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SALUTE-ASIA: Hiv/Aids dal volto di donna

COLOMBO, 22 agosto 2007 (IPS TerraViva) (IPS) – Prosegue a pieno ritmo la “femminizzazione” di Hiv e Aids nell’area Asia/Pacifico, e lo dimostra il fatto che quasi il 40 per cento dei nuovi casi di Hiv colpisca le donne, anche se le ultime stime assicurano che, rispetto alle previsioni, è sceso il numero di persone che vive con questa malattia nella regione.

Secondo Nafis Sadik, consulente e inviata speciale per l’Hiv/Aids in Asia/Pacifico del Segretario generale delle Nazioni Unite, ciò che è allarmante è il tasso sproporzionato di Hiv tra le giovani donne sposate.

Il matrimonio e la fedeltà sembrano offrire scarsa protezione dalla malattia, e i comportamenti sociali continuano a mantenere le donne in condizione di povertà e prive di potere, ha dichiarato Sadik all’ottavo Congresso internazionale sull’Aids in Asia e Pacifico (ICAAP) a Colombo.

“È arrivato il momento di dare (alle donne sposate) un volto, una voce”, ha detto Prasada Rao, direttore regionale del Programma congiunto dell’Onu su Hiv/Aids.

Citando uno studio del Programma Onu per lo sviluppo, Rao ha dichiarato che in Asia meridionale il 40 per cento delle donne vive nella casa dei suoceri dopo la morte per Aids del marito, e all’80 per cento di queste donne vengono negati i diritti di proprietà.

L’Hiv (acronimo inglese per virus di immunodeficienza umana) colpisce il sistema immunitario provocando la sindrome da immunodeficienza acquisita (Aids).

Il crescente tasso di Hiv tra le donne più giovani è in parte dovuto alla falsa idea che l’ignoranza delle donne riguardo al sesso e alla sessualità prematrimoniale sia un bene, ha sostenuto Sadik, sottolineando come la necessità di un’educazione sul sesso e l’Aids per le giovani donne sia fondamentale per fronteggiare l’epidemia.

In paesi come Tailandia e Cambogia, più del 35 per cento dei nuovi casi di Hiv vengono registrati tra le donne sposate; una tendenza che preoccupa gli esperti, anche se gli ultimi dati ufficiali mostrano che sono 5,4 milioni – e non 8,3, come era emerso dalle stime precedenti – le persone che vivono con l’Hiv nella regione.

Annmaree O'Keeffe dell’agenzia di aiuti australiana AusAID, ha definito l’Hiv/Aids una questione che riguarda la giustizia, l’educazione, il business, le donne e lo sviluppo, e ha dichiarato: “È un tema che richiede intuito, leadership e impegno per affrontare cause impopolari come i diritti e i bisogni delle minoranze stigmatizzate e socialmente emarginate, e se necessario una sfida alle norme sociali riguardanti il genere e la sessualità”.

“La discriminazione contro le donne, le relazioni di potere ineguali tra uomini e donne, sono alla base delle ineguaglianze di genere che alimentano la ‘femminizzazione’ dell’epidemia”, ha detto Sunila Abeysekera, direttrice esecutiva di Inform, con sede in Sri-Lanka, un centro di documentazione che si occupa di diritti umani nelle situazioni di guerra e di conflitto.

Anche dopo trent’anni di impegno – soprattutto di adesione formale – da parte dei governi nella tutela dei diritti delle donne, Abeysekera considera il mondo un “luogo estremamente pericoloso” per la popolazione femminile.

“La violenza sessuale e la dipendenza economica aumentano la vulnerabilità delle donne verso l’Hiv”, concorda O’Keeffe. “Il debole status sociale ed economico delle donne in molte società significa che le donne non hanno una posizione di potere sufficientemente forte per poter negoziare sul sesso sicuro”.

Perciò, il modello dell’ABC (acronimo inglese per astinenza, fedeltà e uso del preservativo) ha scarse probabilità di successo nel tutelare le donne, a meno che non si prendano in considerazione situazioni contestuali più ampie.

“Se solo consideriamo chi è generalmente più forte in ciascuno di questi tre ambiti di relazioni sessuali (astinenza-fedeltà-uso del preservativo), capiremo quanto sia spesso limitata la capacità di negoziazione delle donne”, ha aggiunto.

Abeysekera concorda, spiegando che le impari relazioni di potere rendono le donne più vulnerabili al sesso violento e coercitivo, che spesso le mette in condizione di svantaggio, lasciandole con poche o nessuna possibilità di rifiutare il sesso, e ancora meno di negoziare per un sesso protetto e sicuro con il proprio partner.

Laddove le donne sono soggette allo sfruttamento sessuale, Abeysekera evidenzia il bisogno di guardare al nesso tra le due pandemie interconnesse – violenza contro le donne e Hiv/Aids – e non solo attraverso la lente della salute, ma anche per affrontarlo come un problema sociale e culturale.

“Così come la violenza contro le donne e l’Hiv/Aids sono temi legati alla fisiologia, all’epidemiologia e all'organismo, essi sono altrettanto legati alla trasformazione politica e sociale”, secondo Abeysekera.

“Ma la sfortuna delle donne non finisce qua. Una volta colpite dall’Hiv, queste donne diventano bersaglio di ulteriori discriminazioni e violenze, proprio per la loro positività alla malattia. “Il timore delle violenze può portare le donne a non chiedere informazioni e a non sottoporsi al test di controllo, impedendo loro di accertare lo stato della malattia e di ricevere cure e assistenza”.

“Il matrimonio è tutt’altro che una garanzia di protezione dall’Hiv per le donne”, concorda O'Keeffe, citando ad esempio la Cambogia, l’India e la Tailandia, dove alcuni studi hanno mostrato che i mariti sono la principale fonte di Hiv per le donne. “E una volta che le donne diventano positive all’Hiv, anche le norme di genere predominanti aumentano le probabilità di essere condannate, emarginate e rifiutate dalle loro famiglie”.

Ai leader è stato chiesto di creare ambienti più favorevoli alle donne e di investire nell’educazione femminile, per poter offrire loro opportunità economiche, un ambiente legale adeguato e dei sistemi che le proteggano dalle discriminazione.

“Dobbiamo rafforzare la nostra determinazione per creare un mondo in cui le donne e le ragazze possano vivere libere da ogni forma di discriminazione, coercizione e violenza, anche dalla coercizione e dalla violenza sessuale”, ha detto Abeysekera, sollecitando un’analisi di genere coerente, un adeguato stanziamento di risorse, e un impegno verso i diritti umani e l’empowerment delle donne.

A livello politico, la direttrice di Inform ha chiesto ai leader di puntare sulla tutela dei diritti delle donne con le garanzie di legge, e di contrastare le tradizioni e le pratiche che fanno delle donne cittadini di seconda categoria. (Terra Viva è una pubblicazione dell’IPS).