{"id":1563,"date":"2008-07-14T17:42:56","date_gmt":"2008-07-14T17:42:56","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2008\/07\/14\/salute-sudan-meridionale-assistenza-specializzata-per-combattere-la-mortalit-materna\/"},"modified":"2008-07-14T17:42:56","modified_gmt":"2008-07-14T17:42:56","slug":"salute-sudan-meridionale-assistenza-specializzata-per-combattere-la-mortalit-materna","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2008\/07\/14\/salute-sudan-meridionale-assistenza-specializzata-per-combattere-la-mortalit-materna\/","title":{"rendered":"SALUTE-SUDAN MERIDIONALE: Assistenza specializzata per combattere la mortalit&agrave; materna"},"content":{"rendered":"<p>JUBA, 14 luglio 2008 (IPS) &#8211; La lunga gravidanza ha gonfiato la pancia della donna minuta che cammina nel nuovo lucente reparto maternit&agrave; del Sudan meridionale, stringendo tra le mani due fogli spillati. Non sembra avere pi&ugrave; di 16 anni, e ha gli occhi sbarrati per il dolore.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><div align='center'><div id=\"attachment_1240\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1240\" class=\"size-full wp-image-1240\" src=\"\/ipsnotizie\/\/imagenes\/images_site\/clip_image001.jpg\" alt=\"Manoocher Degati\/IRIN Manoocher Degati\/IRIN\" width=\"200\" \/><p id=\"caption-attachment-1240\" class=\"wp-caption-text\">Manoocher Degati\/IRIN<br \/>Manoocher Degati\/IRIN<\/p><\/div><\/div>\n<p>Ateino Maclean, una delle due uniche ostetriche specializzate che lavorano presso lo Juba Teaching Hospital, d&agrave; un&rsquo;occhiata ai documenti e indirizza la donna a un altro reparto. &ldquo;Ha gi&agrave; avuto un cesareo&rdquo;, dice Maclean, scuotendo la testa. &ldquo;Ha le doglie ma ha aspettato fino ad ora per venire in ospedale&rdquo;. <\/p>\n<p>Adesso Juba, la capitale, ha un reparto maternit&agrave; attrezzato, con sedie da parto e persino due incubatrici, ancora addobbate con i nastri dell&rsquo;inaugurazione. Nei primi cinque giorni di attivit&agrave;, ha gi&agrave; affrontato 46 parti normali e sei cesarei. A differenza di quanto accade nel resto del paese, i medicinali non mancano. Funzionari governativi stimano che soltanto il 25 per cento della popolazione abbia accesso all&rsquo;assistenza medica essenziale: nel Sudan meridionale, il nuovo reparto offre alle donne di Juba e del circondario le migliori cure disponibili. Un parto su cinquanta provoca il decesso della madre.<\/p>\n<p>Secondo il Fondo Onu per la popolazione (UNFPA), l&rsquo;Africa ha i pi&ugrave; alti tassi di mortalit&agrave; materna al mondo, con 820 donne morte ogni 100mila nascite. Dopo pi&ugrave; di 50 anni di guerre intermittenti, &egrave; il Sudan meridionale a far registrare i pi&ugrave; alti tassi al mondo di mortalit&agrave; materna: 2.054 su 100mila.<\/p>\n<p>Magda Armah dell&rsquo;UNFPA, tuttavia, avverte che le cifre reali potrebbero essere ancora pi&ugrave; alte: &ldquo;&Egrave; sconvolgente, perch&eacute; nella maggior parte dei casi si parla di donne che riescono ad accedere alle strutture, ma quante altre non ne hanno la possibilit&agrave;?&rdquo;. Appena due anni fa, una visita al reparto maternit&agrave; di Juba era un viaggio nella disperazione. Stanze buie con pareti sporche e graffiate, e odore di sangue ovunque. Bilance e fasciatoi che sembravano reliquie degli anni &rsquo;60, strumenti ostetrici dall&rsquo;aspetto medievale.<\/p>\n<p>Inizialmente l&rsquo;idea era solo quella di rimettere a nuovo le stanze insieme al resto dell&rsquo;ospedale, utilizzando una parte dei milioni di dollari di aiuti confluiti dopo l&rsquo;accordo di pace del 2005.<\/p>\n<p>Ma l&rsquo;UNFPA, che promuove il diritto alla salute e le pari opportunit&agrave; per tutti collaborando alla raccolta dei dati e all&rsquo;elaborazione dei programmi, ha insistito per avere un reparto nuovo e pi&ugrave; ampio, con una propria sala operatoria. &ldquo;&Egrave; un esempio di come bisognerebbe rinnovare anche gli altri ospedali&rdquo;, ha detto all&rsquo;IPS Alexander Dimiti dell&rsquo;UNFPA.<\/p>\n<p>Il governo del Sudan meridionale, in carica da tre anni, ha varato un piano di lavoro specifico per ridurre la mortalit&agrave; materna, anche se la mole di risorse necessarie &ndash; in termini di risorse umane, costruzione della consapevolezza, forniture mediche &#8211; ne ha reso difficile l&rsquo;attuazione. Di fatto, ogni anno gli operatori sanitari passano la maggior parte del tempo tentando di domare l&rsquo;insorgenza di focolai di colera, meningite e morbillo.<\/p>\n<p>&ldquo;La salute riproduttiva &egrave; relegata in secondo piano. Ci sono bisogni molto pi&ugrave; urgenti&rdquo;, ha spiegato Dragudi Buwa, responsabile dell&rsquo;UNFPA nel Sudan meridionale.<\/p>\n<p>Ancora non sono stati elaborati metodi efficaci per gestire le emergenze in collaborazione con le agenzie dell&rsquo;Onu, n&eacute; sistemi per assicurare una fornitura costante di medicinali e strutture per la salute riproduttiva, che secondo Dimiti costituiscono il &ldquo;pilastro&rdquo; di un sistema sanitario in grado di garantire una vaccinazione efficace contro le malattie esantematiche.<\/p>\n<p>Le responsabilit&agrave; sono in parte da attribuire alla scarsa comunicazione tra i diversi livelli del giovane governo, sostiene Dimiti. A questo si somma l&rsquo;inadeguata presenza di collegamenti stradali tra le varie comunit&agrave; rurali sparse nella regione, che spesso restano isolate durante la stagione delle piogge.<\/p>\n<p>I mezzi di trasporto sono costosi o complicati, e come Dimiti sottolinea, le donne del Sud spesso non hanno potere decisionale sulla propria gravidanza o sul proprio stato di salute. Per di pi&ugrave;, quando riescono a raggiungere l&rsquo;ospedale, troppo spesso vengono costrette a lunghe ore di attesa da un personale paramedico poco preparato.<\/p>\n<p>Un estremo bisogno di competenze<\/p>\n<p>Festo Juma, amministratore principale del Juba Teaching Hospital, racconta con sconforto alcuni casi di parto cesareo che ha dovuto affrontare: le donne arrivano dopo un viaggio in camion di centinaia di chilometri lungo strade sconnesse in uno stato straziante di travaglio avanzato, e hanno gi&agrave; perso moltissimo sangue. <\/p>\n<p>Il reparto maternit&agrave; dell&rsquo;ospedale, tuttavia, ha perso una delle sue strutture: il centro di ostetricia dove sono state formate decine di assistenti al parto tradizionali, che attualmente non &egrave; pi&ugrave; operativo.<\/p>\n<p>&ldquo;(Le assistenti al parto tradizionali) non hanno avuto un buon impatto&rdquo;, spiega Maclean. &ldquo;Con uno scarso livello di formazione, si attenevano a ci&ograve; che gi&agrave; sapevano&rdquo;.<\/p>\n<p>L&rsquo;assistente al parto generalmente palpava la pancia della donna incinta &#8211; seguendo la prassi delle donne anziane che tradizionalmente assistevano la partoriente durante il travaglio &#8211; ma la loro formazione non permetteva di giungere a conclusioni significative. L&rsquo;unico risultato, sospetta Maclean, era uno scarso rispetto generale verso le ostetriche specializzate.<\/p>\n<p>Del resto le donne non avevano molta scelta: secondo un&rsquo;indagine effettuata dopo la guerra, nel Sudan meridionale erano solo otto le ostetriche che avevano una formazione professionale &#8211; un funzionario di governo sostiene che in realt&agrave; fossero soltanto sei -, laddove l&rsquo;UNFPA stima una popolazione di circa 10 milioni di persone.<\/p>\n<p>Di recente, si sono diplomate trentasei nuove ostetriche dopo un corso di 18 mesi, espressamente strutturato per rispondere alle esigenze del Sud, coordinato dal governo e dall&rsquo;UNFPA. Tuttavia l&rsquo;agenzia dell&rsquo;Onu stima che, a questi ritmi, ci vorranno 60 anni per adeguarsi agli standard internazionali di salute materna. Secondo un&rsquo;indagine del governo e dell&rsquo;Onu, solo il sette per cento dei parti vengono seguiti da un&rsquo;ostetrica o da un&rsquo;infermiera, e solo il 13,6 per cento delle nascite avviene in un&rsquo;istituzione sanitaria.<\/p>\n<p>&ldquo;Nelle aree rurali, la situazione &egrave; molto peggiore&#8230; La causa principale (dell&rsquo;alto numero di decessi) &egrave; la totale assenza di servizi di ostetricia in tre quarti del Sud&rdquo;, spiega Juma durante una pausa tra un&rsquo;operazione e l&rsquo;altra, con i suoi stivali di gomma bianchi, il camice verde e la mascherina appesa al collo.<\/p>\n<p>&ldquo;Gran parte della nostra popolazione &egrave; morta a causa della guerra. Vogliamo rinnovarla, svilupparci&rdquo;, dice l&rsquo;infermiera della maternit&agrave; Susan Poni. Le donne vengono incoraggiate &#8211; anche dai vertici della politica &#8211; ad avere molti figli, e molte cominciano da giovani. In uno stato, il 47 per cento delle bambine si sposa prima dei 15 anni.<\/p>\n<p>Il governo non ha ancora messo a punto il Piano per la salute riproduttiva, ma si orienter&agrave; verso &ldquo;nascite scaglionate, a prescindere dal numero di figli desiderati&rdquo;, ha detto il funzionario del ministero della salute Pamela Lomoro. Ma il 92 per cento delle donne nel Sudan meridionale &egrave; analfabeta, e la guerra ha fatto s&igrave; che i messaggi sul diritto delle donne di scegliere quando rimanere incinta non raggiungessero molte persone neanche nella capitale, per non parlare delle aree rurali.<\/p>\n<p>&ldquo;Su 1.000 gravidanze, 200 sono di adolescenti&rdquo;, avverte Armah. &ldquo;I giovani stanno morendo&rdquo;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>JUBA, 14 luglio 2008 (IPS) &#8211; La lunga gravidanza ha gonfiato la pancia della donna minuta che cammina nel nuovo lucente reparto maternit&agrave; del Sudan meridionale, stringendo tra le mani due fogli spillati. 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