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ASIA – GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA: Il settore privato vuole controllare ogni goccia

PENANG, Malesia, 26 Marzo 2005 (IPS) – Vendere i diritti sull’acqua ad organismi privati per poi rivenderli alla gente è un tema che si ripropone ad ogni Giornata mondiale dell’acqua, il 22 marzo.
I governi regionali, spinti dalle istituzioni finanziarie internazionali e dagli interessi corporativi, continuano a promuovere programmi per una maggiore partecipazione privata ai servizi dell’acqua. Eppure, in tutta l’Asia, i progetti di privatizzazione non riescono a rifornire le comunità di acqua pulita e sicura, e obbligano i consumatori a pagare per un diritto umano fondamentale.

”Se cerchiamo di pensare a un accordo di privatizzazione dell’acqua che funzioni … non ce ne viene in mente nessuno”, ha detto all’IPS Mary Ann Manahan, ricercatrice del Focus on the Global South, in un’intervista telefonica da Manila.

Al contrario, l’eccezionale risultato nella gestione pubblica di alcuni servizi dell’acqua fondamentali in Asia ha smontato l’idea che la partecipazione del settore privato sia l’unico modo per aumentare l’efficienza.

Città come Osaka, Phnom Penh e Penang, dove l’acqua è gestita pubblicamente, hanno superato Jakarta e Manila, metropoli con imponenti accordi di privatizzazione in diversi settori chiave.

Osaka, per esempio, ha un “volume di acqua non contabilizzato” (non-revenue water level, NRW) – indicatore del livello di acqua non conteggiato e delle entrate mancate dovute a perdite reali o a consumi non fatturati o non autorizzati – del sette per cento. E si tratta di una prestazione eccezionale.

Phnom Penh registra un NRW del 26 per cento, e Penang un esemplare 19 per cento, mentre Jakarta ha un NRW del 51 per cento e Manila del 62 per cento.

La società inglese Thames Water Plc e la francese Suez-Lyonnaise lavorano sui maggiori progetti di privatizzazione dell’acqua rispettivamente a Jakarta e Manila.

La Public Services International (PSIRU), con sede in Gran Bretagna, che analizza la privatizzazione e la ristrutturazione dei servizi pubblici in tutto il mondo, ha rivelato in un recente studio che a Colombo, capitale dello Sri Lanka – dove l’acqua è gestita pubblicamente – il livello di dispersione è appena del 23 per cento; mentre a Londra, servita dalla Thames Water Plc, il livello è del 35 per cento.

”L’indice di fallimento è estremamente alto per concessioni private e BOT (contratti ‘Build Operate Transfer’) a lungo termine, e potrebbe peggiorare se le società Suez e Thames lasceranno i loro contratti a Manila e Jakarta”, riferisce lo studio.

I progetti di privatizzazione vengono promossi con insistenza dalle istituzioni finanziarie internazionali, tra cui Banca Mondiale e Banca asiatica di sviluppo, insieme a gruppi di lobby come la Global Water Partnership e il Consiglio mondiale dell’acqua. Manahan segnala che la Banca Mondiale ha aumentato i prestiti a progetti legati all’acqua da 546 milioni di dollari nel 2002 a tre miliardi di dollari nel 2005.

”Ma non vi è alcun segnale chiaro che ciò abbia portato acqua più pulita e accessibile alle popolazioni che vivono ai margini”, ha dichiarato Manahan.

L’Unione europea ha inoltre presentato all’Organizzazione mondiale per il commercio iniziative per l’accesso ai grandi competitori stranieri dei servizi dell’acqua nazionali. In verità, dalla metà degli anni ‘90, i paesi in via di sviluppo sono stati indotti a privatizzare l’acqua attraverso una “partnership pubblico-privato”, o una partecipazione del settore privato.

Ma molti di questi progetti in Asia hanno avuto risultati disastrosi: tariffe alle stelle, obiettivi disattesi, rovinose perdite finanziarie e debiti.

Di fronte ai risultati imbarazzanti, diverse multinazionali occidentali, che un tempo bramavano per i progetti di privatizzazione dell’acqua in Asia, hanno cercato di sottrarsi rapidamente ai contratti di privatizzazione problematici o in perdita nei paesi asiatici. E oggi si limitano a programmi più affidabili o infallibili, o a mercati “più sicuri” come il Giappone e la Corea del Sud.

Chi critica la privatizzazione lamenta la tendenza a puntare sui consumatori urbani, mentre la vasta maggioranza di chi ha più bisogno di acqua vive nelle aree rurali.

Peggio ancora, i lavori per la privatizzazione stanno deviando l’acqua dalle aree rurali ai centri urbani, ha dichiarato da Kuala Lumpur l’economista Charles Santiago, coordinatore del Monitoring Sustainability of Globalisation.

”E lo fanno in due modi: o convogliando l’acqua destinata alle aree rurali verso i centri urbani, o estraendo acqua dal sottosuolo nelle aree rurali per (la produzione di) acqua in bottiglia, ampiamente consumata nelle aree urbane”, ha detto Santiago all’IPS.

L’esperienza nelle città asiatiche e altrove è che quando entrano in gioco le multinazionali, o viene introdotta la partecipazione privata, le tariffe dell’acqua inevitabilmente aumentano.

A Manila, per esempio, il governo ha promosso la privatizzazione come soluzione all’incombente crisi dell’acqua nelle Filippine. “Hanno assicurato che i prezzi non sarebbero saliti per cinque anni”, ha osservato Manahan. “Ma prima dello scadere dei tre anni, hanno chiesto di poter aumentare le tariffe”.

Invece dei minori costi promessi, la Maynilad Water Services, che detiene le concessioni per la zona ovest di Manila, ha aumentato le tariffe di circa il 400 per cento tra il 1997 e il 2003. La Manila Water Company, concessionario per la zona est, ha stabilito nello stesso periodo un aumento del 700 per cento.

Quando gli accordi di privatizzazione di Manila sono falliti, la “soluzione” finale del governo delle Filippine è stata la “riabilitazione”. Ma Manahan preferisce chiamare le cose col loro nome: “È un salvataggio d’emergenza”, ha sentenziato.

I gruppi della società civile stanno facendo sentire la loro voce. A Manila hanno presentato un’istanza in tribunale per opporsi alla “riabilitazione” in corso, che è contro l’interesse pubblico e grava solo su consumatori e contribuenti.

In Tailandia, agli inizi del 2004, migliaia di lavoratori hanno protestato contro la politica di privatizzazione del governo; ma l’amministrazione guidata da Thaksin ha ribadito la sua intenzione di procedere con la privatizzazione.

In Malesia, una nuova Coalizione contro la privatizzazione dell’acqua, composta da 26 gruppi della società civile, sta contrastando i progetti governativi per privatizzare ulteriormente i servizi pubblici dell’acqua nel paese.

Secondo Manahan, esiste una soluzione al dilemma che devono affrontare molti governi asiatici.

La ricercatrice del Focus on the Global South cita l’esempio di Porto Alegre, in Brasile: qui, i servizi dell’acqua erano privati fino al 1904, quando la città ne ha assunto il controllo.

Nel processo di bilancio partecipativo, i cittadini si sono riuniti durante l’anno per decidere come investire i fondi del Dipartimento municipale per l’acqua e la depurazione delle acque. Tra il 1989 e il 1996, il numero di famiglie con accesso ai servizi dell’acqua è salito dall’80 al 98 per cento, mentre la percentuale di popolazione servita dal sistema municipale di depurazione è salita dal 46 all’85 per cento.

”Io sono del parere di sollecitare una democratizzazione del processo decisionale per la gestione dell’acqua nella comunità”, ha dichiarato Manahan. “L’acqua è un bisogno talmente basilare, che dovrebbe rimanere in mani pubbliche”.(FINE/2005)