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ECONOMIA: Il G20 vuole fare la storia, ma prevale lo scetticismo

WASHINGTON, 19 novembre 2008 (IPS) – I leader delle 20 principali economie mondiali sono usciti dai colloqui del week-end sulla crisi apparentemente convinti di aver riportato una conquista storica, ma tra gli osservatori prevale lo scetticismo.

Casa Bianca, Eric Draper
Casa Bianca, Eric Draper

Al primo vertice dei leader del Gruppo dei 20 (G20) sui mercati finanziari e l’economia mondiale è stato concordato di utilizzare la spesa pubblica per combattere la recessione dilagante, contrastare la sregolatezza e il lassismo dei mercati, resistere al protezionismo, e far ripartire i negoziati in stallo per un nuovo patto globale sugli scambi. I progressi su alcuni di questi punti si dovrebbero vedere entro la fine di marzo 2009.

I leader hanno riaffermato tra le priorità il loro impegno a modernizzare le istituzioni finanziarie internazionali, assegnando maggiore influenza ai paesi sottorappresentati, e hanno ribadito la loro adesione agli Obiettivi di sviluppo del millennio dell’ONU contro la povertà, anche se senza spiegare che cosa questo vorrà dire, nel quadro dell’attuale situazione di caos e della riduzione degli aiuti internazionali.

La delegazione statunitense, guidata dal presidente George W. Bush, ha lasciato i colloqui con l’orgoglio intatto: nel documento finale del blocco dei 19 paesi ricchi e poveri più Unione europea (Ue), la catastrofe made-in-USA è stata imputata diplomaticamente al fallimento nelle regole del mercato in “alcuni paesi avanzati”.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy e gli altri leader europei promotori del vertice potrebbero essere visti come i protagonisti della scena mondiale, in un momento di crescente insicurezza e di calo di popolarità a casa loro. Dopo gli incontri, Sarkozy, che è anche presidente di turno dell’Unione, ha insistito sul fatto che gli europei avrebbero ottenuto “potenzialmente tutto” ciò che auspicavano dal summit.

Gli europei cercavano una maggiore regolamentazione internazionale delle società finanziarie. I leader hanno concordato l’istituzione di un “collegio di supervisori”, in modo che gli organi di vigilanza dei diversi paesi possano scambiarsi informazioni sulle banche e le società d’investimento operative all’estero.

Ma per Sarkozy, i colloqui avevano un significato più profondo. “L’America è ancora la potenza numero uno nel mondo”, ha detto in conferenza stampa. “Ma è forse l’unica? No”.

Il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, che è anche presidente del G20, aveva più o meno le stesse cose da dire su tutto il Gruppo delle otto cosiddette democrazie industriali (G8) che per molto tempo hanno dominato la scena politica ed economica internazionale. Oltre agli Stati Uniti, il gruppo include Gran Bretagna, Canada, Germania, Francia, Italia, Giappone e Russia.

“Stiamo parlando del G20 perché il G8 non ha più nessuna ragione di esistere”, ha detto Lula. “Le economie emergenti devono essere prese in considerazione nel mondo globalizzato di oggi”.

Brasile e Cina hanno superato le obiezioni di alcuni funzionari occidentali ottenendo la garanzia di includere più economie emergenti nel Forum sulla stabilità finanziaria della Svizzera tra ministri delle finanze e banche centrali. È stata anche ribadita la promessa di dare più potere ai paesi in via di sviluppo in seno al Fondo monetario internazionale (FMI) e alla Banca centrale.

I colloqui hanno poi offerto a Bush l’opportunità tanto attesa di recuperare la propria immagine internazionale, mostrando un atteggiamento multilaterale. Il presidente USA ha respinto gli appelli di Sarkozy per un incontro del G8, aprendo invece il vertice al G20, che comprende le economie avanzate ed emergenti che rappresentano almeno l’80 per cento dell’economia globale e circa due terzi della popolazione mondiale.

Con questa mossa, Bush è riuscito ad acquistare credibilità. “La prima decisione che ho dovuto prendere era chi far partecipare all’incontro. E ovviamente, ho deciso che ci sarebbero dovute essere le nazioni del G20”, ha dichiarato alla stampa.

“Con così tanti paesi, appartenenti ai sei diversi continenti, che rappresentano differenti stadi di sviluppo economico, sarà possibile raggiungere accordi, e non solo accordi; ma accordi che siano fondamentali?”, ha chiesto. “Sono lieto di rispondere a questa domanda: assolutamente sì”.

Non tutti sembravano così convinti.

”Nonostante gli sforzi del presidente Bush di elogiare il summit d’emergenza del Gruppo dei 20 sui mercati finanziari e l’economia mondiale, non c’è da stupirsi che i risultati abbiano prodotto ben poco in termini di soluzioni fondamentali ad un problema che va al di là della minaccia immediata alla crescita globale”, ha scritto il Business Standard, un quotidiano con sede nella capitale finanziaria indiana di Mumbai.

”Banca mondiale e Fondo monetario, Organizzazione mondiale del commercio (OMC/WTO), Banca dei regolamenti internazionali (BRI) e Forum per la stabilità finanziaria, sono le istituzioni che andrebbero interpellate su questi temi, e (dove) prendere rapide decisioni”, aggiunge il quotidiano in un editoriale. “Ma succede che il WTO è stato paralizzato dai disaccordi, all’FMI mancano le risorse, e alla Banca mondiale pure. La BRI aveva preannunciato la crisi, ma nessuno l’aveva ascoltata. Il G20 può avere un ruolo centrale, avanzando qualche buona proposta di tutela, ma non può sostituire il lavoro al livello della base”.

The Hindu, importante quotidiano indiano, ha concluso che dalla dichiarazione del summit “non emerge nessun cambio di paradigma” rispetto alle posizioni precedenti sui flussi globali di merci e capitali.

Il quotidiano spagnolo El Pais ha espresso un commento analogo, parlando delle proposte del vertice come di “principi generici per riformare il sistema finanziario”.

Il Britain’s Telegraph, con un titolo che alludeva alla consapevolezza dei leader mondiali sull’origine della crisi attribuita a discutibili pratiche aziendali nei mercati capitalistici avanzati, si augurava che “il fatto che il G20 abbia ammesso questa ‘colpa finanziaria’ potrebbe essere un primo esempio positivo per molti”.

Gawain Kripke, portavoce dell’organizzazione Oxfam International, ha sollecitato un maggiore ruolo delle Nazioni Unite e della sua neonata task force sulla crisi finanziaria.

“Il piano d’azione conteneva importanti gap”, ha detto Kripke, e l’istituzione dell’ONU “dovrebbe avere un ruolo di primo piano nello sviluppare e attuare proposte per dare a queste misure una base più solida quanto a trasparenza, affidabilità e rappresentatività”.

“Più di due miliardi di persone non erano rappresentate al summit, ed è fondamentale che le loro voci e i loro contributi siano parte integrante della soluzione all’attuale crisi”, ha aggiunto.

I colloqui dell’ONU dovrebbero entrare in una nuova fase la prossima settimana, con una sessione in Qatar sui finanziamenti allo sviluppo. Il prossimo vertice dei leader del G20 è prevista per aprile. Allora, Barack Obama avrà occupato la Casa Bianca, e alla presidenza di turno del G20 ci sarà la Gran Bretagna.