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MIGRAZIONI-ITALIA: Dove si pagano le tasse, ma non si può votare

ROMA, 11 aprile 2008 (IPS) – Milioni di migranti che vivono e lavorano in Italia saranno solo
spettatori delle prossime elezioni politiche.

Su 58 milioni di abitanti, il paese conta circa quattro milioni di
immigrati regolari, di cui tre milioni sono residenti. Sei persone
su 10, tra immigrati e persone di origine straniera, vivono
nelle regioni settentrionali, quasi un milione in quelle centrali, e
oltre mezzo milione al sud, secondo i dati ufficiali.

Le minoranze cercano il loro posto in tempo di elezioni
Sabina Zaccaro/IPS

Il processo di integrazione funziona meglio nel nord e centro Italia, e meno sud, secondo l’ultimo indice annuale pubblicato dal Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel).

Il Cnel ha stilato una lista delle regioni e province d’Italia più 'accoglienti', sulla base di indicatori come la capacità di attrarre gli stranieri, la stabilità sociale e l’inclusione lavorativa.

A Roma, che conta circa 250 mila migranti, il tasso di occupazione è piuttosto elevato, con il 73,5 per cento della popolazione adulta occupata prevalentemente nell’edilizia e nei servizi, in alberghi e aziende informatiche.

”Queste cifre sono buone, e sono il risultato degli sforzi di regolarizzazione”, afferma il Ministro del lavoro Cesare Damiano.

Malgrado questi progressi, studi commissionati dal ministero degli interni dimostrano che molti italiani (85 per cento) sovrastimano il numero reale di immigrati irregolari, e sono ancora divisi sull’idea di integrazione e convivenza, considerando l’immigrato una minaccia alla sicurezza.

”È un problema di disinformazione; in molti casi questi timori non sono supportati dai fatti”, sostiene Maria Grazia Mitruzzi, che vive nel quartiere romano dell’Esquilino, dove gli italiani sono una minoranza.

Nell’area multi-etnica intorno a Piazza Vittorio e all’Esquilino la percentuale di immigrati è alta, e il noto mercato alimentare locale è gestito principalmente da immigrati.

Mitruzzi, che sta acquistando del pesce in un banco gestito da un ragazzo del Bangladesh, dice che mentre i politici parlano solo di sicurezza e criminalità, l’integrazione dal basso è già una realtà.

”Ho due figli”, dice, indicando il bambino al suo fianco. “Lui è il più piccolo, il più grande ha 12 anni. I loro compagni di scuola sono di tutte le nazionalità, e questo per loro è normale; non c’è differenza tra bambini italiani o cinesi, del Bangladesh o i tanti di lingua spagnola”.

Il bambino dice che il suo migliore amico a scuola viene dall’Ecuador. “Penso che questo sia un valore aggiunto per la loro crescita”, sostiene Mitruzzi. “Ovviamente i problemi di lingua e di apprendimento pongono qualche difficoltà a insegnanti e studenti, ma io la considero una cosa positiva”.

“All’inizio ero preoccupata di venire a vivere in questo quartiere, temevo per la sicurezza, ma viviamo qui da 11 anni, e stiamo sperimentando una convivenza pacifica. Qui c’è meno criminalità, almeno la micro-criminalità, come furti e scippi”.

Il lavoro resta un fattore chiave. “Per molti immigrati regolari, trovare lavoro è ancora molto difficile a causa delle difficoltà burocratiche, e anche se trovi lavoro, resta la difficoltà di trovare un posto dove vivere”, ha detto Raphael, infermiere, 54 anni, originario dell'Etiopia.

Raphael lavora in un ospedale di Roma e vive in Italia da 20 anni. “Molti immigrati hanno raggiunto un buon grado di integrazione sociale, ma ci sono arrivati da soli; l’aiuto della legge e della politica italiana è veramente scarso”.

”In tutti questi anni non ho visto alcun impegno (del governo) orientato all’integrazione”, dice Valentino, peruviano, in Italia da 14 anni. E se qualcuno di noi fa qualcosa contro la legge, tutti gli altri pagano”.

Secondo molti immigrati, il numero considerevole di candidati stranieri presentati dai partiti del centro sinistra alle vicine elezioni è un segnale positivo.

Se tutti gli immigrati candidati nelle liste per il senato e per la camera fossero eletti, siederebbero parlamento tre deputati e un senatore nati all’estero, uno in più rispetto alla precedente legislatura.

Pur essendo residenti, gli immigrati che non hanno acquisito la cittadinanza non possono partecipare al voto politico, ma solo essere rappresentati dai consiglieri aggiunti nei consigli comunali.

Dal 1996, solo i cittadini provenienti da paesi della comunità europea hanno diritto di voto, e solo per le elezioni amministrative.

I dati del Dossier Statistico sull'Immigrazione di Caritas- Migrantes dicono che dei 250 mila immigrati residenti a Roma (provenienti in gran parte da Romania, Filippine, Polonia e Perù), il 17 per cento proviene da paesi comunitari.

Dei tre milioni di migranti regolari sull'intero territorio, solo l'1per cento ha acquisito la cittadinanza italiana, una procedura particolarmente restrittiva.

”È un buona cosa avere anche noi i nostri candidati, è un segno di progresso, ma mi chiedo se esista davvero per loro la possibilità di prendere abbastanza voti, e mi domando se i politici italiani vogliano davvero una rappresentanza degli immigrati all’interno delle istituzioni”, ha dichiarato Raphael.

I politici di tutti i partiti dovrebbero tenere in considerazione il contributo degli immigrati alla crescita dell’Italia, ha aggiunto. “Come i commercianti di Piazza Vittorio, che sono regolari, pagano le tasse, vivono da molti anni come cittadini italiani, i loro figli sono nati qui …però non possono votare”.