CITTÀ DEL MESSICO, 25 maggio 2006 (IPS) – I governi latinoamericani si dicono preoccupati per la politica statunitense di contenimento dell’immigrazione, che prevede il rafforzamento delle proprie frontiere a sud, con più militari e la costruzione di nuovi muri. Nel frattempo, i trafficanti si sfregano le mani, al pensiero che presto potranno aumentare le tariffe.
“Se ci sarà un inasprimento dei controlli, i ‘polleros’ (lett. pollaioli, ossia i trafficanti) si faranno pagare di più, l’abbiamo già visto. Ma finora non li abbiamo identificati”, ha detto all’IPS Luis Kendzierski, direttore dell’ostello Casa del Migrante, nella città messicana nord-occidentale di Tijuana, al confine con gli Stati Uniti (Usa).
Prima del 1993, quando Washington cominciò ad intensificare i controlli alla frontiera col Messico, con squadre operative speciali di polizia e la costruzione di muri, contattare un trafficante per attraversare il confine e arrivare in un posto sicuro negli Usa costava circa 150 dollari.
Oggi, lo stesso viaggio costa tra i 2.000 e i 7.000 dollari. Ma non è una traversata sicura, poiché molte volte gli immigrati vengono abbandonati, derubati o maltrattati, e addirittura alcuni di loro muoiono nel trasporto attraverso zone desertiche o chiusi dentro camion sigillati.
“Con più muri alla frontiera, se verranno costruiti, e con l’arrivo della Guardia nazionale, contrattare un pollero costerà molto di più”, ha ribadito Kendzierski.
Ogni anno, circa un milione e mezzo di persone cercano di entrare negli Stati Uniti raggirando severi controlli. Circa 400.000 persone ci riescono, mentre gli altri si fermano sulla linea di confine, o vengono rispediti indietro.
Il presidente Usa George W. Bush ha dichiarato la scorsa settimana che invierà 6.000 soldati della Guardia nazionale, la forza militare più antica del paese, lungo i 3.200 chilometri di frontiera con il Messico, per frenare l’accesso dei clandestini.
Washington assicura che i militari sono disarmati, e che avranno un semplice ruolo di sostegno alle 12.000 guardie di frontiera che già operano nella zona.
Inoltre, il senato degli Stati Uniti ha approvato, sempre la scorsa settimana, la costruzione di 595 chilometri di nuovi muri al confine meridionale. La misura, una delle tante riguardanti l’immigrazione ora in discussione al congresso, si concretizzerà solo se verrà convalidata anche dalla Camera dei deputati e promulgata da Bush.
Per 112 chilometri, la linea di confine è già delimitata da muri di metallo o di cemento, mentre per il resto la frontiera è divisa da barriere naturali o piccole recinzioni, ma tutte altamente sorvegliate.
I delegati dei governi di Costa Rica, Guatemala, Honduras e Nicaragua, riunitisi nella capitale messicana per discutere la situazione, hanno espresso la loro solidarietà al Messico in un messaggio diplomatico inviato agli Stati Uniti, in cui il paese si dice preoccupato per la costruzione del muro e l’invio di soldati alla frontiera.
Jorge Briz, ministro per le relazioni estere del Guatemala, ha dichiarato che il Messico e i suoi vicini centroamericani continueranno a “negoziare rispettosamente col governo degli Stati Uniti una riforma integrale sull’immigrazione”.
Una nuova legislazione dovrebbe mirare a “regolarizzare i milioni di immigrati latinoamericani presenti negli Stati Uniti e avviare un programma per i lavoratori a tempo”.
Da gennaio, Colombia, El Salvador, Guatemala, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama e Repubblica Dominicana lavorano su un fronte comune, lottando per una riforma sull’immigrazione negli Usa, dove risiedono 42,7 milioni di latinoamericani o loro discendenti, secondo l’ultimo censimento.
Si dovrebbe riconsiderare la costruzione delle recinzioni alla frontiera, poiché questa misura “non corrisponde a una relazione tra amici, tra vicini, tra soci”, ha dichiarato la scorsa settimana il presidente del Messico Vicente Fox.
“Vorrei dire loro (agli Stati Uniti) di rispettare la dignità dei messicani, di non considerarci inferiori e di non discriminare o violare i diritti di nessun nostro concittadino”, ha aggiunto.
Il senato Usa ha ripreso la scorsa settimana il dibattito sulla riforma dell’immigrazione, dopo che la Camera aveva approvato la costruzione di 1.100 chilometri di nuovi muri al confine col Messico, che criminalizzano gli immigrati senza documenti.
Sebbene i senatori abbiano approvato la decisione di erigere nuovi muri, cercano al tempo stesso di approvare altre norme per regolarizzare la residenza per gli immigrati.
I dibattiti parlamentari, che culmineranno con una concertazione tra il Senato e le risoluzioni della Camera, definiranno il futuro di 10-12 milioni di stranieri, di cui la maggior parte latinoamericani, privi dei documenti necessari per poter vivere negli Stati Uniti.
Il direttore dell’ostello Casa del Migrante auspica che la riforma prenda in considerazione gli immigrati in quanto persone che vogliono solo lavorare e raggiungere migliori condizioni di vita per le loro famiglie. Non sono criminali, ha ammonito.
La Casa del Migrante è un’istituzione non governativa legata alla Chiesa cattolica, che offre cibo e alloggio alle persone espulse dal vicino paese del nord, o che sono di passaggio nella città di Tijuana senza denaro né appoggi.
Tijuana è uno dei punti principali da cui tentano di entrare negli Usa gli immigrati clandestini, in particolare messicani, ma anche migliaia di latinoamericani e asiatici.