina e Uruguay, i due paesi attraversati da questo fiume, abbiano adottato separatamente delle misure per risolvere questi problemi, non hanno saputo rivolgersi oltre confine, alle cause dell’inquinamento, a causa della limitata comprensione del funzionamento dell’ecosistema nel suo insieme.
Con finanziamenti dell’unità dell’UNDP Global Environment Facility (GEF), i due paesi stanno ora conducendo una “analisi diagnostica transfrontaliera”, che porrà le basi per un piano d’azione volto a migliorare la qualità dell’acqua e a ridurre l’inquinamento.
L’Africa orientale è un’altra area ad alta priorità globale per la tutela della biodiversità, osserva il rapporto. Nonostante gli sforzi favorevoli per destinare l’uso di alcuni terreni a parchi e aree protette, la regione continua ad esaurire gran parte della sua biodiversità naturale, per la pressione esercitata dalla popolazione e per l’eccessivo sfruttamento delle risorse della terra.
Dato che al governo manca semplicemente la capacità economica o istituzionale per raggiungere tutti i villaggi più remoti, per risolvere il problema, è cruciale coinvolgere vasti gruppi della società civile.
Tre paesi – Kenya, Uganda e Tanzania – hanno collaborato in un’iniziativa chiamata “Progetto transfrontaliero per la biodiversità in Africa orientale”, che intende riconciliare gli interessi socioeconomici dei soggetti locali con l’uso sostenibile della biodiversità.
Anche l’Unione mondiale per la conservazione (World Conservation Union) ha elaborato un progetto che permette alle organizzazioni di base dell’Africa orientale di partecipare alla pianificazione forestale e ai processi di gestione delle risorse naturali.
Uno di questi gruppi, VI-Uganda, si è concentrato sulla formazione delle competenze necessarie per migliorare la coltivazione di banane, produrre concime composto, proteggere il suolo, adottare le pratiche di pascolo zero e agro-rimboschimento, e insegnare mestieri. Ha poi aiutato a mettere in piedi dei vivai e ad insegnare agli scolari a piantare alberi nella riserva della foresta di Sango Bay.
In Asia, l’UNDP continua a puntare sulla conservazione dell’ecosistema marino del Pacifico occidentale, che ricopre 38,5 milioni di chilometri quadrati e ospita fino a “14 piccole isole-Stati in via di sviluppo”.
La regione ospita la scogliera più estesa e biologicamente diversificata del mondo, la maggiore industria della pesca del tonno, e una varietà di specie globalmente a rischio.
Un progetto in due parti, che riguarda la gestione delle industrie del pesce d’oceano e la gestione integrata di coste e bacini idrici, ha avuto un esito positivo, con la ratifica, nel giugno 2004, della Convenzione sulla conservazione e la gestione delle scorte di pesci migratori nel Pacifico centrale e occidentale, il primo trattato regionale basato sull’Accordo dell’Onu sulle scorte di pesce del 1994.
Una seconda componente del progetto, la cui conclusione è prevista per dicembre 2006, si rivolge alle cause di fondo dell’uso non sostenibile delle risorse costiere, dell’attuale degrado delle risorse di acqua dolce e dell’inadeguata gestione dei rifiuti.
Sebbene l’UNDP abbia investito sette miliardi di dollari in questi e in altri diversi programmi nazionali, secondo Abumoghli c’è ancora una enorme carenza di fondi. “È il momento di intensificare le nostre operazioni. L’ambiente deve essere incluso seriamente nell’equazione anti-povertà”.
Ha poi osservato che gli investimenti in energia e ambiente promuovono l’uguaglianza di genere a diversi livelli.
“Più del 70 per cento dei nostri progetti che riguardano piccoli sussidi fino a 50.000 dollari – per risanare i terreni da pascolo, perforare pozzi, ecc. – vede la presenza di donne”, ha detto Abumoghli.
“Nella maggior parte dei paesi, la donne sono le amministratrici delle risorse ambientali, dalla gestione di aziende agricole alla raccolta di risorse energetiche come la legna da ardere. Perciò le questioni di genere sono molto importanti”.
“Se forniamo migliori risorse di energia e acqua, forniamo alle donne nuove opportunità, permettendo loro di avere più tempo per migliorare le loro conoscenze su salute e educazione”, ha detto. “È un approccio olistico che vogliamo che il mondo ascolti”.