PARIGI, 26 luglio 2004 (IPS) – Molti comuni europei iniziano a prendere le distanze dal gigante statunitense Microsoft e a scegliere il free software.
La municipalità di Parigi ha annunciato che considererà l’eventualità di sostituire Microsoft con una piattaforma libera come Linux, OpenOffice e Mozilla.
Il rinnovamento dell’intero sistema di gestione dati della città richiederebbe l’acquisto di 15.000 nuovi computer entro il 2008.
A gennaio, la Microsoft ha detto che la manovra costerebbe alla città di Parigi 15 milioni di dollari ed ha offerto uno sconto del 60 per cento sul proprio sistema, per una spesa complessiva inferiore ai 7 milioni di dollari.
Joachim Larish, direttore amministrativo dell’Università di Bremen, nel nord della Germania, ha affermato che le piattaforme open source sono più funzionali alle necessità dei governi. “Semplicemente per come è concepito, Linux può essere personalizzato dagli utenti liberamente, senza dover chiedere l’autorizzazione ai produttori di software”, ha detto Larish.
Linux è un diretto concorrente di Microsoft Windows. OpenOffice, altro sistema libero di gestione dati, compete con Microsoft Office e Mozilla, un browser, con Microsoft Explorer.
“Oltre ad essere gratuiti, Linux e OpenOffice sono facilmente adattabili alle necessità dell’amministrazione”, ha detto Larish. “E il browser Mozilla è molto più sicuro di Microsoft Explorer, un fattore essenziale nella gestione della pubblica amministrazione”.
Inoltre, ha aggiunto, gli utenti Linux non sono costretti a comprare software correlati, come accade con Microsoft.
L’uso delle piattaforme libere è diventato un aspetto fondamentale nelle strategie di lotta al “digital divide”, il crescente divario tecnologico e commerciale che separa il mondo ricco e industrializzato da quello povero.
A dicembre dell’anno scorso, durante il World Summit of the Information Society (WSIS) di Ginevra, rappresentanti delle Ong e dei paesi più poveri hanno sottolineato la necessità di sostenere le piattaforme libere per promuovere un maggiore accesso a informazione e tecnologie di comunicazione.
Numerose Ong e rappresentanti dei governi dei paesi del Sud del mondo hanno tentato di promuovere l’uso dei free software. Ma il governo statunitense ha respinto ogni proposta.
“In parte, il ‘digital divide’ è dovuto a ostacoli fittizi nella condivisione delle informazioni”, ha detto all’IPS Richard Stallman, fondatore di un progetto a sostegno delle piattaforme libere. “A Ginevra, il governo brasiliano ha cercato delle misure per promuovere l’uso dei free software, mentre il governo statunitense era fermamente contrario”.
Stallman, un cittadino statunitense, ha affermato che il presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha ricevuto contributi generosi dalla Microsoft per la sua campagna elettorale.
I maggiori esperti di software affermano anche quanto la sovranità nazionale sia un aspetto ancora imprescindibile.
“Se un ufficio pubblico cambia da Microsoft a Linux e ad altri sistemi simili, interrompe la dipendenza da un’azienda privata straniera”, afferma Bernard Benhamou, analista dell’Agenzia francese per lo Sviluppo dell’Amministrazione Elettronica (ADAE).
“Senza dubbio, questo cambiamento è economicamente vantaggioso”, ha detto Benhamou all’IPS. “Ma la questione della sovranità è centrale per l’importanza strategica della gestione elettronica dei dati”.
Se Parigi adottasse Linux o Mozilla o altri programmi open source, seguirebbe la scelta del sindaco socialdemocratico della città tedesca di Monaco, Christian Ude, che a maggio dell’anno scorso ha sostituito Microsoft con un free software.
Monaco – un milione di abitanti, la terza città più popolosa della Germania – è la prima amministrazione di una grande città ad essere passata ad una piattaforma libera..
Temendo un effetto a catena, il direttore esecutivo della Microsoft, Steve Ballmer, ha personalmente tentato di convincere l’amministrazione a non abbandonare il sistema.
Ma Ballmer deve cominciare a preoccuparsi. Verso la fine del mese scorso, il comune della città norvegese di Bergen ha seguito l’esempio di Monaco.
Secondo fonti ufficiali, il comune di Parigi starebbe aspettando che la Microsoft offra prezzi ancora più vantaggiosi. “Siamo certi che la Microsoft ha paura di perderci”, afferma una delle fonti. “E siamo anche sicuri che è pronta a pagare caro perché ciò non avvenga”.
Il più alto dirigente Microsoft in Francia, Christophe Aulnette, si è rifiutato di commentare le aspettative del municipio. Ma dice che la Microsoft sperava “che i comuni evitassero di prendere decisioni ideologiche, fondate solo sull’efficacia di un sistema”.
E’ probabile che altri comuni seguiranno l’esempio di Monaco. Due settimane fa, il ministro francese della funzione pubblica, Renaud Dutreil, ha invitato tutte le amministrazioni pubbliche a prendere in considerazione la sostituzione di Microsoft.
“Microsoft dovrebbe essere considerato un fornitore di programmi come gli altri, non l’unico possibile”, ha affermato Dutreil in un intervento pubblico. “I free software sono diventati un’alternativa credibile, in termini di prezzo e di efficienza”.
Fino ad ora, le amministrazioni pubbliche erano dominio esclusivo della Microsoft. Le istituzioni e i servizi governativi di tutto il mondo hanno sempre usato i sistemi Microsoft.
Ma tutto ciò sta cambiando rapidamente, soprattutto nelle università e nei centri di ricerca e di formazione.
Jacques Le Marois, fondatore della Mandrakesoft – la casa produttrice di software che distribuisce Linux in Francia – afferma che la dichiarazione di Dutreil “è un segnale politico di estrema importanza, e dovrebbe avere un forte impatto sulle scelte delle amministrazioni pubbliche”.
La Microsoft sta anche affrontando altri attacchi in Europa. A marzo, la Commissione Europea (CE) ha chiesto alla società una multa di 600 milioni di dollari per “abuso di posizione dominante sul mercato”.
La commissione ha intimato alla Microsoft di offrire un pacchetto Windows che non vincoli gli utenti a usare MediaPlayer, il programma di gestione file audio e video in Internet.
La Commissione ha stabilito che l’uso obbligatorio di MediaPlayer si traduce in concorrenza sleale verso altri sistemi come Realworks.