PENA DI MORTE-USA: Tribunale della Florida alle prese con i labirinti del QI

TAMPA, Florida, 12 settembre 2007 (IPS) – Un giudice della Florida ha condannato a morte un assassino colpevole, nonostante il punteggio estremamente basso ottenuto nel calcolo del suo quoziente intellettivo (QI). La decisione, secondo alcuni attivisti contrari alla pena capitale, potrebbe compromettere la possibilità che individui con grave ritardo mentale usufruiscano dell’ancora di salvezza lanciata dalla Corte suprema degli Stati Uniti cinque anni fa.

Lo scorso 24 agosto, il 49enne John Couey è stato condannato a morte per il rapimento, lo stupro e l’omicidio di Jessica Lunsford, nove anni, avvenuto nel febbraio 2005. Prima della sentenza, gli avvocati di Couey avevano reso noto che l’uomo soffriva di ritardo mentale, avendo ottenuto il punteggio di 64 nel test di intelligenza. Per questo, avrebbe dovuto essere risparmiato dalla morte per iniezione letale, e condannato all’ergastolo.

Secondo la legge della Florida, la definizione legale di ritardo mentale si addice a un individuo che ottiene un punteggio inferiore a 70. Il quoziente intellettivo di un cittadino americano medio corrisponde a 100.

Nel 2002, nel caso Atkins contro Virginia, la Corte suprema dichiarò illegale l’esecuzione degli individui con ritardo mentale. Con una maggioranza di sei a tre, i giudici dichiararono illegale la decisione della Virginia di condannare e morte individui mentalmente ritardati, in quanto violava l’ottavo emendamento della costituzione, che vieta le pene crudeli e inusitate.

Nel caso Couey, il giudice Ric Howard, pur non mettendo in dubbio questa decisione, ha respinto il test del QI presentato dalla difesa, accettando invece quello fornito dall’accusa. Secondo quest’ultimo, Couey aveva ottenuto 89 punti. Due settimane dopo, la corte lo ha condannato a morte. Tre giorni dopo l’approvazione della sentenza, Couey è stato trasferito nel braccio della morte della città di Starke, con diritto di appello. Ma i lunghi processi d’appello e il ritmo lento delle esecuzioni fanno sì che in Florida i tempi medi di permanenza nel braccio della morte si aggirino intorno ai 10, 12 anni.

Di recente, altri due casi di pena capitale legati al test del QI hanno alimentato la polemica sul modo in cui il tribunale giudica i carcerati con un quoziente intellettivo al di sotto della media.

L’11 aprile, James Lee Clark è stato giustiziato per iniezione letale in Texas, tra i primi stati Usa per numero di esecuzioni. Diversi gruppi che si battono contro la pena di morte avevano protestato prima dell’esecuzione, sostenendo che Clark aveva un quoziente intellettivo inferiore a 70. Clark era stato condannato per aver ucciso una ragazza adolescente nel 1993.

Ma lo scorso agosto, in Pennsylvania, la controversia sulle capacità mentali di Jose DeJesus, accusato di due omicidi, lo hanno salvato dalla minaccia dell’esecuzione. Diversi psicologi hanno testimoniato di avere dei dubbi sulle sue cognizioni mentali. Un tribunale ha deliberato che, nel suo caso, la sentenza di morte era incostituzionale, anche perché l’uomo aveva un “moderato ritardo mentale”. ”Forse adesso gli Usa stanno giustiziando le persone con ritardo mentale poiché queste scivolano tra le maglie del sistema penale”, ha detto in un’intervista all’IPS Jonathan Broun, avvocato ed esperto di casi borderline.

Secondo Cassandra Stubbs, portavoce della American Civil Liberties Union, questi problemi sorgono a causa dei “tanti punti interrogativi” lasciati aperti dalla sentenza della Corte suprema del 2002, che vietava le esecuzioni di individui con ritardo mentale.

La Corte non aveva specificato quale punteggio del QI costituisse sintomo di ritardo mentale; e non aveva stabilito se il test fosse strettamente necessario per emettere una sentenza.

”In Florida, devi avere un punteggio non superiore a 70 per essere dichiarato mentalmente ritardato”, ha spiegato Stubbs. Ma ciascuno stato Usa – e 38 stati su 50 prevedono ancora la pena di morte – è libero di definire i propri parametri.

Stubbs ritiene che gli avvocati finiranno per portare i casi davanti alla Corte suprema per ottenere chiarimenti.

Altre persone intervistate dall’IPS hanno evidenziato diverse problematiche sullo stesso tema.

Il caso Couey in Florida ha dimostrato che non esiste un test del QI valido in tutti gli Stati Uniti. In quasi tutti gli stati vengono usati due tipi di test: il test Standford-Binet, e il test WAIS III (Wechsler Adult Intelligence Scale, scala di intelligenza Wechsler per adulti).

Non c’è poi uniformità neanche sul momento esatto in cui, in un caso penale, debba essere sollevata e definita la questione del ritardo mentale, secondo Richard Dieter, del Centro informativo sulla pena di morte di Washington.

”Ci sono tantissime variabili tra i diversi stati sulla questione: alcuni hanno legislazioni (scritte) in cui si prevede che l’avvocato debba sollevare questo punto prima del processo; altri sostengono che può essere presentato dopo il processo… In Texas, per esempio, non c’è una legge, non esiste nessuna legislazione sull’argomento”, ha osservato.

Ronald J. Tabak, eminente avvocato di New York che si batte per i diritti civili e contro la pena di morte, ha detto all’IPS che la questione del ritardo mentale viene in genere risolta prima che il caso arrivi in tribunale. Ma la Corte suprema non ha stabilito chi fra il giudice e la giuria debba deliberare in tribunale.

La controversia aperta su test del QI, ritardo mentale e pena di morte è destinata a pesare sul dibattito sempre più acceso sull’intero sistema della pena capitale negli Stati Uniti.

La maggioranza degli stati Usa comincia a tirarsi indietro di fronte alle condanne a morte, oppure le giurie optano per il carcere a vita. Ma lo stato del Texas prosegue il suo “ritmo incessante di uccisioni sponsorizzate dallo Stato”, ha scritto questo mese il Dallas Morning News in un editoriale fortemente critico.

Sia il Texas che la Florida sono tra i pochi stati al centro di un'altra questione che domina il dibattito sulla pena di morte: l’uso dell’iniezione letale come metodo di esecuzione. L’anno scorso un boia in Florida ha mancato una vena, lasciando la vittima a contorcersi in un’agonia che è durata 34 minuti.

“Su circa 900 esecuzioni per iniezione letale avvenute dal 1977, 40 sono state improvvisate”, hanno scritto Willian Laner e Keith H. Berge sull’ultimo numero di Mayo Clinic Proceedings.

Alla base del problema, la mancanza di formazione dei chi compie le esecuzioni.

Ma secondo i due medici, in nessun caso i dottori dovrebbero contribuire alla “tecnologia dell’assassinio”. “I medici e i loro farmaci dovrebbero essere fisicamente, filosoficamente e simbolicamente rimossi dalle camere di esecuzione”, hanno scritto i due esperti.

La Associazione americana dei medici proibisce ai suoi iscritti di partecipare alle esecuzioni autorizzate dallo Stato.

La piena fiducia nel sistema giudiziario Usa è stata scossa dalla presenza di oltre 2 mila detenuti nel braccio della morte, la cui sentenza o condanna è stata convertita dopo il 1973. Le nuove tecniche che si avvalgono dell'uso del DNA e di altri progressi nelle scienze forensi e che hanno prosciolto più di 100 persone per altri crimini, hanno fatto aumentare gli interrogativi sulle possibilità di errori giudiziari nei casi di pena di morte.

Gli Stati Uniti appaiono inoltre sempre più isolati sulla questione della pena di morte nel mondo. Anche alcuni paesi più poveri, come il piccolo Stato centro-asiatico del Kyrgyzstan, hanno di recente abolito la pena capitale, e stanno lottando per introdurre un sistema penale più umano, che preveda il possibile rilascio dei prigionieri pentiti e il loro ritorno nella comunità.

Quest’anno l’American Bar Association dovrebbe divulgare un rapporto sul sistema della pena capitale negli Usa, che sembra conterrà una sezione su ritardo mentale e pena di morte. Ma non si conosce ancora la data di pubblicazione.