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INFANZIA-BRASILE: Una buona educazione

RECIFE, Brasile, 26 agosto 2005 (IPS) – L’occhio sinistro visibilmente privo di vita, ferito sei anni fa dalle schegge di un proiettile, non ha impedito a Rosinaldo Inaldo di coltivare il suo sogno di diventare attore e di affermarsi come cantante di generi tipici del Nordest del Brasile, come l’“axé” e il “frevo”.

A 18 anni, questo ragazzo coraggioso ammette di essere stato “violento, di non aver saputo condividere le cose”, e di essersi sentito “il migliore di tutti”. Ma frequentare per cinque anni il programma dell'Associazione Arte e Vida “mi ha migliorato e ha migliorato la mia vita”.

Adesso gli piace la scuola, dove tenta di concludere l’insegnamento di base con un ritardo di quattro anni, e spera di guadagnare cantando, lavorando come attore o nell’informatica, “per aiutare la famiglia e anche altri poveri”, racconta all’IPS.

Arte e Vida offre educazione artistica, attività sportive e assistenza pedagogica e psicologica a cento bambine, bambini e adolescenti poveri di Recife, capitale dello stato nord-orientale di Pernambuco, in un edificio di tre piani nel centro storico della città.

Qui si impartiscono corsi di percussione, introduzione alla musica, danza, arti plastiche e letteratura. Per chi ha quasi diciotto anni, l’età in cui un ragazzo, come nel caso di Inaldo, deve lasciare il progetto, ci sono corsi di avviamento all’informatica, artigianato e altre attività, possibili grazie ad accordi con altre istituzioni.

I giovani sono stati scelti da tre dei quartieri più violenti della città, il Coque, Pilar e Santo Amaro. Oltre alla povertà, i ragazzi prescelti vivono “in situazioni a rischio”, inclini a lasciarsi sedurre dalla criminalità, ha segnalato all’IPS la coordinatrice generale dell'associazione Arte e Vida, Gloria Dalla Nora.

Architetta di professione, Dalla Nora appartiene a una famiglia proprietaria di Nordeste Seguridad, una grande impresa locale di vigilanza privata, che nel 2000, festeggiati i 30 anni di attività, ha deciso di creare “un progetto di futuro per bambini e adolescenti che oggi ne sono privi”.

Non è contraddittorio che un’impresa impegnata nella sicurezza faccia investimenti sociali cercando di ridurre la criminalità, ha sostenuto Dalla Nora. Tra le sue funzioni, vi è quella di tutela del patrimonio e trasporto di beni di valore, compiti ogni giorno “più difficili, con la violenza fuori controllo”, ha spiegato.

L’arte come fattore di trasformazione è il cammino che è stato scelto, seguendo l’esempio di numerosi progetti brasiliani in cui l’aspetto artistico e quello sportivo si affermano come strade per la migliore educazione: formare cittadini, promuovere l’inclusione sociale e prevenire la delinquenza giovanile.

Così come la maggior parte di queste iniziative, Arte e Vida esige che i suoi partecipanti seguano regolarmente l’istruzione formale. L’associazione segue mattina e pomeriggio chi studia in diversi orari, offrendo corsi di sostegno scolastico.

Danuzia Pereira, 18 anni, da utente del progetto è appena diventata uno dei suoi operatori, come assistente delle insegnanti di sostegno. Bambini e bambine migliorano le loro prestazioni scolastiche dopo essere entrati in Arte e Vida, poiché il progetto “risveglia il loro interesse e il gusto di apprendere”, ha osservato.

Isabela Pereira, di un anno più giovane, si distingue in disegno e pittura, confermando la sua vocazione per le arti plastiche, che vuole proseguire all’università come un “percorso per diventare stilista”. “Mi piace creare, disegnare vestiti, è una cosa di famiglia, che viene da mia nonna a cui piaceva cucire”, spiega.

Per ora disegna quaderni e oggetti di carta riciclata in una cooperativa promossa da un’organizzazione non governativa nel suo quartiere, il Coque.

Sono molti gli effetti della violenza nel suo vicinato, osserva la giovane. Oltre al rischio di essere uccisi, nelle scuole mancano spesso gli insegnanti, che disertano spaventati, e i giovani sono discriminati e non trovano lavoro fuori dal quartiere, per lo stigma di vivere dove si commettono tanti crimini.

Sogni comuni dei ragazzi poveri, come quello di Ricardo Santana, 16 anni, che sogna di essere un calciatore famoso, e altri casi più rari, come quello di Daniel Constantino, di 13 anni, che vuole diventare “scrittore o veterinario”, vengono stimolati dalle attività di Arte y Vida, che risvegliano le vocazioni.

Ma c’è una predilezione comune per le percussioni, secondo Jorge Michel, insegnante di musica nell’associazione da tre anni. Due giorni a settimana suonano i tamburi, con ritmi caratteristici di Pernambuco, come il “maracatú”, il “coco”, la “ciranda” e il “frevo”, a volte dietro le proteste dei vicini, per le prove rumorose.

Gruppi formatisi nell’associazione si sono già presentati in diversi spettacoli e animano le feste di strada del carnevale in città, ha segnalato il professore.

Tutto ciò è il risultato di un lavoro lungo e difficile. Molti minorenni arrivano qui con traumi emotivi e hanno bisogno di una terapia psicologica, riunioni con le famiglie, sostegno nella scuola, ha sottolineato Dilma de Marilac Souza, una delle coordinatrici del progetto e psicologa con una lunga esperienza con bambini poveri o che hanno commesso delitti.

L’arte è un efficace strumento di cambiamento, di promozione di autostima e creatività, ma rimane il grave problema della mancanza di lavoro per chi raggiunge l’età in cui deve lasciare il progetto. A Pernambuco manca “una politica culturale che produca reddito”, ha lamentato Souza.