ACCRA, 21 dicembre 2007 (IPS) – Resta acceso in Ghana il dibattito, avviato ormai da qualche tempo, sui probabili effetti nel paese di un accordo di partnership economica (EPA) con l’Unione Europea. Questo soprattutto grazie a Tetteh Hormeku, uno dei più energici attivisti africani in tema di commercio.
La posizione della Commissione Europea, braccio esecutivo dell’Ue, è inamovibile: circa 80 paesi di Africa, Caraibi e Pacifico (ACP) devono firmare gli EPA provvisori – relativi al commercio di beni – entro la fine di quest’anno. Le consultazioni su altre questioni, come la liberalizzazione dei servizi e le regole sugli investimenti, potranno invece proseguire nel 2008.
Gli appelli dei governi dell’Africa occidentale per un posticipo della scadenza sono stati respinti dai funzionari dell’Ue.
Hormeku, noto avvocato di 48 anni, lavora dal 1994 con il gruppo Third World Network Africa, ad Accra. È cresciuto a Old Ningo, un centro che vive di pesca e agricoltura a 50 chilometri dalla capitale del Ghana, dove i suoi genitori coltivavano pomodori, tapioca e peperoni.
Erano raccolti “utili” durante la sua infanzia, ricorda, ma dagli anni ’80 il loro peso nell’economia nazionale è crollato, da quando Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale e Ue insistono per aprire i mercati nazionali ai cibi spesso più economici provenienti dall’estero.
Eliminando la maggior parte delle tariffe sulle importazioni agricole dall’Europa, gli EPA renderebbero la situazione degli agricoltori del Ghana ancora più precaria rispetto a oggi, teme Hormeku, inasprendo la povertà in questo paese a basso reddito.
Hormeku ha parlato con il corrispondente dell’IPS a Bruxelles, David Cronin, durante la sua visita ad Accra*.
IPS: Qual è lo stato dei fatti nei negoziati EPA tra il suo governo e la Commissione Europea?
TH: Martedì (4 dicembre) ero piuttosto sconvolto quando ho sentito che era arrivata una delegazione della Commissione Europea e portava con sé una bozza provvisoria dell’accordo. Lo stesso martedì, la delegazione aveva dichiarato: “Abbiamo un volo stasera”, anche se poi lo hanno posticipato.
Un approccio scorretto, se davvero i funzionari volevano discutere con noi l’accordo provvisorio. Avrebbero dovuto sottoporci una copia almeno con una settimana di anticipo. Non ci si sveglia un martedì e si dice, “ecco, questo è l’accordo che dovete firmare”. Le consultazioni alla fine sono fallite a causa di una proposta dell’Ue sull’abolizione delle tasse di esportazione. Le tasse di esportazione sono usate dai paesi in via di sviluppo per incoraggiare la lavorazione a livello nazionale. In Ghana, abbiamo tasse di esportazione su cacao e ferro – per scoraggiare l’esportazione dei materiali metallici.
IPS: Può spiegare perché l’Ue vuole che vengano eliminate le tasse di esportazione applicate dai paesi africani?
TH: Il Kenya ha una tassa di esportazione sulla pelle grezza. Nel 2005, l’Ue ha cercato di costringere il Kenya a rinunciare alla sua tassa di esportazione sulla pelle, ma il Kenya si è rifiutato. Quando ha fallito con il Kenya, ha cercato di introdurre nuove regole nell’OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio), ma tutti – Cina, India, ecc. – si sono rifiutati.
La posizione dell’Ue si spiega con la Global Europe strategy (la strategia globale europea, un documento politico dove viene esplicitata l’intenzione dell’Unione di eliminare ogni ostacolo che le aziende europee potrebbero incontrare all’estero). Per garantire la competitività dell’industria manifatturiera europea, bisogna assicurare un flusso continuo dei materiali grezzi.
IPS: È contento che il governo del Ghana non abbia accettato l’accordo proposto dall’Ue?
TH: Più che contento, ne sono piacevolmente sorpreso.
IPS: Malgrado l’Ue abbia avviato le consultazioni con l’obiettivo di concludere un accordo con la regione dell’Africa occidentale, ultimamente ha cercato di stringere accordi con i singoli governi della regione. Che ne pensa?
TH: La delegazione europea non sarebbe dovuta venire in Ghana. ECOWAS (la Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale) ha costituito un team per i negoziati. L’Ue ne è al corrente, ma viene ancora in Ghana e si rivolge al capo di stato.
Questo sarebbe come scavalcare Peter Mandelson (politico inglese e commissario europeo per il commercio), e andare da Gordon Brown (primo ministro britannico). Sarebbe come dire a Brown, “Abbiamo un problema con Peter Mandelson, lei deve intervenire”.
È una dimostrazione del cinismo dell’Unione Europea. Innanzitutto, sostengono che gli EPA servono per promuovere l’integrazione regionale. Poi, quando non ottengono quello che vogliono, assumono un comportamento tale da minacciare la nostra stessa integrazione regionale.
IPS: Crede che Mandelson abbia un atteggiamento colonialista?
TH: Non la metterei in termini di pensiero coloniale. Il suo atteggiamento è questo, se ritiene che una cosa sia buona per te, allora è davvero buona per te. Lo stesso atteggiamento che aveva nel governo britannico (quando era segretario di stato per l’Irlanda del Nord); si è comportato così anche con gli irlandesi, quando doveva trattare con loro.
IPS: Una “valutazione di impatto sulla sostenibilità” effettuata per conto della Commissione ha rivelato alcuni degli effetti negativi che gli EPA potrebbero avere sul Ghana. Si prevede per esempio che l’agricoltura sarà penalizzata quando le tariffe sulle importazioni alimentari dall’Europa saranno eliminate. Le secca constatare che la Commissione abbia ignorato questo studio?
TH: A maggio del 2003, c’è stato un incontro con Pascal Lamy (allora commissario europeo per il commercio) all’Hotel La Beach (di Accra). Gli chiesi cosa avrebbe fatto se le valutazioni di impatto sulla sostenibilità per l’Africa occidentale avessero confermato che la liberalizzazione non era necessaria. Lamy mi ha risposto: “Non mi interessa, io sono qui per fare gli interessi dell’Europa”.
IPS: L’Ue rimarca costantemente il fatto di essere il primo donatore di aiuti nel mondo. Il quadro che lei traccia si rivelerebbe un trauma per gli europei, i quali pensano di aiutare i paesi in via di sviluppo.
TH (con una bottiglia di birra in mano): Chi crede in questo, ha troppa fede nelle istituzioni europee. L’Ue si comporta da bandito nei negoziati internazionali. Non diversamente dagli americani, ma forse la differenza è che gli americani dicono, “Voglio la tua birra, ragazzo, e se non me la dai, ti sparo”. Gli europei dicono, “Voglio la tua birra perché è nel tuo stesso interesse darmela”.
*L’intervista è stata rilasciata prima che il Ghana firmasse un EPA con l’Ue il 13 dicembre.