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GENERE: Le donne del Sud, due volte invisibili

MADRID, 22 ott (IPS) – Se le donne sono invisibili per l’economia del Nord, la situazione è ancora più grave nel Sud, dove esse sono le principali vittime della povertà, hanno assicurato alcuni partecipanti alla presentazione del libro dell’esperta María Novo nella capitale spagnola

“Nel mondo, per un miliardo di donne, le entrate non superano il dollaro al giorno”, ha osservato María Novo, educatrice ambientale, pittrice, poetessa ed autrice del libro “Ellas, las invisibles”.

In tutto il mondo, le donne sono invisibili per la società, ma nel Sud sono doppiamente invisibili, essendo sia donne sia povere, ha precisato l’artista.

La Novo, docente all’Università nazionale di educazione a distanza (UNED), ha raccontato come, nel 1984, diplomatasi con un dottorato in educazione ambientale, ha appreso che la natura è invisibile per l’economia.

“Si tagliano milioni di ettari di bosco e si inquinano le acque ma ciò non viene considerato una perdita economica, mentre invece lo è, oltre ad essere una perdita ambientale”.

In seguito, ha proseguito la scrittrice, la sua esperienza e il lavoro le hanno fatto capire che donna e natura ricevono lo stesso trattamento nella società, ed entrambe sono invisibili.

Così, dopo aver visitato paesi come El Salvador, Cuba, Brasile, Argentina, India, Nigeria, Marocco ed altri Stati nel Nord e nel Sud, ha scoperto che le donne del mondo in sviluppo hanno una doppia invisibilità, dovuta tanto al genere quanto alla povertà che colpisce la maggior parte di loro.

Anche Angeles de la Concha, un’accademica che ha affiancato l’autrice nella presentazione del libro, ha parlato dell’invisibilità delle donne, sottolineando la difficile situazione delle immigrate in Spagna.

Le donne straniere “lavorano come assistenti (servizio domestico), vengono ad occuparsi dei nostri figli ed anziani, mentre lasciano spesso i loro nel paese d’origine, e la loro realtà per noi è invisibile”, ha commentato.

Al dibattito partecipavano, tra gli altri, Tomás Lozano, vicepresidente del Fondo iberoamericano per lo sviluppo dei popoli indigeni, e l’ecologista e docente Joaquín Araujo.

Lozano, che è stato ambasciatore in diversi paesi americani, ha fatto notare che anche indigeni, meticci e creoli sono i grandi ignorati, gli “invisibili”, in regioni come America Latina e Caraibi.

Questo avviene nonostante le culture indigene si riallaccino in gran parte alle teorie ecologiste, poiché, ha osservato Araujo, “ci insegnano cose che ignoriamo e che sono il risultato di secoli di contatto e convivenza con la natura, considerata sempre come un’entità femminile”.

Araujo ha richiamato poi l’attenzione su una frase del “Piccolo principe” del francese Antoine de Saint-Exupéry, “l’essenziale è invisibile”, sottolineando che senza ombra di dubbio, natura e donne sono essenziali.

María Novo ha ammesso che negli ultimi anni ci sono stati grandi progressi nel riconoscimento dei diritti delle donne, ed esse hanno conquistato ampi spazi nel Nord industrializzato, “ma seguendo un modello patriarcale, a costo di somigliare all’altro sesso”.

Un modello maschile del lavoro, del commercio e dell’impiego del tempo. Ciò che è necessario ora, ha affermato, “è femminizzare lo spazio che si è conquistato”, perché il successo “si definisce ancora a partire dai valori maschili” ed ampliarlo ancora, fino a raggiungere un equilibrio.

Ma le donne, ha ribadito la Novo, vogliono “conquistare uno spazio e un tempo che ci renda possibile il lavoro e il sorriso, la cura dei figli, senza che ciò comprometta necessariamente l’altro impegno, quello dell’impiego remunerato e libero”.

Perché “abbiamo bisogno di un luogo per fare, ma che non sia per trascorrerci tutta la vita”, ha dichiarato.

La scrittrice ritiene che ci sia “una forma di invisibilità che proviene, non dal fatto di essere sole, ma dalla consapevolezza di saperci sconosciute, da un bisogno insoddisfatto di immaginare la vita diversamente, più centrata sulla parola interiore che sull’esterno”.

Il libro, presentato a metà ottobre, include 24 racconti che narrano di 24 donne in lotta, la maggior parte reali, che María Novo ha conosciuto, ed altre immaginarie.

Il suo desiderio, ha spiegato, è che qualsiasi donna che legga il libro “si trovi riflessa in alcune pagine, nel dolore, l’amore, l’allegria o il tradimento, la scoperta e la ricerca”.

Gli incontri con le donne dei paesi menzionati e che hanno dato origine al libro sono avvenuti negli ultimi cinque anni. La Novo racconta che “ascoltarle e mettere le loro parole per scritto è stata un’avventura appassionante, lasciare che poesia e vita fossero una cosa sola”.

Forse per questa ragione, il suo ultimo racconto si conclude con queste parole: “C’è solo una cosa migliore dell’essere donne: essere molte donne e non saperlo”.