MELBOURNE, 13 novembre 2008 (IPS) – Mentre una persistente siccità continua a colpire vaste aree dell’Australia meridionale e orientale, la cittadina rurale di Orange – 260 chilometri a ovest della principale metropoli del paese, Sydney – sta sviluppando il primo programma australiano di raccolta delle piogge, per rispondere al fabbisogno della città.
Città di Orange
Città di Orange
“(Il progetto) è nato inizialmente per rispondere alle emergenze, poiché non c’era nessun’altra fonte d’acqua alternativa cui potessimo accedere velocemente”, spiega Chris Devitt, responsabile dei servizi tecnici del comune di Orange.
Devitt ha spiegato all’IPS che dal momento che il progetto, il Blackmans Swamp Creek Stormwater Harvesting project, offre una “soluzione piuttosto rapida” alla crisi idrica di Orange – i due bacini idrici operano attualmente al 40 per cento della capacità, più della soglia minima del 27 per cento raggiunta all’inizio di settembre, alla fine delle piogge stagionali – il Consiglio vuole trasformarlo in un impianto permanente per risolvere definitivamente il problema della siccità in quest’area.
E queste disposizioni sono indispensabili, visto che finora Orange si affidava unicamente all’acqua di superficie dei bacini rurali.
Il 5 novembre, il Centro climatico nazionale dell’Ufficio meteorologico (NCC) ha dichiarato che la siccità diventerà la norma e non sarà più un’eccezione, man mano che si consolidano gli effetti del cambiamento climatico.
”La combinazione di caldo record e di siccità diffusa negli ultimi cinque-dieci anni su un’ampia area dell’Australia meridionale e orientale non ha precedenti nella storia e, almeno in parte, è il risultato del cambiamento climatico”, sostiene l'NCC.
Il programma di Orange prevede di raccogliere l’acqua dal Blackmans Swamp Creek a nord-est della città, di estrarla, trattarla e infine immetterla nella principale diga di acqua potabile della città.
Ma anche se i 40mila cittadini di Orange potrebbero presto avere a disposizione più acqua dopo la prima raccolta prevista per marzo 2009 – la città al momento ha imposto forti limiti al consumo di acqua per uso domestico, con multe fino a 2mila dollari australiani, AUD (1.351 dollari Usa) per i trasgressori – sono state sollevati dubbi sulla qualità di quest’acqua.
I residenti di Orange hanno espresso il loro parere sul progetto su un sito web, cui si accede dal sito internet del Consiglio, creato proprio a questo scopo. Tra le preoccupazioni, il timore che l’acqua che scorre lungo le strade, i sentieri e i parchi possa non essere buona da bere, anche se ben l’85,7 per cento dei cittadini che ha risposto al sondaggio sostiene che non avrebbe problemi a bere acqua piovana.
Pur prendendo atto di questi timori, Devitt ha replicato che il Consiglio si sta dando molto da fare per convincere la popolazione che l’acqua sarà sicura. “È naturale essere preoccupati di bere un’acqua che scorre lungo le strade, con tutto ciò che questo comporta”, ha osservato.
Ma Devitt segnala che il Consiglio ha promosso un seminario di due giorni con “diverse autorità pubbliche” e “agenzie per l’ambiente”, tra cui i dipartimenti di salute, acqua ed energia dell’amministrazione dello Stato del New South Wales.
“Abbiamo quindi messo in atto processi piuttosto efficaci di precauzione per evitare ogni possibile contaminazione”, ha segnalato.
Secondo Geolyse, impresa di consulenza locale che ha effettuato un monitoraggio dei fattori ambientali per conto del Consiglio di Orange, sarà un’acqua di alta qualità.
”I dati disponibili indicano che la qualità di quest’acqua ha un riscontro positivo sui valori standard di un bacino urbano”, si legge nel rapporto di Geolyse, diffuso lo scorso luglio.
Ma nonostante le indicazioni che l’acqua sarà senz’altro sicura da bere, gli abitanti a valle di Orange – come agricoltori e allevatori che utilizzano l’acqua del torrente (creek) – temono che la raccolta delle piogge avrà effetti nocivi su di loro.
“Siamo solo molto preoccupati che questo finirà per limitare il nostro accesso ai corsi d’acqua, soprattutto durante i mesi asciutti dell’anno, in estate”, spiega il coltivatore di mele Ian Pearce, riflettendo i timori degli irrigatori di tutta l’area del Bacino di Murray-Darling, la regione agricola più importante dell’Australia, sull’accesso all’acqua.
Anche se il suo frutteto non si affaccia sul torrente, Pearce ha una licenza che lo autorizza a prelevare l’acqua che scorre ad un chilometro di distanza pompandola nella sua proprietà.
Pearce considera quest’acqua una “polizza di assicurazione”, e preferisce utilizzare la diga e l’acqua della falda acquifera per le sue coltivazioni.
“Ma negli ultimi cinque o sei anni, che sono stati terribilmente secchi, l’acqua piovana di superficie non è arrivata alle nostre dighe e ci siamo dovuti affidare alla nostra licenza per avere l’acqua pompandola dal torrente”, ha spiegato all’IPS.
È un problema di cui anche altre parti in causa sono coscienti. Pur riconoscendo che il progetto di raccolta dell’acqua piovana “deve avere un impatto anche a valle”, Geolyse sostiene che la sua attuazione può essere realizzata “senza il rischio di danni gravi o irreversibili” all’ambiente.
“La sfida sarà adattare la realizzazione del progetto per contenere la portata degli effetti e includere i bisogni degli utenti a valle e dell’ambiente acquatico”, si legge nel rapporto di Geolyse di luglio.
Il Consiglio, che sta finanziando il progetto da 4,9 milioni di AUD (3,30 milioni di dollari Usa) insieme all’amministrazione dello Stato, vorrebbe riuscire a rimediare a questi inconvenienti.
In una dichiarazione del mese scorso, il sindaco di Orange Reg Kidd ha segnalato che potrebbero essere raccolti fino a 2.200 megalitri – equivalenti a oltre 200 giorni di consumo di acqua della città – dai 12mila megalitri che scorrono in media ogni anno a valle nel corso d’acqua.
“Limitando la raccolta delle piogge vengono mantenuti i flussi ambientali e gli utenti a valle, la cui vita e sussistenza ruota intorno all’acqua, non subiscono conseguenze negative”, ha dichiarato il sindaco.
Anche il direttore tecnico è dello stesso parere. “La principale condizione, ritengo, è che il progetto raccolga l’acqua piovana solo dove ve ne sia in eccesso nel torrente. Nell’80 per cento dei casi il sistema opererà come di consueto”, spiega Devitt.
Ma sebbene Pearce non sia contrario al progetto di raccolta delle piogge di per sé, non è convinto che il sistema del Blackmans Swamp creek – che definisce “già molto sotto sforzo” – possa farcela.
“Possiamo comprendere in parte il merito della raccolta delle piogge come idea, ma siamo contrari al modo in cui viene proposta l’attuazione del progetto, e vorremmo vedere una gestione migliore dell’intero processo”, ha osservato.