DUBAI, 4 aprile 2007 (IPS) – Indiani e pachistani hanno superato diverse altre nazionalità asiatiche investendo milioni di dollari e divorando opportunità di investimenti immobiliari negli emirati settentrionali di questo piccolo stato nel golfo persico, secondo fonti locali del settore.
Tuttavia, secondo le stesse fonti, anche iraniani e russi sono investitori immobiliari di un certo peso. La domanda degli investitori stranieri è tanto alta che quasi tutte le agenzie immobiliari hanno assunto agenti multilingue per interagire con clienti non di lingua inglese. Tra le lingue offerte, hindi, farsi (dari), russo e anche afrikaans.
Alcuni degli attuali investitori sono espatriati che vivono negli Emirati Arabi Uniti (EAU), mentre altri sono individui che approfittano dei salari più alti e delle economie crescenti di Asia, Iran, delle repubbliche ex sovietiche e d’Europa, come riferiscono fonti interne al settore.
L’EAU ha una delle popolazioni più varie in Medio Oriente, con una predominanza di sud-asiatici. Nel 2006, gli indiani erano circa 1,2 milioni e i pachistani 700.000, e i sud-asiatici erano la più grande comunità di espatriati in questa nazione ricca di petrolio, circa il 60 per cento della popolazione.
”I maggiori compratori sono indiani e pachistani. Molti di loro ricoprono posizioni molto ben remunerate e cercano un posto a metà tra la terra di origine e la loro nuova residenza“, dice Omar Ayesh, presidente della società di investimento e sviluppo immobiliare Tameer.
Il governo dell’EAU non ha un database centralizzato degli investitori, quindi non esistono informazioni demografiche accurate relative ai compratori. I portavoce delle ambasciate indiana e pachistana nell’EAU sostengono di non conoscere il numero di investitori provenienti dai loro paesi, perché normalmente, per questo genere di acquisti, non viene contattata l’ambasciata.
Secondo Ayesh e altri, la maggior parte dei recenti investimenti è stata realizzata nei due emirati settentrionali di Ras Al Khaima e Umm Al-Quwain. Entrambi hanno dichiarato la loro intenzione di investire miliardi di dollari nella costruzione di appartamenti residenziali medi e di lusso, ville, scuole, centri commerciali e di intrattenimento. Hanno inoltre modificato la loro legislazione immobiliare per consentire agli stranieri – che siano ospiti o residenti – di comprare e vendere beni immobili.
”Alcuni acquistano come investimento a breve termine per rivendere poi la proprietà e trarne profitto, altri comprano per periodi più lunghi”, racconta Amit Vaid, agente immobiliare della RAK Properties, nell’emirato di Ras Al Khaima.
Malgrado anche l’emirato di Ajman, situato tra Dubai e i due emirati più a nord, abbia annunciato piani di sviluppo, lo stesso emirato ha in generale attratto un numero minore di investitori, perché – come spiega una persona del settore immobiliare – “sono davvero carenti nelle relazioni pubbliche e non hanno idea di cosa stanno facendo o di come divulgare il messaggio”. Una situazione simile si delineava proprio mentre Dubai avviava pochi anni fa i suoi mega-progetti immobiliari.
L’ultimo grande sviluppo, a parte Dubai, è oggetto di controversia e di polemica. L’EAU è una federazione di sette emirati — Abu Dhabi, Ajman, Dubai, Fujairah, Ras al-Khaimah, Sharjah, e Umm Al-Quwain.
Come mai gli altri emirati stanno facendo oggi quello che Dubai ha fatto già da qualche anno? Come è percepito il mercato? Tutto questo allontanerà i riflettori da Dubai o contribuirà a creare un equilibrio nel paese?
”C'è una domanda effettiva nella regione rispetto alle opportunità di investimento, in gran parte grazie agli elevati prezzi del petrolio. Molti – arabi, musulmani e altri – stanno esplorando le possibilità di investimento”, ha detto Ayesh. Una febbre anti-americana nella regione allontana gli investitori dal mercato degli Stati Uniti, secondo molti analisti finanziari a Dubai.
Nell'attrarre i petroldollari degli avventurieri o i conti dei risparmiatori comuni, gli emirati settentrionali sembrano preoccupati delle difficoltà già affrontate da Dubai, pur cercando di seguire un proprio stile.
Sharjah, emirato conservatore confinante con Dubai, per esempio, si concentra maggiormente sugli investitori in affari, più che su occidentali comuni che potrebbero richiedere articoli vietati dalla religione islamica, come alcol e costumi da bagno, in cambio di centinaia di migliaia di dollari spesi in appartamenti di lusso.
”So che Sharjah è molto conservatore rispetto a Dubai, ma in genere i nostri capi si preoccupano molto di garantire alla gente una vita comoda, sempre rispettando gli standard (religiosi e morali), ma senza ignorare il lusso”, riferisce Sheikha Shamsi del dipartimento per lo sviluppo economico di Sharjah.
Tuttavia, Sharjah sta spendendo cinque miliardi di dollari Usa per sviluppare le Isole Nujoom e costruirvi alloggi residenziali, giardini, parchi e spiagge che potrebbero attrarre investimenti dall’occidente.
Nel mercato immobiliare, sembra che la recente corsa allo sviluppo nel settore non tolga nulla al fascino di Dubai, anzi, potrebbe rendere la stella liberale del Medio Oriente un luogo ancora più attraente.
”Dubai sarà sempre il cuore (dei progetti di sviluppo): Dubai non è solo un’opportunità di investimento, Dubai è uno stile di vita”, dice Mohamed Sharif, amministratore delegato di Property and Finance Real Estate a Dubai. “Ogni emirato potrebbe offrire gli stessi vantaggi, ma senza intaccare il prestigio di Dubai”, ha aggiunto.
Secondo i residenti, i prezzi di vendita sono già crollati a Dubai nell’ultimo anno, malgrado gli esperti ritengano che questo sia più una conseguenza dell’eccesso di sviluppo che l’effetto della crescita degli emirati settentrionali.
Umm Al-Quwain ha in programma di sviluppare le aree industriali e d’affari per compensare il proprio sviluppo residenziale, nella speranza di riuscire ad attrarre dei residenti veri e non soltanto speculatori.
Secondo molte delle fonti intervistate, ci sono grandi compagnie che pensano già di spostare alcune delle loro operazioni da Dubai verso gli emirati più a nord, dove i costi operativi e di alloggio sono inferiori.