MADRID, 20 gennaio 2006 (IPS) – Nonostante il governo socialista spagnolo abbia in programma di allargare gli aiuti per l’Africa a tutti i settori, gli oppositori continuano a chiedere un impegno maggiore e il rispetto delle promesse fatte.
Il Primo ministro José Luis Rodríguez Zapatero ha detto all’IPS che la decisione di sostenere la cooperazione deriva da due obiettivi fondamentali: solidarietà con le popolazioni sommerse dalla povertà, e necessità di migliorare le relazioni tra Unione Europea (Ue) e Africa, sia in termini economici che sociali.
Rispetto al miglioramento delle relazioni, Zapatero ha sottolineato l’esigenza di regolarizzare i flussi di immigrazione, con l’obiettivo di evitare tragedie nelle aree di confine e assicurare che i diritti degli immigrati siano rispettati fin dal loro arrivo e che non vengano emarginati.
Tra i 14 e i 16 migranti africani sono stati uccisi con colpi di arma da fuoco nell’ottobre 2005, mentre tentavano di scalare le recinzioni che separano le enclave spagnole di Ceuta e Melilla dal Marocco. Nelle precedenti due settimane, circa 2000 migranti avevano tentato la stessa impresa.
Il ministro degli esteri Miguel Ángel Moratinos, che aveva visitato diversi stati africani il mese scorso, ha parlato all’IPS del dolore che ha visto. “Chiunque abbia un’etica e principi morali capisce quanto sia importante creare legami più stretti (con l’Africa), individuare gli ostacoli e tentare umilmente di aiutare quelle popolazioni”, ha dichiarato.
I fondi dell’Ue sono indispensabili, e il blocco deve mostrare “un’intenzione di maggior solidarietà con il resto del mondo”, ha spiegato Moratinos. Il governo spagnolo farà tutti gli sforzi necessari per raggiungere l’obiettivo, ha proseguito il ministro, ex-inviato diplomatico dell’Ue in Medio Oriente.
Nel 2005, secondo l’Agenzia spagnola per la cooperazione internazionale (AECI), gli aiuti umanitari della Spagna all’Africa sub-sahariana ammontavano al 43,04 per cento di un totale di 33 milioni di euro (quasi 40 milioni di dollari). Per gli aiuti umanitari nel 2006, l’AECI ha approvato un budget di 52 milioni di euro (63 milioni di dollari). Quest’anno, l’aiuto ufficiale allo sviluppo aumenterà dallo 0,27 allo 0,35 per cento del prodotto interno lordo (PIL), in linea con l’impegno elettorale di Zapatero di raddoppiare l’aiuto estero dallo 0,25 allo 0,50 per cento nel corso del suo mandato quadriennale, che terminerà nel 2008.
Tuttavia, nonostante questi progressi, vi sono critiche e richieste, come quelle avanzate dal prete cattolico Antonio Molina, che ha vissuto in Africa 40 anni come missionario e che oggi dirige il Centro di informazione e documentazione sull’Africa, con sede a Madrid.
Molina ha criticato la decisione del governo di organizzare missioni nei paesi africani per valutare la situazione sul posto, e progettare nuovi programmi di cooperazione. ”Quello che dovrebbero fare è parlare con le organizzazioni non governative e con altri che hanno lavorato in questi paesi per decenni e che li conoscono bene. Non c’è alcun bisogno di riprogettare il sistema, sarebbe invece opportuno fornire gli strumenti per aumentare la cooperazione e coinvolgere la società civile in questi sforzi”, ha detto Molina all’IPS.
In un rapporto sul 2005 pubblicato il 15 dicembre scorso, le Ong Medicus Mundi, Prosalus e Médicos del Mundo (sezione spagnola di Médecins du Monde) hanno sottolineato che la Spagna dovrebbe aumentare la cooperazione internazionale nel settore della sanità, sia per quanto riguarda il supporto tecnico che i finanziamenti, e creare meccanismi di coordinamento che coinvolgano tutti gli attori interessati.
Molina ha anche espresso dei dubbi sui piani del governo spagnolo di lavorare con le autorità marocchine per risolvere il problema dell’immigrazione.
”Come può il nostro governo aspettarsi qualcosa di positivo dall’alleanza con un regime corrotto che non rispetta i diritti umani e viola regolarmente la libertà di stampa e di associazione?”, si chiede il religioso.
”Quando si scelgono i compagni di viaggio, è importante capire se sono adatti o meno, e in questo caso, è chiaramente una scelta inopportuna”, ha assicurato Molina.
”Non garantiscono nemmeno i diritti elementari del lavoratore ai cittadini marocchini”, ha aggiunto, e non ci si può certo aspettare che lo facciano per gli immigrati, sia che siano residenti o in transito nel loro paese.
In termini di relazioni economiche, “come in tutte le regioni del mondo, ma soprattutto in Africa”, si dovrebbe prestare un’attenzione particolare alla lotta contro il commercio di armi e al furto delle risorse naturali, settori nei quali, ha proseguito, “il governo spagnolo dovrebbe essere coinvolto e mantenere le proprie promesse”.
Molti paesi africani “sono ricchi di risorse, e vengono depredati”, ha commentato, ricordando ad esempio il contrabbando di oro, diamanti e coltan o columbite-tantalite (minerale raro usato per la manifattura di apparecchiature elettroniche come telefoni cellulari e computer portatili) durante il conflitto nella Repubblica democratica del Congo.
”Quando un paese del terzo mondo è ricco, gli avvoltoi arrivano e portano via tutto”, ha denunciato.
In un’analisi pubblicata questo mese dall’Istituto reale Elcano per gli studi strategici e internazionali, ente non governativo, Moratinos ha dichiarato che il governo spagnolo “non solo modificherà e rinforzerà il proprio sistema di relazioni (con i paesi dell’Africa) attraverso un maggiore schieramento dei servizi diplomatici e consolari, ma intraprenderà anche una revisione dei suoi strumenti internazionali di aiuto allo sviluppo, migliorando la qualità e la quantità della nostra cooperazione”.
Il governo, prosegue il documento, prevede anche di approvare un Piano d’azione o Piano Africa che sia “conforme alla strategia globale definita dall’Unione Europea”, dove la Spagna formulerà “proposte concrete per aumentare la propria efficacia”.