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FORUM SOCIALE MONDIALE: La crisi, opportunità per un "Nuovo Mondo"?

RIO DE JANEIRO, 22 gennaio 2009 (IPS) – Un forum sociale mondiale (FSM) rinvigorito dalla crisi mondiale, che riaccende un nuovo interesse per le proposte di “un altro mondo possibile”, meno utopiche o più necessarie, si aprirà con una nuova edizione dal 27 gennaio al 1 febbraio a Belém, nel nord del Brasile.


L’economia mondiale ferita promuoverà a Belém un dibattito più concreto sul “carattere della crisi” e il modello di sviluppo, sostiene Cándido Grzybowski, direttore dell’Instituto Brasileño de Análisis Sociales y Económicos (Ibase), e tra i primi organizzatori del FSM.

La decisione del presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva di recarsi a Belém il 29 e il 30 di questo mese, disertando il Forum economico mondiale di Davos, Svizzera, riflette un cambiamento nel rapporto di forze.

A gennaio 2007, Lula aveva preferito Davos, invece della settima edizione del FSM a Nairobi, Kenya. Era l’epoca delle vacche grasse, di forte crescita economica mondiale, di auge nei prezzi delle materie prime e di investimenti stranieri in Brasile. Il mercato sembrava promettere prosperità per tutti.

Oggi, con la crisi economica, energetica, ambientale e alimentare, le idee del FSM appaiono più interessanti, e realistiche.

La scelta di Belém, l’accesso nordorientale per l’Amazzonia, è un segnale dell’attenzione speciale rivolta alle questioni ambientale e climatica, oltre a quella sociale, con la partecipazione delle popolazioni povere ed etnicamente diversificate che vivono nella più grande riserva forestale e idrica dei tropici.

La crisi finanziaria alla base del diffuso stallo economico dà alla nona edizione del FSM una nuova dimensione.

Il Forum nacque nel 2001, come un’iniziativa “contro la globalizzazione che oggi è in crisi”, ha commentato Grzybowski all’IPS.

Dall’incontro a Belém dovrà nascere “un’agenda più chiara” sulle alternative per lo sviluppo, ha osservato. Ciò significa una maggiore “convergenza nei dibattiti” di un forum che da anni cerca di superare l’eccessiva frammentazione di idee e di attività.

A Belém è prevista la partecipazione di più di 100mila persone in circa 2.600 attività diverse, tra seminari, conferenze, assemblee, eventi culturali, marce e altre forme di dibattito e manifestazione, oltre a riunioni parallele, come quella delle autorità locali e del Campamento Intercontinental de la Juventud.

Il forum si concluderà con la “Giornata delle alleanze”, dedicata alle assemblee di coalizioni e reti per l’approvazione di azioni congiunte. Questo meccanismo è inteso a stimolare forme di aggregazione che non hanno avuto un grande sviluppo nelle edizioni precedenti, ha ammesso il direttore di Ibase.

Questa edizione del FSM è una novità per il semplice fatto che si svolge in Amazzonia. Oltre alla questione ambientale, di portata globale visto che si tratta della principale riserva di foreste tropicali, di acqua dolce e di biodiversità nel mondo, sarà l’opportunità per dare voce agli indigeni, ai quilombolas (comunità afro-brasiliane discendenti dagli schiavi esiliati) agli estrattori di caucciù e agli altri popoli amazzonici.

Sarà forse l’incontro più popolare, in termini di presenza di comunità di base, segnala Grzybowski; nelle edizioni precedenti, Ibase aveva infatti registrato una prevalenza di giovani, studenti e laureati.

I movimenti e le organizzazioni sociali dell’Amazzonia vogliono discutere modelli di sviluppo e alternative locali, come “protagonisti”, e non solo anfitrioni del forum, ha segnalato all’IPS Graça Costa, consulente nazionale sulle tematiche di genere dell’organizzazione non governativa FASE (Organizzazione per l’assistenza sociale e educativa), e tra gli organizzatori del FSM di Belém.

In questo senso, sarà importante la voce dei “popoli originari”, come gli indigeni, anche nel mettere in discussione le centrali idroelettriche, che hanno un forte impatto ambientale e sociale in Amazzonia, mentre la loro energia va all’estero e non viene utilizzata per le popolazioni locali, ha sostenuto.

Verrà chiamata in causa una grande impresa mineraria brasiliana, Vale, che incarna il “modello che non vogliamo”, ha commentato.

Ma il suo peso nell’economia nazionale e dello stato di Pará, di cui Belém è capitale, rende “molto complesso” un dibattito su un suo ritorno alla proprietà statale, che diversi movimenti chiedono.

L’impresa Vale, che si chiamava Vale do Rio Doce prima della privatizzazione nel 1997, esporta enormi quantità di minerali di ferro estratto dallo stato di Pará, e rifornisce molte fabbriche siderurgiche accusate della deforestazione dell’Amazzonia orientale, e dello sfruttamento dei lavoratori per la produzione di carbone vegetale.

In chiusura, si discuteranno le possibili iniziative contro Vale, che ha esteso le sue attività alla produzione di alluminio e sta pensando di costruire una centrale termoelettrica a carbone minerale, come fonte energetica, a Pará.

A Belém verrà inoltre promossa la riapertura del Forum Sociale pan-amazzonico, interrotto dopo la sua quarta edizione, nel 2005.

La giornata del 28 gennaio sarà interamente dedicata alla regione amazzonica, ai suoi movimenti e organizzazioni sociali. È per incorporare le tematiche e i processi regionali nell’incontro mondiale, ha spiegato Salete Valesan Camba, storica organizzatrice dell’Instituto Paulo Freire.

Questa volta il FSM farà un maggiore uso dei mezzi di comunicazione nella cosiddetta “Belém allargata”, un meccanismo di partecipazione virtuale dei gruppi che non potranno raggiungere la città amazzonica.

Sarà un processo “dall’esterno all’interno e viceversa”, con la diffusione delle attività da Belém e la raccolta delle informazioni sugli eventi in corso in tutto il mondo, ha spiegato Valesan Camba.

“Non ci sono segnali che la crisi economica stia influendo sulla presenza di attivisti a Belém”, a suo parere. La crisi, sostiene, ha screditato Davos e crea “un momento propizio per mettere in pratica proposte alternative”, ma il mondo non è ancora cambiato, e la società civile “non è ancora abbastanza forte per superare i mali del capitalismo”.