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SVILUPPO-AFRICA: Cambiamento climatico: chi non potrà evitarlo, dovrà adattarsi

NAIROBI, 20 novembre 2006 (IPS) – Dalla conferenza sul cambiamento climatico da poco conclusa a Nairobi, è emerso che – insieme alla promessa di diminuire le emissioni di gas serra – un ruolo chiave può avere anche l’adattamento agli effetti della trasformazione dei modelli climatici.

Tuttavia, secondo alcuni delegati presenti al meeting di Nairobi, mitigazione e adattamento devono andare di pari passo se si vogliono affrontare i mutamenti climatici in maniera efficiente – intuizione confermata anche da Annan.

”Mentre cerchiamo di diminuire le emissioni, dobbiamo impegnarci maggiormente nell’adattamento al riscaldamento globale e ai suoi effetti, e integrare i rischi imposti dal cambiamento climatico con strategie e programmi finalizzati al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio”, ha detto Annan nel suo discorso.

Tuttavia, a molti governi africani manca il denaro necessario ai programmi di adattamento, ha dichiarato Richard Odingo, professore di geografia presso l’Università di Nairobi specializzato in climatologia. “L’Africa è vulnerabile rispetto a eventi climatici estremi, e dispone di risorse finanziarie limitate. Sono necessari finanziamenti esterni per attivare i programmi di adattamento nel continente”, ha fatto notare.

Un fondo per l'adattamento per aiutare i paesi in via di sviluppo è stato assicurato dal Protocollo di Kyoto nella Convenzione, e al meeting di Nairobi sono stati discussi alcuni dettagli su come realizzare questa iniziativa.

Il protocollo si concentra sulla riduzione delle emissioni di gas serra, come il biossido di carbonio e il metano, che molti scienziati considerano legati all’aumento delle temperature, e al conseguente cambiamento climatico. Si richiede che entro il 2012, 35 nazioni industrializzate riducano le loro emissioni combinate del cinque per cento sotto i livelli del 1990. Dei 189 stati che hanno firmato la Convenzione, solo 165 hanno ratificato il Protocollo di Kyoto del 1997.

Gli Stati Uniti, principale responsabile delle emissioni di gas serra (con circa il 25 per cento su tutti i paesi industrializzati), non ha ancora aderito al protocollo – firmato durante il mandato di Bill Clinton – che obbliga i paesi a ridurre i gas serra fino al sette per cento. Su questo punto, i funzionari americani presenti al meeting sono stati sottoposti a pesanti critiche, con appelli perché gli Usa ratifichino il protocollo.

Oltre all’inadeguatezza delle risorse per affrontare il cambiamento climatico, un altro timore per l’Africa è l’assenza di competenze tecnologiche specifiche.

”Ci manca la tecnologia per utilizzare i pozzi superficiali quando i fiumi diventano stagionali, raccogliere acqua piovana in larga scala e dirottare l’acqua dell’oceano per uso industriale”, ha detto all’IPS Juma Mgoo, funzionario presso il Ministero delle risorse naturali in Tanzania.

Il meeting tenutosi dal 6-17 novembre ha riunito circa 6.000 delegati, impegnati nella ricerca di strumenti adeguati per il cambiamento climatico, che sarà presumibilmente più disastroso per le nazioni in via di sviluppo, mal equipaggiate ad interagire con esso. Il cambiamento dei modelli climatici causerà, tra l’altro, siccità e inondazioni, eventi climatici che portano spesso ad insicurezza idrica e alimentare.

”Il nostro appello è quello di coinvolgere i nostri partner occidentali per lo sviluppo, i quali temono che pur volendo aiutare i paesi in via di sviluppo, il loro aiuto non funzionerebbe senza il nostro impegno per i mutamenti climatici”, ha detto George Krhoda, segretario permanente del Ministero dell’ambiente e delle risorse naturali in Kenya.

”Il cambiamento climatico ci costa moltissimo in investimenti. A parte la perdita di vite umane e di proprietà, riporta il paese a un punto zero, soprattutto quando si tratta di sostituire ponti abbattuti o strade spazzate via dalle inondazioni”, ha detto all’IPS, ricordando che il costo di un chilometro di strada per il governo è di circa 14.000 dollari.

Le osservazioni di Krhoda arrivano in un momento in cui la regione costiera del Kenya sta sperimentando pesanti inondazioni, con la conseguente interruzione di una parte di strada che collega alla Tanzania.

Oltre ai finanziamenti per la ricostruzione di strade e simili, il governo richiede milioni di dollari per aiutare le famiglie colpite dalla siccità, fenomeno divenuto ricorrente in questo paese dell’Africa orientale.