BIODIVERSITÀ: Le parole non bastano

PARIGI, 2 febbraio 2010 (IPS) – Le parole non bastano a fermare il disfacimento del sistema della vita sulla terra, hanno affermato i capi di Stato e le organizzazioni internazionali per la tutela ambientale in un incontro di alto livello tenutosi a fine gennaio nella capitale francese.

“Come possiamo finanziare azioni mirate per fermare tutto questo?” ha chiesto Henri Djombo, ministro dello sviluppo sostenibile, economia forestale e ambientale della Repubblica Democratica del Congo (RDC).

“I finanziamenti non sono mai sufficienti, così come la volontà politica, soprattutto nei paesi ricchi. Allora, cosa possiamo fare?” ha detto Djombo durante il lancio dell'Anno Internazionale della Biodiversità presso la sede parigina dell’Organizzazione per l'educazione la scienza e la cultura delle Nazioni Unite (UNESCO).

“La nostra ricchezza e il benessere sono minacciati dall’immobilismo”, ha avvertito Djombo.

Uno dei motivi della mancanza d’azione è che poche persone sanno cos’è la biodiversità. Nel caso della Francia, il 75 per cento delle persone intervistate non ne conosceva il significato, ha osservato Chantal Jouanno, Segretario di stato francese per l'ecologia. La gente vuole nuove strade, e non forme alternative di trasporto, ha aggiunto Jouanno.

“Abbiamo dimenticato che la natura è la sorgente della vita sul nostro pianeta, che la natura fornisce l'infrastruttura di base per tutte le attività economiche e per le nostre culture”, ha detto Julia Marton-Lefèvre, direttore generale dell 'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) .

“Immaginate che il 30 per cento dei vostri amici sia a rischio estinzione che il rischio sia in aumento” ha detto Marton-Lefèvre, sottolineando che il 30 per cento delle specie esistenti sono minacciate – tra cui il 22 per cento dei mammiferi, nostri “cugini” biologici.

Ha poi osservato che alcuni studi dimostrano come almeno il 60 per cento degli ecosistemi sia in fase di degrado e declino. Con un parallelismo, ha chiesto: “Cosa fareste se il 60 per cento della vostra azienda agricola fosse in stato di degrado e stesse peggiorando?”.

“La vita ha impiegato miliardi di anni per evolversi e noi siamo parte di tutto questo, siamo invischiati in essa. Ma non comprendiamo questa realtà e siamo particolarmente ostinati”, ha detto E.O. Wilson, eminente biologo dell’Università di Harvard.

“Sono le piccole cose, gli animali microscopici come i parassiti, che in realtà fanno andare avanti il mondo”, ha detto Wilson, che ha coniato il termine biodiversità decenni fa.

Un solo cucchiaino di terra può contenere un miliardo di batteri, e forse 6mila specie diverse, la maggior parte ancora sconosciute. Sappiamo che ogni cosa si è evoluta adattandosi ad un particolare contesto e svolgendo una speciale funzione, ma non sappiamo quasi nulla su queste specie, ha detto.

“Questo è il mondo così com'è. Noi dipendiamo da esso … Ma la grande tragedia in atto è che le azioni umane stanno distruggendo innumerevoli specie ed ecosistemi prima ancora di sapere che esistono”, ha detto Wilson.

Il tasso di estinzione delle specie è 1.000 volte superiore al normale e sta aumentando. Senza un intervento, metà delle specie esistenti scompariranno per sempre entro il 2100. Nessuno sa cosa si preannuncia davvero per l’ecosistema terrestre.

Il problema centrale, ha detto Wilson, è come auto-sostenerci su questo pianeta, migliorando allo stesso tempo la vita delle migliaia di persone povere al mondo e preservando la natura. Non esistono possibilità per i poveri, se il loro ambiente è devastato, e la natura non può sopravvivere a un miliardo di persone “affamate di terra”.

“Noi sappiamo come fare e abbiamo le risorse”, ha ricordato.

Da parte sua, l'IUCN ha fissato nuovi e ambiziosi obiettivi per aumentare la dimensione delle aree protette dall’attuale 12 per cento delle terre al 15 per cento entro il 2015, conservando al tempo stesso quelle già esistenti.

Attualmente, meno dell'uno per cento degli oceani è protetto, ma lo stato disastroso in cui riversano le risorse ittiche mondiali e i coralli richiede un’azione immediata, per arrivare a proteggerne il 15 per cento entro il 2020, ha detto Marton-Lefèvre.

Intraprendere un’azione significativa per la salvaguardia della natura significa riesaminare il sistema economico che causa la perdita della biodiversità, ha detto Victoria Tauli-Corpuz, presidente del Forum permanente delle Nazioni Unite sulle questioni indigene.

“I meccanismi di mercato non integrano l'ecologia, la cultura, la giustizia e l'equità. Abbiamo bisogno di diagnosticare le cause reali dell’estinzione – l'attuale sistema economico”, ha detto Tauli-Corpuz.

L'attuale sistema economico considera la natura qualcosa da sfruttare, ha spiegato. Anche i popoli indigeni usufruiscono della natura, per procurarsi il cibo, tagliando gli alberi per costruire le case e, talvolta, per guadagnare denaro.

Tuttavia, vi è un forte valore culturale dell’”abbastanza” – un equilibrio tra le reali esigenze umane e della comunità e la necessità di preservare la natura.

“Nella nostra comunità [nelle Filippine], abbiamo regole severe. Se qualcuno taglia un albero, esso deve essere utilizzato per il proprio consumo, non può essere venduto, e deve essere ripiantato”, ha detto. “Queste norme di consuetudine funzionano, e ciò spiega perché la maggior parte delle foreste ancora esistenti al mondo è nelle mani dei popoli indigeni”.

Le comunità tradizionali considerano “benessere” il fatto di avere buone relazioni all'interno della comunità e con la natura, non l'acquisizione di denaro e di cose materiali, ha aggiunto. Questi sono i valori che proteggono la natura.

“Ovunque prevalgano i diritti individuali, le persone non si preoccupano della natura,” ha detto Tauli-Corpuz.

E.O. Wilson, anche se da una prospettiva molto diversa, ha raggiunto una simile conclusione. Proteggere la natura e aiutare le persone più povere del mondo è “una decisione etica e spirituale”.

Wilson ha concluso avvertento che “in futuro, ogni nazione verrà definita in base a ciò che si rifiuterà di distruggere”. © IPS