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COMUNICAZIONE: Tra lacune ed essenzialità

SAN PAOLO, 8 novembre 2004 (IPS) – La comunicazione ha un ruolo fondamentale nella ricerca delle soluzioni agli squilibri mondiali, ma deve affrontare le proprie, e gravi, distorsioni per svolgere la funzione che le compete dell'attuale processo di globalizzazione.

La guerra civile in Colombia, la radicalizzazione politica che divide la popolazione del Venezuela, la povertà che limita l'accesso all'informazione di tutti i latinoamericani e la concentrazione della proprietà dei mezzi di comunicazione, sono alcuni dei temi evidenziati nel seminario dei giornalisti, nell'ambito del Processo di Helsinki a San Paolo, Brasile.

In Colombia ci sono distretti in cui i giornalisti radiofonici non possono fare informazione con la propria voce, poiché significherebbe rischiare la vita per le possibili rappresaglie di gruppi armati che si scontrano da quarant'anni.

Ad Arauca, un distretto dove lavorano appena 31 giornalisti, negli ultimi 14 anni ne sono stati uccisi quattro, ha segnalato la colombiana Constanza Viera.

Il conflitto colombiano ha varcato le frontiere creando problemi anche al giornalismo del Venezuela, già in difficoltà per una divisione politica della società che ha portato quasi tutti i media a schierarsi a favore o contro il presidente Hugo Chavez.

Un giornalista venezuelano e la sua famiglia hanno subito minacce per aver divulgato informazione sulla Colombia.

In Venezuela, molti professionisti della stampa devono imparare a proteggersi, ad esempio non firmando i propri articoli, ha raccontato Enrique Rondon del quotidiano Ultimas Noticias, il giornale del Venezuela con la maggiore tiratura.

“Senza libertà di stampa non c'è democrazia, anche se può sistere una stampa libera senza democrazia ” – ha detto André Singer, portavoce del presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva – “e una condizione minima perché essa esista è che la popolazione possa scegliere liberamente i propri rappresentanti nello Stato, e per questo i concorrenti devono avere una totale garanzia di espressione”.

La democrazia è una conquista che è stata raggiunta in un “processo lento, che ha avuto bisogno di molte lotte sociali”, e oggi si considera vigente in 120 paesi nel mondo, ha ricordato Singer, in qualità di analista politico e docente dell'Università di San Paolo, ai 23 giornalisti latinoamericani riuniti nel Seminario dei Media.

Il suffragio universale è un fatto recente, ha rammentato. In Brasile, le donne hanno conquistato il diritto di voto solo nel 1932 e in molti paesi europei è stato adottato dopo, ha spiegato Singer, che è anche giornalista.

La “democrazia di massa” ha reso indispensabile la comunicazione come strumento per formare l'opinione pubblica, come anche i consensi necessari per la presa decisionale su questioni complesse del momento, esigendo “informazioni contestualizzate, plurali, oggettive e analisi diversificate”, ha concluso.

Il seminario dei giornalisti è stato uno dei momenti dell'incontro del “Gruppo di lavoro Uno” del Gruppo di Helsinki, che si è riunito a San Paolo per discutere come punto centrale le “nuove prospettive per la soluzione di problemi globali”.

Il Processo di Helsinki, un forum promosso dai governi di Finlandia e Tanzania, intende “promuovere la democrazia e l'uguaglianza nelle relazioni internazionali”, ha spiegato Ilari Rantakari, ambasciatore finlandese al Processo.

Questo obiettivo si persegue “costruendo ponti” tra attori importanti di governi, organizzazioni internazionali, società civile e settore pivato, e identificando basi comuni in eventi diversi, come il Forum Sociale Mondiale, il Forum Economico Mondiale e il sistema dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu).

Altri due gruppi di lavoro, sull'Agenda economica globale e la Sicurezza umana, si sono riuniti per elaborare rapporti da sottoporre alla Conferenza di Helsinki dal 7 al 9 settembre 2005, dove ci si propone di costruire coalizioni per sollecitare le raccomandazioni approvate.

Alla sessione di apertura del Gruppo Uno, il senatore brasiliano Eduardo Suplicy ha difeso il reddito di base cittadino come una misura per combattere la povertà, stimolare lo sviluppo e l'uguaglianza. Si tratta di un meccanismo di trasferimento del reddito, che nella sua piena applicazione beneficerebbe tutte le persone dalla loro nascita fino alla morte, in modo incondizionato.

L'unico paese in cui è stato applicato in forma universale è l'Alaska, che non a caso è “lo Stato più egualitario” degli Stati Uniti (Usa), ha sottolineato Suplicy.

Negli Usa vengono già applicati meccanismi parziali, dove ai lavoratori con un salario minimo, e che hanno famiglia, viene concessa una remunerazione complementare, equivalente a circa 10.000 dollari all'anno. Sono 37 miliardi di dollari di cui beneficiano 20 milioni di persone, riducendo la povertà.

Nei quartieri poveri di San Paolo, dove vengono applicati meccanismi di trasferimento del reddito, i più poveri della città, la disoccupazione è di quattro punti percentuali più basso che negli altri quartieri, e l'indice degli omicidi, che era tra i più elevati, è sceso a 51 ogni 100.000 abitanti, laddove la media della città è di 57, ha segnalato il senatore.