{"id":866,"date":"2007-10-29T18:01:08","date_gmt":"2007-10-29T18:01:08","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2007\/10\/29\/media-pakistan-sempre-maggiori-i-rischi-per-i-giornalisti\/"},"modified":"2007-10-29T18:01:08","modified_gmt":"2007-10-29T18:01:08","slug":"media-pakistan-sempre-maggiori-i-rischi-per-i-giornalisti","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2007\/10\/29\/media-pakistan-sempre-maggiori-i-rischi-per-i-giornalisti\/","title":{"rendered":"MEDIA-PAKISTAN: Sempre maggiori i rischi per i giornalisti"},"content":{"rendered":"<p>KARACHI, 29 ottobre 2007 (IPS) &#8211; Il cameraman televisivo Arif Khan &egrave; uno degli oltre 140 morti negli attacchi terroristici che il 18 ottobre hanno colpito la cerimonia di benvenuto per l&rsquo;ex Primo Ministro Benazir Bhutto. La sua morte riporta sotto i riflettori i tanti rischi che anche i giornalisti corrono oggi in Pakistan.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><div align='center'><div id=\"attachment_1035\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1035\" class=\"size-full wp-image-1035\" src=\"\/ipsnotizie\/\/imagenes\/images_site\/BBtruck3.jpg\" alt=\"Bus di giornalisti all'arrivo di Bhutto poco prima dell'esplosione Beena Sarwar\/IPS\" width=\"200\"\/><p id=\"caption-attachment-1035\" class=\"wp-caption-text\">Bus di giornalisti all&#8217;arrivo di Bhutto poco prima dell&#8217;esplosione<br \/>Beena Sarwar\/IPS<\/p><\/div><\/div>\n<p>Bhutto ha ricordato Khan in conferenza stampa il giorno successivo all&rsquo;attentato, mentre rendeva omaggio agli &#8220;shuhada&rdquo; (martiri), esprimendo la sua solidariet&agrave; alle famiglie: &ldquo;Ho visto il cameraman che ha perso la vita, si trovava su un mezzo della polizia vicino a noi, e ho visto quanto si desse da fare&rdquo;.<\/p>\n<p>L&rsquo;entusiasmo per il suo lavoro e la sua inclinazione a stare sempre al centro degli eventi sono costati la vita a Khan, come hanno ricordato alcuni colleghi in un incontro al Karachi Press Club. &ldquo;Arif Khan &egrave; diventato un simbolo della libert&agrave; di espressione, per la quale ha sacrificato la sua vita&rdquo;, ha detto Javed Chowdhry, segretario generale della Karachi Union of Journalists.<\/p>\n<p>Arrampicato sul furgone della polizia vicino al veicolo blindato del leader del Partito popolare del Pakistan, Khan, padre di sei figli, rappresenta tutti i giornalisti uccisi nell&rsquo;adempimento del proprio dovere, in un paese sempre pi&ugrave; prigioniero della violenza. &ldquo;La maggior parte degli avvenimenti comportano oggi una certa quantit&agrave; di rischio; diversi soggetti (pericolosi) possono provocare giocando con la telecamera oppure romperla&rdquo;, ha detto Syed Talat Hussain, direttore esecutivo di notizie e attualit&agrave; della Aaj TV.<\/p>\n<p>Hussain ha sperimentato personalmente questo genere di violenza. Bande armate si aggiravano per le strade per inibire l&rsquo;arrivo a Karachi &ndash; successivamente sospeso &ndash; del Responsabile della giustizia, e il 12 maggio di quest&rsquo;anno avevano attaccato l&rsquo;ufficio della Aaj, che riprendeva dal vivo la situazione. I telespettatori rimasero scioccati nel vedere Hussain che continuava a parlare con il presentatore, mentre lui e i suoi colleghi dovevano rifugiarsi dietro le scrivanie per salvarsi da un&rsquo;interminabile pioggia di proiettili.<\/p>\n<p>Si erano gi&agrave; verificati simili attacchi, ma per la prima volta succedeva in una trasmissione dal vivo. Tra gli aggressori vi erano poliziotti, penetrati all&rsquo;inizio di quest&rsquo;anno fino agli uffici di Geo TV a Islamabad, cos&igrave; come altre bande armate con affiliati vari. Gli uffici dei media sono stati incendiati, e come se non bastasse, una folla inferocita ha frantumato i finestrini delle auto dei giornalisti parcheggiate all&rsquo;esterno, agendo indisturbata.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni i rischi si sono moltiplicati. In un rapporto del settimanale Usa &ldquo;Newsweek&rdquo; del 20 ottobre 2007, il Pakistan viene definito come il paese pi&ugrave; pericoloso del pianeta &ndash; malgrado l&rsquo;Iraq &ndash; e viene elencata una serie di cause, come l&rsquo;instabilit&agrave; politica, una rete di islamici radicali, una diffusa rabbia anti-occidente e il fatto di disporre di armi nucleari.<\/p>\n<p>I giornalisti devono affrontare gli stessi pericoli degli altri cittadini &ndash; anche di pi&ugrave; &#8211; perch&eacute; la loro professione li porta in situazioni ad alto rischio. Sono come poliziotti o guardie, con la differenza che non portano armi, attrezzatura di sicurezza e operano senza alcuna formazione specifica, il che li rende particolarmente vulnerabili nel caso di esplosioni, per esempio, di cui non sono obiettivo diretto, ma di cui possono diventare vittime.<\/p>\n<p>&rdquo;Le esplosioni ci sono, ma siamo professionisti, dobbiamo uscire e fare il nostro lavoro&rdquo;, ha detto Munizae Jahangir, di NDTV, canale televisivo indiano. La giornalista stava salendo sul veicolo blindato di Bhutto al momento della prima esplosione. Prevedendone una seconda, lei e il suo cameraman sono scappati e dopo pochi secondi l&rsquo;altra esplosione &egrave; arrivata proprio dove si trovavano loro poco prima.<\/p>\n<p>Illesi, ma scossi e coperti da schizzi di sangue e pezzi di carne umana, hanno dichiarato all&rsquo;IPS: &ldquo;Conosci i rischi, sai che puoi morire, ma che succede se perdi un arto o diventi in qualche modo disabile? Quello &egrave; il pensiero peggiore&rdquo;.<\/p>\n<p>Oltre ad uccidere Arif Khan, le esplosioni hanno colpito in modo grave altri due giornalisti, entrambi di CNBC Pakistan. Salman Farooq, un cameraman, &egrave; rimasto gravemente ferito a una gamba, e un reporter, Shehzad, &egrave; ricoverato in condizioni critiche all&rsquo;ospedale di Karachi.<\/p>\n<p>&rdquo;Se le esplosioni si fossero verificate quando il mezzo di Benazir era vicino al camion dei media, sarebbe stato molto pi&ugrave; alto il numero dei giornalisti feriti o uccisi&rdquo;, ipotizza Mazhar Abbas, segretario generale dell&rsquo;Unione federale dei giornalisti del Pakistan (PFUJ) e tra i destinatari dell&rsquo;International Press Freedom Award 2007, annunciato dal Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ), organizzazione per la libert&agrave; di stampa con sede a New York.<\/p>\n<p>In una conversazione telefonica con l&rsquo;IPS da Islamabad, Abbas ha riferito che l&rsquo;incredibile crescita dei media elettronici in Pakistan ha reso pi&ugrave; vulnerabili cameraman e reporter. Innanzitutto, il loro numero &egrave; drasticamente aumentato; ad ogni evento sono presenti dai 100 ai 150 giornalisti. Inoltre, la pressione per avere un&rsquo;esclusiva spinge cameraman e reporter della TV sempre pi&ugrave; vicino al centro della storia da raccontare.<\/p>\n<p>Questa vulnerabilit&agrave; &egrave; diventata assolutamente evidente nell&rsquo;aprile 2006, quando una bomba ha squarciato un palco di legno allestito per un incontro di preghiera al Nishtar Park di Karachi. Oltre 50 i morti, tra cui molti dei capi supremi dell&rsquo;organizzazione religiosa Jamaat-e-Ahle Sunnat, che aveva organizzato l&rsquo;incontro.<\/p>\n<p>Tra i tanti feriti, una decina di giornalisti. Shoaib Khan, fotografo di un quotidiano locale in lingua urdu, ha perso un occhio, &egrave; rimasto parzialmente paralizzato, e ha perso l&rsquo;uso della parola. La sua condizione ha messo in luce la questione dell&rsquo;assicurazione per giornalisti che seguono eventi a rischio, tutela praticamente inesistente.<\/p>\n<p>&rdquo;La sua organizzazione lo ha messo da parte. Non gli hanno nemmeno pagato lo stipendio di quel mese&rdquo;, ha raccontato Abbas. &ldquo;Le cure mediche sono costose, e anche l&rsquo;operazione all&rsquo;occhio di cui aveva bisogno &egrave; stata rimandata per problemi economici&rdquo;.<\/p>\n<p>&rdquo;Ci dobbiamo svegliare di fronte alla realt&agrave; che il Pakistan &egrave; un luogo pericoloso, e non finir&agrave; presto&rdquo;, ha detto Tahir Ikram, direttore dei programmi della CNBC Pakistan. &ldquo;Dobbiamo garantire la formazione ai nostri giornalisti&rdquo;.<\/p>\n<p>In Pakistan mancano le basi per occuparsi di giornalisti come Shoaib Khan, o delle loro famiglie. Alcuni grandi gruppi in Pakistan offrono un&rsquo;assicurazione sulla vita o per gli incidenti, ma la maggior parte non garantisce una formazione specifica n&eacute; attrezzature di sicurezza ai propri corrispondenti.<\/p>\n<p>Circa 21 giornalisti sono stati uccisi da quando il Presidente Gen. Pervez Musharraf &egrave; salito al potere, nel 1999. &ldquo;La diffusione di tanti canali televisivi indipendenti ha incoraggiato il pluralismo e la qualit&agrave; dell&rsquo;informazione&rdquo;, fa notare Reporter senza frontiere (RSF) nel suo rapporto annuale del 2007. &ldquo;Ma le forze di sicurezza hanno inasprito i loro metodi di repressione: molti sono i giornalisti rapiti e torturati dai militari, e la situazione &egrave; anche peggiore nelle aree tribali (lungo il confine con l&rsquo;Afghanistan)&rdquo;.<\/p>\n<p>L&rsquo;omicidio del reporter Hayatullah Khan nel giugno 2006, rapito e fatto prigioniero per sei mesi da &ldquo;sconosciuti&rdquo;, ha dolorosamente acceso i riflettori sulla situazione dei media in Pakistan, innescando proteste nel paese e nel mondo. &ldquo;Il caso ha posto l&#039;accento sulla brutalit&agrave; delle forze di sicurezza nei confronti dei giornalisti che si avvicinano troppo a quanto accade nelle aree tribali e nel Baluchistan&rdquo;, fa notare RSF.<\/p>\n<p>Il cameraman Munir Sangi, &egrave; stato assassinato nel maggio 2006 mentre riportava gli scontri tribali nella provincia meridionale di Sindh. A luglio, altri due cameraman televisivi sono stati gravemente feriti nel primo giorno dell&rsquo;offensiva militare alla Moschea Rossa di Islamabad, dove si erano rifugiati i miliziani. Dopo una corsa all&rsquo;ospedale, uno di loro, Javed Khan, &egrave; morto durante l&rsquo;operazione. L&rsquo;altro, Israr Ahmed, &egrave; stato ricoverato in condizioni critiche con ferite al cordone spinale.<\/p>\n<p>Data la situazione, Talat Hussain, di Aaj TV, ha detto all&rsquo;IPS che i giornalisti dovranno modificare le loro tecniche di ripresa e registrazione. &ldquo;Dovremo usare lenti a distanza, microfoni senza fili, e il reporter dovr&agrave; entrare, riprendere e uscire subito&rdquo;, ha riferito Hussain.<\/p>\n<p>Avvicinandosi alle elezioni, la situazione non pu&ograve; che peggiorare. &ldquo;Ci saranno palchi, discorsi, incontri&#8230; e i giornalisti dovranno essere presenti&rdquo;; ha detto Mazhar Abbas, ribadendo le richieste del PFUJ ai proprietari dei media: fornire un&rsquo;assicurazione sulla vita, attrezzature di sicurezza e formazione specializzata per le riprese durante i conflitti. &ldquo;Dato che investono gi&agrave; molto, le organizzazioni dei media dovrebbero spendere qualcosa in pi&ugrave; e garantire anche questi termini&rdquo;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>KARACHI, 29 ottobre 2007 (IPS) &#8211; Il cameraman televisivo Arif Khan &egrave; uno degli oltre 140 morti negli attacchi terroristici che il 18 ottobre hanno colpito la cerimonia di benvenuto per l&rsquo;ex Primo Ministro Benazir Bhutto. 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