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DIRITTI: Unicef, allarme per miliardi di bambini

LONDRA, 20 dicembre 2004 (IPS) – Secondo l’ultimo rapporto Unicef, povertà, guerre e Hiv/Aids sono le maggiori minacce alla vita dei bambini dei paesi in via di sviluppo.

“Povertà, guerra e Hiv non vengono dal nulla, spontaneamente. Sono una nostra scelta”, ha detto Carol Bellamy, direttore dell’Unicef, alla presentazione a Londra del decimo “State of the World’s Children”.

Metà dei bambini di tutto il mondo soffrono privazioni estreme – ha aggiunto. “Quando così tanti bambini vengono derubati della propria infanzia, è in gioco il futuro di tutti”.

Nel documento “Children Under Threat”, l’Unicef segnala che l’anno scorso sono stati investiti 956 miliardi di dollari in armi e spese militari. Aggiungendo altri 40-70 miliardi di dollari l’anno, osserva Bellamy, si potrebbero finanziare gli interi Obiettivi del millennio dell'Onu (MDG).

“Troppi governi scelgono deliberatamente di intraprendere iniziative che danneggiano i bambini”, continua Bellamy.

Il rapporto annuale dell’Unicef sulle condizioni di vita di circa 2,2 miliardi di bambini è stato elaborato da un gruppo di ricercatori della London School of Economics (LSE) e dell’Università di Bristol in collaborazione con l’Unicef.

Il documento individua sette necessità vitali per i bambini: cibo, acqua sicura, assistenza sanitaria, educazione, servizi igienici, alloggi adeguati e informazione.

“Abbiamo riscontrato che più di un miliardo di bambini sono privati di almeno uno dei bisogni fondamentali dell’uomo e 635 milioni soffrono di due o più gravi privazioni”, ha affermato alla presentazione Peter Townsend della LSE.

Il gruppo di ricerca ha scoperto che un bambino su sei soffre la fame e uno su cinque non ha accesso all’acqua potabile. Solo un bambino su sette riceve assistenza sanitaria. I governi dei paesi industrializzati spendono circa il 15 per cento dei loro budget per la sanità. Nei paesi in via di sviluppo, la percentuale crolla all’1 per cento.

Secondo il rapporto, le guerre sono tra le principali cause delle privazioni. Su 3,6 milioni di persone uccise nei conflitti dal 1990, la metà sono bambini.

Non solo le guerre allontanano le comunità dalle loro terre, e producono fame, malattie e stress psicologico – soprattutto a discapito dei bambini – ma in molti casi i giovani e i bambini sono costretti a diventare soldati, dichiara il rapporto.

“Nelle guerre di oggi, il cui bersaglio principale sono i civili, dobbiamo accettare la responsabilità del fatto che ogni volta che c’è un conflitto, sono i bambini a soffrire”, ha detto Bellamy.

L’Hiv/Aids è una minaccia sempre maggiore per i giovani: nei paesi in via di sviluppo, è la causa del numero più alto di morti per la fascia d’età 15/49 anni, mentre nel mondo ci sono oggi 15 milioni di bambini resi orfani dall’Aids, aggiunge il documento.

Eppure, la povertà non è una realtà esclusiva dei paesi in via di sviluppo. Negli ultimi dieci anni, il numero di bambini poveri nei paesi sviluppati è notevolmente aumentato.

“I bambini vivono la povertà in modo differente rispetto agli adulti, e anche se le famiglie sono povere, i bambini possono e dovrebbero ricevere i servizi di base”, ha detto Townsend.

L’Unicef – che dispone di un budget di 1,6 miliardi l’anno – lavora per migliorare le condizioni di vita dei bambini fornendo assistenza sanitaria materna e infantile, programmi di immunizzazione, di scolarizzazione per le bambine e assistenza aggiuntiva nei casi di Hiv/Aids.

“Lo sradicamento della povertà può essere finanziato”, ha detto Townsend. “I trasferimenti di denaro offrono un modello di strategia attraverso cui raggiungere questi traguardi”.

In Messico, il programma “Oportunidades” finanzia direttamente le madri che così possono comprare il cibo, pagare la scuola per i figli e la sanità di base. Programmi analoghi sono stati sviluppati con successo in Brasile e Sud Africa.

“Lavoriamo ogni giorno perché la realtà di questi paesi cambi”, Bellamy ha detto all’IPS. “Il nostro impegno è assoluto, non è solo a parole, ma abbiamo bisogno di coinvolgere più partner: governi, Ong, i donatori e gli stessi bambini”.

Una delle campagne dell’Unicef in Nigeria cerca di coinvolgere i giovani nel processo decisionale, così da informarli sui loro diritti e renderli partecipi del cambiamento. Se si considera che il 75 per cento circa della popolazione nigeriana ha meno di 35 anni, il Parlamento dei Bambini è abbastanza rappresentativo da interagire con il Parlamento nazionale.

“Grazie al sostegno dell’Unicef, abbiamo proposto l’immunizzazione obbligatoria per tutti i bambini al di sotto dei cinque anni e l’uso obbligatorio nelle scuole di insetticida contro la malaria”, ha detto all’IPS Dayo Issale-Abdulai, un ragazzo di 18 anni del Parlamento dei Bambini. “Entrambe le proposte sono divenute leggi”.