{"id":469,"date":"2006-01-04T09:46:46","date_gmt":"2006-01-04T09:46:46","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2006\/01\/04\/sfide-2005-2006-le-politiche-sociali-non-decollano\/"},"modified":"2006-01-04T09:46:46","modified_gmt":"2006-01-04T09:46:46","slug":"sfide-2005-2006-le-politiche-sociali-non-decollano","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2006\/01\/04\/sfide-2005-2006-le-politiche-sociali-non-decollano\/","title":{"rendered":"SFIDE 2005-2006: Le politiche sociali non decollano"},"content":{"rendered":"<p>BUENOS AIRES, 4 gennaio 2006 (IPS) &#8211; Turbati dall&rsquo;impatto delle ricette neoliberiste degli anni &rsquo;90, molti elettori sudamericani si sono orientati negli ultimi anni verso scelte progressiste. Ma l&rsquo;agenda sociale dei nuovi governi continua a essere rimandata. Alcuni paesi procedono lentamente, mentre altri deludono.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>L&rsquo;IPS ha interrogato un sociologo, un economista e un politologo sul tema della sfida intrapresa da partiti, alleanze e movimenti ai governi di sinistra, centro-sinistra, o &ldquo;progressisti&rdquo; che, quando erano opposizione, mettevano in discussione le politiche di adeguamento, smantellamento dello stato e apertura alle importazioni in Argentina, Brasile, Cile, Uruguay, Venezuela e adesso anche in Bolivia.<\/p>\n<p>I nuovi governi si propongono, da una parte, di mantenere l&rsquo;equilibrio fiscale, adempiere puntualmente agli impegni esterni e attirare investimenti con solide garanzie. Ma gli elettori sperano anche che rispondano alle promesse elettorali di combattere povert&agrave; e disoccupazione, e distribuire in modo pi&ugrave; equo la ricchezza, nella regione al mondo con maggiori disuguaglianze tra ricchi e poveri.<\/p>\n<p>Per il sociologo Atilio Bor&oacute;n, segretario esecutivo del Consiglio latinoamericano delle scienze sociali, la sfida &egrave; realistica. &ldquo;Ma suppone un cambiamento di paradigma nella politica economica che finora i paesi non stanno promuovendo. L&rsquo;esperienza pi&ugrave; deludente di tutte &egrave; quella del Brasile&rdquo;, ha affermato.<\/p>\n<p>La grande aspettativa brasiliana &egrave; nata a gennaio 2003, con l&rsquo;arrivo al governo del primo presidente di sinistra Luiz In&aacute;cio Lula da Silva, ex dirigente sindacale e operaio metallurgico. Ma la direzione del Partito dei lavoratori non ha ottenuto i risultati sperati in materia di attivit&agrave; economica e creazione di occupazione.<\/p>\n<p>Lula pu&ograve; annoverare alcuni risultati positivi. La miseria &egrave; diminuita dal 27,26 al 25,08 per cento della popolazione nel 2004, secondo quanto segnalato all&rsquo;inizio di dicembre dalla Fondazione Getulio Vargas di Rio de Janeiro. Ci&ograve; significa che un po&rsquo; pi&ugrave; di tre milioni di persone sono uscite dall&rsquo;indigenza, ossia l&rsquo;otto per cento dei 40 milioni che erano indigenti nel 2003.<\/p>\n<p>Il salario minimo &egrave; aumentato nel 2005 del nove per cento, e il programma &ldquo;borse di studio-famiglia&rdquo; (un sussidio per le famiglie povere) ha raggiunto 6,57 milioni di nuclei familiari nel 2004, con l&rsquo;obiettivo di raggiungerne 8,7 milioni nel 2005, e 11,2 milioni al termine del mandato di Lula, a dicembre 2006.<\/p>\n<p>Ma la politica economica di Lula si &egrave; basata finora su un eccessivo adeguamento della spesa per assicurare il pagamento dei debiti e su alti tassi di interesse per combattere l&rsquo;inflazione, una combinazione non nuova e con effetti di recessione.<\/p>\n<p>In Argentina, dove da maggio 2003 &egrave; al governo N&eacute;stor Kirchner, si nota &ldquo;una certa volont&agrave; di cambiare le cose, almeno in alcuni settori&rdquo;, ha sostenuto Bor&oacute;n. Dopo una dura crisi nel 2001, la popolazione in situazione di povert&agrave; aveva largamente superato il 50 per cento, per ridursi negli ultimi anni a 40 punti percentuali.<\/p>\n<p>Ma in sostanza, il governo &ldquo;si mantiene entro gli stretti canoni del consenso di Washington, senza cambiamenti nell&rsquo;orientamento della politica economica&rdquo;, ha aggiunto.<\/p>\n<p>Il cosiddetto consenso di Washington era un insieme di politiche di adeguamento strutturale formulate a partire dagli anni &rsquo;80 nei programmi di diverse istituzioni, tra le quali la Banca mondiale, la Banca interamericana di sviluppo e il Fondo monetario internazionale (FMI).<\/p>\n<p>Secondo Bor&oacute;n, un cambiamento di fondo in Argentina significa avanzare in una riforma fiscale che renderebbe meno regressivo il sistema tributario. &ldquo;Vendere un auto modello 1985 comporta un obbligo tributario, mentre vendere un&rsquo;impresa di 15.000 milioni di dollari no&rdquo;, ha spiegato.<\/p>\n<p>Questo sistema, che non grava sul reddito finanziario, &egrave; stato ereditato dalla gestione di Carlos Menem (1989-1999). In quel periodo &egrave; stato messo pienamente in pratica il modello neoliberista in una delle versioni pi&ugrave; ortodosse della regione. &ldquo;L&rsquo;attuale governo mantiene quello stesso sistema di imposte&rdquo;, ha avvertito il sociologo.<\/p>\n<p>Bor&oacute;n ha considerato poi &ldquo;una frustrazione&rdquo; anche il risultato della gestione del socialista Ricardo Lagos in Cile. Lagos si avvicina alla fine del suo mandato con un alto indice di popolarit&agrave;. Tuttavia, durante la sua amministrazione, &ldquo;ci sono stati progressi economici&rdquo;, ma non una riduzione delle disuguaglianze, ha sostenuto.<\/p>\n<p>La coalizione di centro-sinistra che governa in Cile dal 1990 non &egrave; riuscita a invertire le disuguaglianze sociali ereditate dal regime militare.<\/p>\n<p>&ldquo;Il Cile era uno dei paesi pi&ugrave; egualitari dell&rsquo;America Latina &#8211; prima della dittatura di Augusto Pinochet (1973-1990) &#8211; e adesso &egrave; diventato uno dei pi&ugrave; disuguali nella regione&rdquo;, ha criticato Bor&oacute;n.<\/p>\n<p>Ma il Cile &egrave; riuscito a diminuire la percentuale di poveri della met&agrave;, riducendola dal 38,5 per cento della popolazione nel 1990 al 18,8 per cento nel 2005, mentre l&rsquo;indigenza &egrave; stata abbattuta dal 12,9 al 4,7 per cento nello stesso periodo. &Egrave; il primo paese latinoamericano ad aver raggiunto il primo degli otto Obiettivi di sviluppo del millennio.<\/p>\n<p>La favorita alla successione di Lagos &egrave; la socialista Michelle Bachelet, che questo mese affronter&agrave; in seconda tornata elettorale l&rsquo;avversario di destra Sebasti&aacute;n Pi&ntilde;era.<\/p>\n<p>Il politologo argentino Rosendo Fraga, direttore del Centro studi per la nuova maggioranza, ha sottolineato che il &ldquo;Cile ha diminuito la povert&agrave;, ma di sicuro non ha fatto progressi significativi in tema di disuguaglianza&rdquo;.<\/p>\n<p>&ldquo;In Brasile, le cifre dello sviluppo sociale del 2004 mostrano un certo progresso&rdquo;, e in Argentina e Venezuela, nonostante la crescita economica prevista per quest&rsquo;anno, &ldquo;la povert&agrave; si mantiene stabile&rdquo;, ha osservato Fraga.<\/p>\n<p>&ldquo;Ridurre la povert&agrave; con una crescita sostenuta &egrave; possibile. Ma sembra sia pi&ugrave; difficile diminuire le disuguaglianze&rdquo;, ha aggiunto.<\/p>\n<p>Un&rsquo;azione congiunta dei paesi della subregione potrebbe essere efficace per avanzare nella lotta contro le disuguaglianze, ma questa posizione deve essere pilotata da Brasile e Argentina, che sono i paesi di maggiore gravitazione economica, ha detto Bor&oacute;n. &ldquo;Non possiamo chiedere che si mettano in testa la Bolivia o l&rsquo;Uruguay&rdquo;, ha spiegato.<\/p>\n<p>A marzo 2005, in Uruguay &egrave; stato eletto il primo governo di sinistra nella storia del paese. Il suo presidente, Tabar&eacute; V&aacute;zquez, ha messo in atto un ampio programma sociale per combattere la povert&agrave; e l&rsquo;indigenza, di cui &egrave; stato incaricato il nuovo Ministero per lo sviluppo sociale.<\/p>\n<p>E in Bolivia, il contadino Morales ha stravinto nei comizi generali di dicembre, in un trionfo senza precedenti per un dirigente indigeno. &ldquo;Probabilmente, Morales sar&agrave; una persona pi&ugrave; coerente e riuscir&agrave; ad avanzare sul terreno sociale, sostenuto da un forte movimento popolare&rdquo;, ha sostenuto Bor&oacute;n.<\/p>\n<p>Secondo il sociologo, il governo di Hugo Ch&aacute;vez in Venezuela &ldquo;sta sperimentando un nuovo schema economico, sociale e politico&rdquo; che presuppone di uscire &ldquo;dal consenso di Washington. Sta percorrendo un cammino importante, ma non da imitare. I cambiamenti devono rispondere a processi propri di ciascun paese&rdquo;, ha commentato.<\/p>\n<p>Secondo Jos&eacute; Luis Coraggio, economista ed esperto di politiche sociali, &ldquo;non c&rsquo;&egrave; ragione&rdquo; per cui a un governo prudente con i conti pubblici venga impedito di adottare misure che permettano di ridurre la povert&agrave; e di attuare una distribuzione pi&ugrave; equa della ricchezza. &ldquo;Il problema riguarda la volont&agrave; politica&rdquo;, ha sottolineato.<\/p>\n<p>&ldquo;Nei nostri paesi c&rsquo;&egrave; capacit&agrave; contributiva, ma il problema &egrave; che c&rsquo;&egrave; anche molta evasione, e per cambiare ci&ograve; serve molta volont&agrave;&rdquo;, ha indicato Coraggio, membro del Plan F&eacute;nix, un gruppo di accademici dell&rsquo;Universit&agrave; di Buenos Aires formatosi nel 2001 per contribuire alla costruzione di un nuovo modello di sviluppo.<\/p>\n<p>&ldquo;Ci sono barlumi di un nuovo modello, ma siamo ancora lontani&rdquo;, ha detto l&rsquo;esperto riferendosi al gruppo dei paesi della subregione che affrontano la stessa sfida. Coraggio ha sostenuto che Argentina e Brasile &ldquo;avanzano poco e a fatica&rdquo; quanto a politiche sociali.<\/p>\n<p>Mentre &ldquo;il Cile si presenta come il nuovo paradigma dello sviluppo, ma qui sono abituati a vivere con un modello assolutamente disuguale&rdquo;, ha osservato l&rsquo;economista.<\/p>\n<p>Esperto di economia popolare e sviluppo locale, Coraggio ritiene che bisognerebbe cercare un modello di economia sociale con un migliore accesso al credito, alla terra e alla tecnologia, e con uno Stato che adempia al ruolo di &ldquo;garante dello sviluppo&rdquo;.<\/p>\n<p>Secondo Bor&oacute;n, l&rsquo;argomentazione della presunta resistenza degli Stati Uniti allo sviluppo dell&rsquo;America del Sud &egrave; &ldquo;puerile&rdquo;; pure, ha riconosciuto che &ldquo;qualsiasi governo impegnato in un programma di cambiamento deve affrontare resistenze tenaci e avversari formidabili&rdquo;.<\/p>\n<p>Il sociologo crede anche che gli investimenti stranieri non si ridurranno se con i governi progressisti ci sar&agrave; un avanzamento in campo sociale. Al contrario, &ldquo;gli investimenti arriveranno quando il mercato interno si espander&agrave; all&rsquo;insieme della popolazione&rdquo;, mediante un maggiore potere d&rsquo;acquisto, ha segnalato.<\/p>\n<p>La maggior parte dei paesi dell&rsquo;America del Sud non segue pi&ugrave; lo stesso orientamento economico degli anni &rsquo;90, ma &ldquo;avanza molto lentamente verso un nuovo paradigma&rdquo;. &ldquo;Per andare pi&ugrave; a fondo, &egrave; necessaria una volont&agrave; politica molto chiara, che per&ograve; per adesso non si avverte&rdquo;, ha concluso Bor&oacute;n.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>BUENOS AIRES, 4 gennaio 2006 (IPS) &#8211; Turbati dall&rsquo;impatto delle ricette neoliberiste degli anni &rsquo;90, molti elettori sudamericani si sono orientati negli ultimi anni verso scelte progressiste. Ma l&rsquo;agenda sociale dei nuovi governi continua a essere rimandata. 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