{"id":1604,"date":"2008-11-11T11:06:38","date_gmt":"2008-11-11T11:06:38","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2008\/11\/11\/rdc-il-prezzo-della-guerra\/"},"modified":"2008-11-11T11:06:38","modified_gmt":"2008-11-11T11:06:38","slug":"rdc-il-prezzo-della-guerra","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2008\/11\/11\/rdc-il-prezzo-della-guerra\/","title":{"rendered":"RDC: Il &#8216;prezzo&#8217; della guerra"},"content":{"rendered":"<p>KIGALI, Repubblica Democratica del Congo, 11 novembre 2008 (IPS) &#8211; La guerra costa. E non solo per i milioni di dollari spesi in equipaggiamenti militari e mantenimento dell&rsquo;esercito, ma anche per gli effetti economici e psicologici sulla vita quotidiana dei civili vittime del fuoco incrociato.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><div align='center'><div id=\"attachment_1330\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1330\" class=\"size-full wp-image-1330\" src=\"\/ipsnotizie\/\/imagenes\/images_site\/GomaLongTerm_Edited.jpg\" alt=\"Eddy Isango\/IRIN Eddy Isango\/IRIN\" width=\"200\" \/><p id=\"caption-attachment-1330\" class=\"wp-caption-text\">Eddy Isango\/IRIN<br \/>Eddy Isango\/IRIN<\/p><\/div><\/div>\n<p>Quando un conflitto colpisce un&rsquo;area abitata da civili, come nella regione orientale della Repubblica Democratica del Congo, agricoltura, alloggi, assistenza sanitaria, imprese e istruzione, tutto si ferma durante gli scontri a fuoco, e nella regione del Nord Kivu le conseguenze sul lungo periodo sono devastanti. <\/p>\n<p>Immacule, dieci anni, &egrave; arrivata nel campo profughi di Kibati 12 chilometri a nord di Goma il 27 ottobre, dopo che la sua famiglia era fuggita dal villaggio temendo attacchi da parte dei ribelli tutsi. <\/p>\n<p>Le manca la scuola, ci racconta: &ldquo;Vorrei che il governo portasse la pace cos&igrave; potr&ograve; tornare a casa e riprendere la scuola&rdquo;.<\/p>\n<p>Da agosto, con la ripresa degli scontri tra i ribelli del Congresso nazionale per la difesa del popolo (CNDP) e l&rsquo;esercito congolese, nella regione del Nord Kivu 250mila persone sono state sfollate. <\/p>\n<p>Nelle ultime due settimane, 100mila persone hanno dovuto lasciare le loro case, di cui il 60 per cento bambini, secondo un comunicato dell&rsquo;Unicef. <\/p>\n<p>I bambini devono affrontare problemi di salute e di sicurezza, come malnutrizione, malaria e colera. Rischiano inoltre violenze sessuali, abusi e il reclutamento nei gruppi armati. <\/p>\n<p>E non possono ricevere un&rsquo;istruzione regolare. &ldquo;L&rsquo;anno scolastico &egrave; appena cominciato&#8230; E ci sono gi&agrave; grossi problemi con l&rsquo;educazione di migliaia di bambini che, a causa del conflitto, non possono crescere e sviluppare le loro capacit&agrave; intellettuali&rdquo;, spiega Jaya Murthy, portavoce di Unicef. <\/p>\n<p>La ripresa dei combattimenti nel Nord Kivu impedisce poi agli aiuti umanitari di raggiungere chi ha bisogno.<\/p>\n<p>Quando lasciano le loro case, i rifugiati possono prendere solo ci&ograve; che riescono a portare con s&eacute;, perci&ograve; rimangono senza cibo, acqua e forniture mediche adeguate.<\/p>\n<p>Jo Lusi &egrave; un medico dell&rsquo;ospedale di Goma. Dice che &egrave; difficile provvedere all&rsquo;assistenza sanitaria e fornire medicine adeguate agli sfollati, in un contesto di sicurezza precario. <\/p>\n<p>&rdquo;Questa settimana, racconta, un medico stava effettuando un parto cesareo in un campo. Nel bel mezzo dell&rsquo;operazione, un ribelle gli ha sparato alla testa, uccidendolo. La donna &egrave; stata portata in fretta e furia ancora mezza aperta all&rsquo;ospedale, dove io ho dovuto portare a termine l&rsquo;intervento. Non &egrave; una situazione adeguata per curare la gente&rdquo;. <\/p>\n<p>Justine Mesika &egrave; un&rsquo;attivista per i diritti delle donne di Synergies des Femmes, un&rsquo;organizzazione per la tutela dei diritti femminili di Goma. Ci spiega che sulle donne grava il peso maggiore del conflitto armato, perch&eacute; oltre al pericolo di rimanere uccise o ferite negli scontri, rischiano anche lo stupro e abusi sessuali. <\/p>\n<p>&ldquo;Sin dall&rsquo;inizio delle ostilit&agrave;, le donne sono state le pi&ugrave; colpite. Sono torturate dal dramma psicologico di ci&ograve; che hanno subito, ancora molto tempo dopo&rdquo;. <\/p>\n<p>Anche il commercio e gli scambi quotidiani si sono fermati, poich&eacute; sia i negozianti che i clienti hanno paura di uscire di casa. Mama Bahati, madre di sette figli, ha un negozio di abbigliamento con il marito a Goma. &ldquo;Abbiamo seri problemi a vendere la nostra merce. Dalla settimana scorsa, non ci sono pi&ugrave; clienti, perch&eacute; l&rsquo;intera popolazione ha paura ad uscire di casa&rdquo;. <\/p>\n<p>Bahati chiede al governo di portare tutte le parti in conflitto al tavolo dei negoziati, cos&igrave; potranno riprendere la loro attivit&agrave;. <\/p>\n<p>Un debole cessate il fuoco rimasto in vigore per poco pi&ugrave; di una settimana tra i ribelli e il governo si &egrave; concluso con una ripresa degli scontri venerd&igrave; scorso, costringendo migliaia di rifugiati a fuggire dal campo di Kibati. <\/p>\n<p>Il conflitto ha provocato oltre un milione di sfollati dopo la fine delle continue guerre civili in Congo nel 2003. Si pensa che entrambe le parti finanzino i combattenti attingendo illegalmente alle vaste ricchezze minerarie del paese, e per questo non avrebbero nessun interesse finanziario a porre fine alle ostilit&agrave;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>KIGALI, Repubblica Democratica del Congo, 11 novembre 2008 (IPS) &#8211; La guerra costa. 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