IPS Inter Press Service Agenzia Stampa

SVILUPPO: Obiettivi di sviluppo del millennio: un fallimento?

MONTREAL, 30 luglio 2004 (IPS) – Invece di discutere dei paesi che non porteranno a termine entro il 2015 gli obiettivi di sviluppo fissati dall’Onu nel 2000, l’esperto Michael Clemens preferisce parlare delle nazioni povere che stanno assistendo ad uno sviluppo più rapido di qualunque altro nella storia.

Tra questi, figurano il Burkina Faso, il Mali e il Madagascar, ha segnalato Clemens, ricercatore del Centro per lo sviluppo globale (CGD), un ente accademico autonomo con sede a Washington impegnato nella riduzione della povertà.

Le misure adottate in vista degli Obiettivi di sviluppo del millennio dell’Onu, stabiliti durante la sessione speciale dell’Assemblea generale al Foro mondiale di settembre 2000, potrebbero causare gravi danni al regime mondiale degli aiuti, secondo uno studio di cui Clemens è co-autore.

Fra i traguardi fissati in presenza di numerosi capi di Stato e di governo, vi sono: garantire entro il 2015 l’educazione universale di bambini e bambine e ridurre della metà, rispetto al 1990, la popolazione di persone povere, che soffrono la fame e senza accesso all’acqua potabile'

Altri obiettivi stabiliti nel 2000 per i 189 paesi allora membri dell’Onu, sono promuovere l’eguaglianza di genere, ridurre la mortalità infantile, migliorare la salute materna, combattere l’Hiv/Aids, la malaria e altre malattie e garantire la sostenibilità ambientale.

Oggi si stima che alcuni obiettivi saranno realizzati globalmente – soprattutto per la forte crescita economica dei paesi più popolosi del mondo, Cina e India – ma gli esperti avvertono che molte nazioni, come quelle dell’Africa subsahariana, non riusciranno nemmeno ad avvicinarsi alle mete del millennio.

Clemens ed altri co-autori del rapporto, Todd Moss – anche lui del CGD – e Charles Kenny, della Banca Mondiale, sostengono che la crescente attenzione verso obiettivi irraggiungibili per molti paesi, lascia al margine le incredibili conquiste di molte nazioni già avviate verso lo sviluppo.

Temono inoltre che l’ossessione del compimento degli obiettivi entro il 2015 provochi, tra le altre conseguenze nefaste in caso di fallimento, la stanchezza dei donatori dei paesi ricchi e le critiche ai leader del mondo povero, i quali, a loro volta, potrebbero accusare il Nord di non ricompensare adeguatamente i loro sforzi.

Gli autori del rapporto accusano diversi studi teorici incentrati sugli obiettivi del millennio di alimentare malintesi sul processo di sviluppo.

“Il modo in cui la gente ha interpretato la gran quantità di studi” sugli obiettivi di sviluppo del millennio – osserva Clemens – si basa sull’idea che “se riusciamo ad ottenere 50 miliardi di dollari (una stima reiterata) e a spenderli nel modo giusto, queste cose (salute, educazione, ecc.) potranno essere realizzate”.

“Ciò che stiamo cercando di stabilire – aggiunge l’esperto – è che, se si tiene conto delle esperienze storiche dei paesi in via di sviluppo sugli indicatori rilevanti per gli obiettivi di sviluppo del millennio – mortalità infantile e materna, scolarizzazione –, i progressi tendono ad avvenire secondo una certa successione”.

“Per la stragrande maggioranza dei paesi, il normale ritmo di avanzamento è molto più lento” rispetto alle aspettative degli obiettivi del millennio, osserva Clemens.

L’assistenza ai bambini nelle scuole in Burkina Faso, Mali, Madagascar e Nicaragua ha fatto progressi molto più rapidi negli ultimi anni rispetto agli Stati Uniti e ad altri paesi industrializzati, “ma anche così non si raggiungeranno gli obiettivi entro il 2015”.

“Gli obiettivi del millennio hanno un ruolo fondamentale, che è segnalare dove vogliamo arrivare e quanto ne siamo lontani”, ha ammesso Clemens.

“Tuttavia – ha aggiunto – trasmettono un messaggio chiaro, non solo a Washington ma al mondo in generale, e cioè: ‘Guarda tutti quei paesi africani che sicuramente non ce la faranno’, quando in realtà, a mio parere, molti di loro ci stanno riuscendo, e hanno bisogno di un aiuto sul lungo periodo”.

D’altra parte, Roy Culpepper, presidente dell’autonomo Istituto Nord-Sud, con sede a Ottawa, afferma che gli obiettivi hanno contribuito a far capire alla comunità internazionale di donatori verso dove rivolgere i propri aiuti.

“È la prima volta – ha dichiarato Culpepper – che intravediamo obiettivi chiari con una precisa scadenza. Adesso l’intera comunità internazionale sta collaborando di più, convinta che se mobilitiamo più risorse ce la faremo”.

I paesi del Nord industrializzato si sono impegnati negli anni ’70 a destinare almeno lo 0,7 per cento del prodotto interno lordo (PIL) agli aiuti ufficiali per lo sviluppo (ODA), ma solo Danimarca, Olanda, Norvegia e Svezia hanno mantenuto la promessa.

Jeffrey Sachs, consigliere speciale dell’Onu per gli obiettivi del millennio, ha sottolineato nelle scorse settimane che Gran Bretagna e Francia avrebbero promesso di raddoppiare l’ODA entro il 2005, esortando il resto del Nord industrializzato a raggiungere il traguardo dello 0,7 per cento.

Clemens ha elogiato l’operato di Sachs, ma deplorando che nel Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (PNUD) non si fornirebbero informazioni aggiornate su ciascun paese.

Sul sito Internet del PNUD – ha segnalato Clemens – “non si indica nessun contesto che possa essere usato dalla comunità dei donatori o dagli stessi abitanti di quei paesi per valutare se stiano avendo successo”.

Culpepper, da parte sua, ha evidenziato che gli obiettivi del millennio hanno portato grandi cambiamenti.

“Ci allontaniamo dal metodo tradizionale di valutare la crescita in base al PIL. Oggi siamo arrivati a riconoscere che sebbene la crescita economica pura e semplice sia importante, non è sufficiente per raggiungere traguardi sociali chiari. Credo che gli obiettivi ci abbiano aiutato ad intraprendere questo cammino”.

Clemens e i suoi colleghi hanno presentato il rapporto all’Unità di strategie politiche dell’Ufficio esecutivo del Segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, al principio di luglio.

I ricercatori del CGD ammettono che gli obiettivi hanno contribuito ad ispirare i donatori, ma affermano di essere “preoccupati per ciò che succederà nel 2012 o 2013”.

“Quale messaggio trasmetteranno gli obiettivi, allora' Sarà un messaggio di successo o di fallimento, che il cielo sta cadendo a pezzi' Ci sembra che mantenere un impegno sostenuto sia meglio di questo”, ha concluso Clemens.