BANGKOK, 3 dicembre 2004 (IPS) – I governi devono avviare misure concrete entro il 2010 se vogliono salvare il pianeta da una perdita irreparabile di specie, ha avvertito l’Unione mondiale per la natura (UICN) alla chiusura di una delle maggiori conferenze ambientaliste della storia.
“La comunità internazionale si è impegnata, al vertice mondiale sullo Sviluppo sostenibile (Johannesburg, 2002), a invertire il processo di distruzione della biodiversità entro il 2010”, ha ricordato Achim Steiner, direttore generale della UICN, organizzatrice del terzo Congresso mondiale per la natura.
Steiner ha dichiarato in conferenza stampa che “al congresso è stato confermato il 2010 come anno di riferimento in cui i governi dovranno rendere conto delle promesse fatte a Johannesburg”.
“Il pericolo e i segnali emersi in questo Congresso mondiale per la natura evidenziano l’urgente bisogno di agire (per proteggere la biodiversità). Noi vigileremo su questo giorno per giorno – ha promesso Steiner – fino al 2010, per raggiungere questo obiettivo fondamentale”.
Alla conferenza nella capitale tailandese hanno assistito i delegati di 81 governi, 114 agenzie governative, più di 800 organizzazioni non governative (Ong) e circa 10.000 tra scienziati ed esperti di 181 paesi.
All’apertura del congresso, la UICN ha presentato un allarmante pronostico dell’ambiente del pianeta, rivelando con la sua “Lista rossa delle specie minacciate” (la più completa valutazione scientifica sulle specie a rischio) che la biodiversità mondiale si riduce a un ritmo senza precedenti e che 15.589 specie animali e vegetali sono a rischio di estinzione.
Al termine della conferenza, l’Assemblea dei membri della UICN ha adottato 100 risoluzioni e raccomandazioni su politiche e misure critiche per la conservazione ambientale.
Una delle principali decisioni adottate dal Congresso è il lancio di programmi per combattere la povertà mediante la salvaguardia della natura, e di misure per gli aiuti allo sviluppo e conservazione delle risorse naturali, in particolare l’acqua, la terra e la biodiversità biologica, affinché le popolazioni povere raggiungano la sicurezza alimentare.
Steiner ha ammesso che la conservazione ambientale può aumentare i costi per i poveri, ad esempio nell’impedire loro l’accesso alle risorse delle aree protette.
I delegati al congresso hanno concordato che le misure di conservazione devono essere socialmente eque.
Il congresso ha visto la partecipazione di rappresentanti delle multinazionali, come l’impresa anglo-olandese Shell e la compagnia mineraria Rio Tinto.
“Siamo passati da un dialogo tra sordi a una collaborazione con impresari e imprese. Ciò dimostra che la biodiversità e la sostenibilità sono importanti per queste imprese quanto lo sono per noi”, ha sottolineato Joshua Bishop, consulente economico della UICN.
Ma all’interno del movimento ambientalista sono sorte delle critiche verso queste associazioni.
“Il rischio è ciò che chiamiamo ‘dipingere di verde’, cioè le imprese ripuliscono la loro immagine senza cambiare le loro pratiche”, ha avvertito Marcus Colchester, direttore del Programma popolare per i boschi della Gran Bretagna.
“Credo che le organizzazioni ambientaliste – ha proseguito Colchester in un’intervista all’IPS – corrano il rischio di pagare un prezzo troppo alto in cambio di piccoli profitti: perdere la fiducia delle persone e dei propri membri”.
Alla chiusura del convegno, i membri della UICN hanno eletto Valli Moosa, ex ministro di ambiente e turismo del Sud Africa, come nuovo presidente dell’organizzazione ecologista mondiale, in sostituzione dell’ecuadoriana Yolanda Kakabadse, presidentessa per otto anni.