BRUXELLES, 2 agosto 2005 (IPS) – Secondo l’Unione europea, una delle maggiori sfide che devono affrontare i donatori nella consegna degli aiuti promessi alla nazione africana del Niger, colpito dalla carestia, è l’assenza di agenzie di aiuti nel paese.
La Commissione europea, esecutivo dell’Unione europea (Ue), ha dichiarato che oltre ai problemi di carenza di cibo, carestia e invasione di locuste in questo paese dell’Africa occidentale, i donatori devono anche scontrarsi con “questioni aggravanti” come le scarse infrastrutture locali e l’assenza di partner sul campo.
“Uno dei maggiori problemi è che il Niger non è un terreno comune per le organizzazioni non governative, per una serie di ragioni: è il secondo paese più povero del mondo, ha un immenso territorio con un clima molto duro, e in più ci sono molti problemi amministrativi. Ciò significa condizioni molto negative per il personale delle organizzazioni non governative”, ha spiegato la scorsa settimana all’IPS Amadeu Altafaj Tardio, portavoce per lo sviluppo della Commissione.
Secondo Tardio, sebbene sia disponibile il denaro per nutrire milioni di persone che muoiono di fame nel paese, non è facile garantire che i fondi arrivino alle persone che ne hanno più bisogno.
“Talvolta abbiamo i modi e i mezzi, ma ci è molto difficile accogliere proposte finanziarie, anche se ci sono canali di bilancio che ci consentirebbero di attivarle. Abbiamo tentato di mobilitare questi canali e stiamo cercando di mettere in luce le difficoltà nell’attivare gli aiuti umanitari”, ha proseguito.
“Il problema è che molte Ong non sono attrezzate per le situazioni di emergenza, poiché molte lavorano su questioni legate allo sviluppo a lungo termine”, ha detto ai media Steffen Stenberg, dell’Ufficio umanitario dell’Ue (ECHO). “Ciò significa che non è facile per loro adottare sistemi di emergenza”.
Il Niger, senza sbocco sul mare e con una popolazione di quasi 12 milioni di abitanti, sta affrontando una delle carestie più gravi degli ultimi tempi, che minaccia 3,6 milioni di persone nell’Africa occidentale. Il paese confina con Algeria e Libia a nord, Ciad ad est, Nigeria e Benin a sud e Burkina Faso e Mali a ovest.
Jan Egeland, coordinatore degli aiuti umanitari dell’Onu, ha avvertito due settimane fa che la nazione africana sta subendo “una grave crisi umanitaria, in cui i bambini muoiono perché la comunità internazionale ha ignorato gli appelli di aiuti urgenti”.
Egeland ha dichiarato che 2,5 milioni di persone in Niger hanno un disperato bisogno di cibo, tra cui 800.000 bambini che soffrono di malnutrizione.
La Nazioni Unite avevano già lanciato un appello lo scorso novembre per aiutare il Niger, senza ottenere quasi nessuna risposta. Un secondo appello, per raccogliere 13,2 milioni di euro (16 milioni di dollari), a marzo, ha ottenuto circa 0,83 milioni di euro (1 milione di dollari).
Con l’ultimo appello, dello scorso 25 maggio, per 25 milioni di euro (30 milioni di dollari), sono arrivati circa 8,3 milioni di euro (10 milioni di dollari), ma Egeland osserva che “sono ancora molto pochi”. La carestia era stata prevista più di sei mesi fa.
L’esecutivo dell’Ue ha ribadito la scorsa settimana che il blocco aveva già lanciato l’allarme sull’imminente crisi all’inizio dell’anno, e che è stato tra le prime istituzioni internazionali a rispondere all’appello delle Nazioni Unite dello scorso maggio, donando 4,6 milioni di euro (5,5 milioni di dollari). I funzionari della Commissione affermano che, per i prossimi giorni, è previsto lo stanziamento di ulteriori fondi per il Niger.
“Abbiamo anche un canale con nuove richieste di fondi per gli aiuti al paese, che sono state firmate dal commissario Ue per lo sviluppo, Louis Michel, e aspettiamo una decisone finale dalla Commissione entro breve, per una donazione di altri 1,7 milioni di euro al Niger nell’imminente futuro”, ha detto Stenberg.
Ma il funzionario dell’Ue ha espresso preoccupazione sul modo in cui tali promesse di aiuti verrebbero utilizzate.
“Sembra che vada tutto bene con i fondi per l’immediato, perciò dobbiamo concentrarci sui finanziamenti a lungo termine. C’è anche il problema di come attivare tali finanziamenti. Se non hai i mezzi per attivarli, puoi anche riversare tutto il denaro in una crisi, ma non arrivi da nessuna parte, perciò dovremo guardare alla capacità dell’Onu di far funzionare le donazioni”.
Tardio ha anche avvertito che nonostante l’importanza degli aiuti per le emergenze a coloro che muoiono di fame, occorre trovare una soluzione a lungo termine per la crisi alimentare.
“Stiamo evidenziando che gli aiuti diretti sono essenziali, ma la sicurezza alimentare lo è ancora di più. Cerchiamo di sostenere operazioni che consentiranno di immagazzinare il cibo in diverse regioni, così che la popolazione possa avervi facile accesso sul lungo periodo”.
La combinazione di carestia e danni provocati dalle locuste sta colpendo anche la Mauritania, il Mali e il Burkina Faso.
L’Onu avverte che nel vicino Mali, circa 1,1 milioni di persone avranno bisogno di aiuti alimentari quest’anno; mentre a nord, nel Burkina Faso, 500.000 persone necessitano di questi aiuti, e stanno già abbandonando le loro case in cerca di cibo.
E nuove crisi si profilano in altre zone dell’Africa, tra cui Etiopia, Kenya ed Eritrea.
L’Ue ha inoltre donato 8,5 milioni di euro (10,3 milioni di dollari) in aiuti all’Etiopia e all’Eritrea la scorsa settimana, per contrastare la minaccia della carestia. Gli aiuti consistono in medicine, rifornimenti d’acqua, aiuti alimentari e sostegno agli allevamenti.