WASHINGTON, gen (IPS) – Secondo un gruppo di imprese finanziarie internazionali, i flussi di capitale privato verso i cosiddetti “mercati emergenti” hanno avuto un netto rialzo lo scorso anno rispetto al 2002, incoraggiati dai bassi tassi di interesse nei paesi ricchi e dalle migliori politiche economiche nei paesi in via di sviluppo
L’Istituto di finanza internazionale (IIF), che rappresenta più di 300 compagnie finanziarie di tutto il mondo, ha dichiarato all’inizio di gennaio che i flussi di capitali privati verso i paesi in via di sviluppo sono passati dai 124 miliardi di dollari del 2002 ai 187 del 2003, e dovrebbero raggiungere i 196 miliardi nel 2004.
Gli investimenti del 2003 sono anche i più alti dopo la crisi finanziaria asiatica del 1997, quando gli investitori hanno disertato in massa quei mercati.
Gli investimenti privati, aiutati dalla liberalizzazione economica e dalla deregulation a livello nazionale, hanno contribuito in modo sostanziale al processo di globalizzazione economica.
Josef Acker, presidente dell’IIF e del comitato esecutivo della Deutsche Bank AG, ha dichiarato: “La forte crescita di investimenti verso i mercati emergenti nel 2003 e il conseguente netto restringimento dei margini, riflette sia l’abbassamento a livello mondiale dei tassi di interesse, sia, in un certo grado, la migliore resa delle politiche in alcuni mercati emergenti”.
I margini sono normalmente la differenza tra rendita e costo di un investimento e tra tassi di deposito e di prestito.
Ma gli alti funzionari dell’IIF, che rappresenta banche, security firms (società di gestione titoli azionari), fund managers ed altri istituti di servizi finanziari, hanno consigliato a creditori e investitori di adottare una “gestione del rischio prudente”, poiché i flussi maggiori potrebbero risultare in alcuni casi eccessivi, come in Venezuela, dove i fondamenti economici non sono ancora maturi.
William Rhodes, vicepresidente di IIF e di Citigroup e presidente di Citibank, ha affermato: “È importante che gli alti flussi odierni verso le economie dei mercati emergenti non portino ad un eccessivo compiacimento”.
L’IIF, tra i cui membri figurano Bank of Montreal, Citigroup, Visa e Morgan Stanley, ha sollecitato i governi delle economie emergenti a perseguire quelle che l’istituto definisce “politiche macro-economiche e aggiustamenti strutturali solidi”.
“Dal canto loro – ha aggiunto l’IIF – gli investitori devono rammentare l’importanza di distinguere tra l’attività (assets) del mercato emergente e un’efficace gestione del rischio”.
Le previsioni dell’istituto internazionale annunciano un’accelerazione della crescita in Europa occidentale, America del Nord e in molte economie dei mercati emergenti.
L’istituto prevede per quest’anno una crescita del 4,3 per cento del prodotto interno lordo (PIL) negli Stati Uniti, dell’1,7 per cento nelle economie dell’Europa occidentale, e un aumento per Gran Bretagna e Canada rispettivamente del 3,5 e del 3,3 per cento.
Si stima inoltre che nel 2004 il tasso di crescita economico del Giappone rallenterà fino a circa l’1,7 per cento, mentre i mercati emergenti vedranno una crescita complessiva del 5,3 per cento.
La previsione di crescita dei mercati emergenti è maggiore di oltre mezzo punto percentuale rispetto al 2003 e supera il tasso medio a lungo termine di circa un punto percentuale.
Il rapporto prevede che nel 2004 l’Asia potrebbe rappresentare la metà degli investimenti netti totali verso i mercati emergenti, con investimenti diretti nella regione intorno ai 60 miliardi di dollari.
I paesi asiatici indicati sono in particolare: Cina, India, Indonesia, Malaysia, Filippine, Sud-Corea e Tailandia.
Quest’anno, sempre secondo le previsioni, la quota dell’Europa sul totale dei flussi privati destinati ai mercati emergenti salirà dal 22 per cento del 2003 al 27 per cento, riflesso di un considerevole incremento di investimenti verso la Turchia. Altri paesi sono: Bulgaria, Repubblica Cecoslovacca, Ungheria, Polonia, Romania, Russia e Slovacchia.
In America latina, paesi come Argentina, Cile, Messico, Perù e Uruguay vedranno gli investimenti privati – in forma di obbligazioni, prestiti, azioni e altri titoli – raggiungere i 39 miliardi di dollari, dai 26 del 2003.
In America latina si prevedono investimenti diretti per 29 miliardi di dollari, di cui circa tre-quarti verso il Brasile, il mercato più ampio della regione.
L’Africa e il Medio Oriente si attesteranno a meno del 3 per cento del totale degli investimenti globali.
Secondo l’IIF, nel 2004 la caratteristica principale dei flussi di capitali verso i mercati emergenti sarà un ritorno all’investimento diretto a reddito variabile, passando dal minimo degli ultimi sette anni di 94 miliardi a circa 111 miliardi di dollari.
Ma l’istituto ha avvertito che i flussi di capitali privati potrebbero essere inferiori ai 200 miliardi di dollari stimati, a causa di diversi fattori: tassi di interesse statunitensi più alti del previsto, eventi inattesi nei mercati finanziari, un improvviso rallentamento della crescita globale o il peggioramento dell’affidabilità creditizia dei paesi fortemente indebitati.