AMEGLIO, Italia, 20 marzo 2009 (IPS) – Fabrizio avverte la giovane Eriko che fuori fa molto freddo, mentre la legna crepita nel caminetto e il sole comincia a sparire dietro le montagne, ancora innevate. È cominciato lo spettacolo: sono le prove di una famosa scena dell’opera La Bohème, di Giacomo Puccini.

Terranova con alcuni dei suoi allievi dopo il concerto Yukari Susaki

Terranova con alcuni dei suoi allievi dopo il concerto
Yukari Susaki

Non siamo a Parigi, dove è ambientata l’opera, né sulla scena di un importante teatro europeo. Ad assistere, nessun critico specializzato, né nessuna giuria di concorso. Il clima è disteso, e si può godere a pieno l’armonia del canto ad Ameglio, un paesino del sud d’Italia a 50 chilometri da Napoli, circondato da montagne dove si coltivano pomodori e zucchine, e si produce miele, melassa e vino, tra le altre cose.

Fabrizio Bossio, tenore, e Eriko Sumiyoshi, soprano, studiano con il maestro italiano Vittorio Terranova, insieme ad altri venti giovani che partecipano regolarmente al corso internazionale di canto lirico organizzato ogni anno a febbraio nel complesso della comunità cattolica Fondazione “Oasi Regina degli Angeli”. Le lezioni vengono impartite in collaborazione con il tenore Francesco Zingariello.

Dopo una lunga giornata di vocalizzi e di studio di arie e di duetti, non sono previsti esami né saggi di nessun tipo. Gli allievi possono andare a cena, dove i membri della comunità servono affettuosamente i prodotti della loro terra e del loro lavoro.

La pasta non manca mai, e neppure il vino. A tavola vengono serviti peperoni verdi, melanzane, zucche, olive e ogni genere di formaggi e insaccati. Il proverbiale cameratismo meridionale infonde negli allievi lo spirito originario dell’opera italiana. Quasi sempre uno degli allievi, dopo il dolce, si avvicina al pianoforte per finire la serata intonando insieme agli altri canzoni napoletane.

“Il corso alla Fondazione viene organizzato da 3 anni insieme al maestro Zingariello. Oltre che ad Ameglio, normalmente impartisco diversi altri corsi, alcuni fissi”, ha spiegato Terranova, che da giovane ha avuto una brillante carriera internazionale come tenore (chiamato in alcune occasioni “l’Alfredo Kraus italiano” per le sue affinità artistiche con il collega spagnolo morto nel 1999), e oggi è famoso nel mondo della lirica per i suoi corsi.

Spesso tiene ‘lectio magistralis’ in Austria, Bulgaria, Giappone, Venezuela e altre regioni italiane.

Terranova, docente di ruolo presso il Conservatorio ‘Giuseppe Verdi’ di Milano, è stato maestro dei tenori argentini José Cura e Darío Volonté, del peruviano Juan Diego Flórez, dell’uruguayano Carlos Ventre, e dell’italiano Francesco Meli, quasi tutti oggi protagonisti dei principali teatri operistici mondiali.

Al corso di Ameglio partecipano soprattutto studenti italiani, che si concedono un po’ di riposo dalla spossante attività dei conservatori dove studiano durante l’anno. C’è anche un folto gruppo di giapponesi, e a volte allievi di altri paesi europei.

Alle lezioni di Terranova partecipa occasionalmente anche qualche rappresentante della lirica latinoamericana, un settore che oggi occupa curiosamente un posto di prestigio nell’Opera mondiale.

Tra gli altri cantanti di spicco provenienti dall’America Latina, anche se non allievi di Terranova, i soprani cileni Verónica Villaroel e Cristina Gallardo-Domas, il basso-baritono uruguaiano Erwin Schrott e i tenori Marcelo Álvarez e Raúl Gimenez, entrambi argentini, Ramón Vargas e Rolando Villazón, messicani, e Aquiles Machado, venezuelano.

”Perché oggi ci sono tanti cantanti latinoamericani, in particolare tenori, tra cui i miei ex allievi Ventre, Cura e Flórez? Rispondo che è perché hanno seguito la loro vocazione, si sono concentrati sullo scopo studiando senza risparmio, cercando la perfezione, fino a diventare ‘virtuosi’”, ha spiegato Terranova.

Ad Ameglio, durante il soggiorno di una settimana nel complesso della Fondazione, gli allievi dividono il loro tempo con le altre 40 persone che vivono e lavorano lì: tre coppie sposate con otto figli in totale, cinque religiosi, 10 ospiti regolari e 10 orfani, tutti sotto la direzione del sacerdote Carmine Zaccariello.

Il progetto dell’Oasi di Ameglio è “condiviso con altre persone che desiderano vivere come le prime comunità apostoliche”, ha spiegato il sacerdote. “Ho iniziato il ministero da poco più di un anno qui e sono felice e sereno, anche perché Ameglio è un posto bellissimo formato da brave persone e a grandezza d’uomo”, ha osservato Zaccariello.

L'Oasi si propone di “diventare un luogo di cultura, sport e preghiera, oltre ad essere un luogo di riscatto sociale”.

Mentre nelle sale delle lezioni si ascoltano le opere dei principali autori della lirica italiana, come Puccini (1858-1924), Giuseppe Verdi (1813-1901), Gaetano Donizetti (1797-1848) e Vincenzo Bellini (1801-1835), fuori, gli abitanti della comunità coltivano verdure di stagione, allevano animali e si dedicano all’apicoltura.

“Tutti i prodotti servono al sostentamento della comunità, quindi per il nostro consumo. Fuori vendiamo soprattutto miele, propoli e confetture”, ha spiegato padre Zaccariello, che ha aperto le strutture della Fondazione agli allievi di Terranova e Zingariello con l’obiettivo di promuovere la cultura.

Durante il corso, gli allievi partecipano ad un concerto nella chiesa di Ameglio, fuori dalla Fondazione, dove gli abitanti del paese possono ascoltare dal vivo le arie di un’opera che è parte vitale del patrimonio culturale italiano, interpretate da chi sogna di solcare la scena in teatri come la Scala di Milano, o il Metropolitan di New York.

Ma arrivare a calcare i grandi palchi non è affatto facile, e una delle prime difficoltà che deve affrontare un aspirante che ne ha le capacità è trovare un buon maestro.

La mancanza di maestri capaci “è sintomatico”, ha osservato Terranova. “Anche al tempo di Verdi mancavano buoni maestri e soltanto pochi (solo sette in Italia, a suo parere) godevano della sua stima”.

”Oggi la situazione potrebbe dirsi identica. Pochi maestri di canto sono idonei a fregiarsi di questo nome, ma ce ne sono”, ha affermato.

Poi arrivano le difficoltà: acquisire la giusta tecnica, sviluppare la maturità artistica, e farsi spazio nel mondo dell’opera. Delle migliaia di persone che studiano canto in conservatori, accademie, istituti e con maestri privati in tutto il mondo, solo una piccola percentuale arriva a cantare a livello professionale.

“L'allievo che vuole intraprendere lo studio del canto, deve fare una ricerca accurata, e se ha fortuna può trovare la strada, dedicandogli tempo, fiducia, applicazione e ferrea volontà”, ha sostenuto Terranova.

“Ce la fanno solo coloro che si dedicano totalmente alla propria vocazione, senza risparmiarsi, e che lo fanno con piacere, con slancio, con gioia, senza arrendersi”.