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INFANZIA: Educare per crescere

GINEVRA, gennaio (IPS) – Shamim Cairo Atwine, una ragazza ugandese di 15 anni, riferisce con orgoglio i successi del Movimento per l’educazione delle bambine nella sua scuola di Nakulabye, un quartiere povero e densamente popolato di Kampala.

Il movimento, di cui la Cairo è vicepresidente, aiuta le bambine a prepararsi per la vita attiva, ed è riuscito a reintegrare molte minori nell’educazione. Così, oltre 400.000 bambini hanno beneficiato in Uganda delle attività del movimento.

La Cairo ha raccontato la propria esperienza lo scorso 4 dicembre a Ginevra, nel corso della presentazione del rapporto sullo Stato mondiale dell’infanzia 2004, che il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (Unicef) dedica all’obiettivo di aumentare in tutto il mondo il numero di bambine che frequentano la scuola.

La presentazione del rapporto ha coinciso con la celebrazione nella capitale svizzera del vertice mondiale sulla Società dell’informazione, un convegno che esamina le politiche e le azioni per diffondere l’uso delle tecnologie della comunicazione nei paesi poveri.

Le forme di utilizzo delle nuove tecnologie per raggiungere le mete dello sviluppo umano nel mondo in sviluppo acquisiscono un’importanza notevole, ha ammesso Carol Bellamy, direttrice esecutiva dell’Unicef.

Tuttavia, l’esperta ha attribuito anche maggiore importanza alla qualità dell’educazione di base che si impartisce a bambini e bambine di ciascun paese.

Gli specialisti dell’Unicef comprendono che la rete mondiale di computer avrebbe le potenzialità per cambiare la vita dei popoli.

Ma questo risultato sarà difficile da ottenere se questi popoli non sanno leggere o non conoscono la matematica di base. Solo l’apprendimento di base e l’alfabetizzazione preparano i bambini ad entrare nel mondo, compreso quello di Internet, ha assicurato la Bellamy.

La tecnologia offre meraviglie moderne e nuove frontiere della conoscenza, ma solo a qualcuno. Nel frattempo si verificano fatti sconcertanti, come la presenza ogni anno di 120 milioni di bambini che non hanno addirittura mai messo piede in un’aula scolastica.

Ma il fatto più grave è che la maggior parte sono bambine, ha sottolineato la direttrice dell’Unicef.

Una valutazione delle politiche internazionali dimostra che le strategie per lo sviluppo non hanno tenuto sufficientemente conto delle bambine, poiché centinaia di milioni di donne non hanno un’istruzione e non possono contribuire ai cambiamenti positivi per i figli e le loro società.

Ma l’educazione delle bambine può cambiare il panorama dello sviluppo. Per questa ragione, l’Unicef si appella ad un maggiore impegno della società per portare le bambine a scuola nei prossimi due anni.

Walter Fust, direttore generale dell’agenzia svizzera per lo sviluppo e la cooperazione, ha apprezzato gli sforzi per l’eliminazione delle disparità tra i generi nelle scuole primarie e secondarie. Senza l’educazione, ha affermato, non si potrà raggiungere nessuno degli obiettivi dello sviluppo.

Nell’Africa subsahariana, il numero di bambine prive di scolarizzazione è aumentato progressivamente da 20 milioni nel 1990 a 24 milioni nel 2002. Secondo rapporti più recenti, se i progressi non subiranno un’accelerazione, la regione non raggiungerà l’educazione primaria universale fino al 2129.

Gli studi hanno rivelato che l’83 per cento delle bambine non scolarizzate nel mondo vivono in Africa subsahariana, Asia meridionale e orientale e Pacifico.

In America Latina e Caraibi, la frequenza nelle scuole è la stessa per maschi e femmine, del 91 per cento. Tuttavia, avverte l’Unicef, gli alti tassi di iscrizioni registrati nella regione (96 per cento dei maschi e 94 delle femmine) nascondono una crisi.

Diversi rapporti riferiscono che in America Latina e Caraibi il numero di bambine che abbandonano la scuola, in particolare nelle zone rurali, è in aumento.

In Medio Oriente e Africa del Nord, le iscrizioni si aggirano intorno all’83 per cento per i maschi e al 75 per cento nelle femmine. La frequenza nella scuola registra un punto in meno per ciascun genere.

In Marocco, circa 25.000 bambine e adolescenti lavoravano come aiuto domestico nella regione di Gran Casablanca, e circa il 60 per cento di queste aveva meno di 15 anni.

In Asia meridionale, le iscrizioni raggiungono l’80 per cento dei maschi e il 65 delle femmine. La frequenza, tuttavia, registra un 76 per cento tra i primi e 69 tra le femmine.

In Asia orientale e Pacifico, il tasso delle iscrizioni è del 93 per cento tra i maschi e 92 per cento tra le femmine, ma il rapporto dell’Unicef riconosce una mancanza di dati sulla frequenza assidua nella regione.

Bellamy ha osservato che nella maggior parte dei paesi, l’uguaglianza tra i generi nell’educazione significa abbattere le barriere che allontanano le bambine dalla scuola. Il numero di bambine che non frequenta le lezioni supera di nove milioni quello dei bambini.

Quando però gli ostacoli di genere saranno superati, assicurano gli esperti dell’Unicef, le scuole si trasformeranno in luoghi più attraenti per tutti, maschi e femmine.