NAZIONI UNITE, 19 gennaio 2006 (IPS) – Gli Stati Uniti, grande finanziatore dell’Onu e delle sue tante agenzie, ha l’antica fama di usare il suo potere finanziario per minacciare enti dell’Onu che si rifiutano di assecondare Washington.
Nel lontano 1984, ritirò fondi dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (UNESCO) con sede a Parigi, dichiarandosi il disaccordo sulla sua gestione, e l’opposizione a una proposta per la creazione di un nuovo ordine internazionale dell’informazione.
Il ritiro consisteva in un sostanziale taglio del 25 per cento sul budget annuale Usa per l’UNESCO di 180 milioni di dollari. Tuttavia, nonostante la netta riduzione, l’ente continuò a sopravvivere – senza gli Stati Uniti. Nel 2003, però, Washington tornò indietro, dicendo che avrebbe potuto convivere con la sopraggiunta nuova gestione.
Il mese scorso, l’amministrazione Bush ha minacciato di bloccare il budget Onu per il 2006-2007, a meno che o fino al momento in cui gli stati membri non si fossero accordati sulle riforme di gestione suggerite dagli Usa, compresa la nomina di un funzionario capo incaricato di gestire l’ente mondiale secondo i criteri di una società Usa.
Dal momento che una maggioranza schiacciante si è opposta ad alcune delle riforme proposte, la commissione amministrativa e di bilancio dell’Onu si è in seguito accordata su un compromesso proposto dagli Usa: il Segretario Generale Kofi Annan è stato autorizzato a spendere solo 950 milioni di dollari in un periodo di sei mesi, fino ad azioni significative sulle riforme, amputando così il consueto budget biennale Onu.
”In sei mesi potremo sicuramente valutare i progressi sulle questioni relative alle riforme gestionali e decidere come affrontare il problema delle risorse per il rimanente 2006”, ha detto il mese scorso ai delegati l’Ambasciatore Usa Alejandro Wolff.
Nel frattempo, l’amministrazione Bush ha ritirato dal Fondo delle Nazioni Unite per le attività demografiche (UNFPA), un totale di circa 127 milioni di dollari — somma puntualmente stanziata dal Congresso Usa.
Nel 2002, Washington ha tagliato 34 milioni di dollari; nel 2003, 25 milioni di dollari; e nel 2004 e 2005, 34 milioni di dollari all’anno.
I tagli sono il risultato di una falsa accusa mossa all’UNFPA di sostenere e promuovere aborti in Cina, sostenuta con forza dai neo-conservatori e dall’ala destra dei fondamentalisti cristiani, accaniti sostenitori politici di Bush.
”L’UNFPA non favorisce l’aborto, né in Cina né altrove”, ha detto all’IPS un portavoce dell’UNFPA, aggiungendo: ”Il nostro lavoro in Cina mira ad espandere l’accesso ad una salute riproduttiva completa, che comprenda pianificazione familiare, assistenza specializzata alle nascite, pronto intervento ostetrico e prevenzione e trattamento delle infezioni trasmesse sessualmente, compreso Hiv/Aids”.
Secondo il funzionario, diverse missioni indipendenti di inchiesta in Cina, compresa una del Dipartimento di Stato Usa, hanno dichiarato di non aver trovato prove che l’UNFPA abbia sostenuto o partecipato ad alcun programma di aborto obbligatorio.
”Gli Stati Uniti non sono riusciti a rovesciare le due agenzie Onu, malgrado il taglio dei finanziamenti”, ha detto all’IPS un diplomatico asiatico. “Sia l’UNESCO che l’UNFPA sono sopravvissute all’attacco Usa”.
Thoraya Ahmed Obaid, direttrice esecutiva dell’UNFPA, ha dichiarato di recente ai giornalisti che nel 2005, il numero di paesi che hanno versato contributi all’UNFPA è cresciuto rispetto agli altri anni, dalla sua nascita nel 1969: 171 donatori, dopo il record del 2004 di 166.
I contributi dello scorso anno alle risorse dell’UNFPA sono i più alti mai raggiunti, con quasi 350 milioni di dollari, rispetto ai 322 milioni dell’anno precedente.
Nel 2005, i primi sei donatori sono stati Olanda, Svezia, Norvegia, Gran Bretagna, Giappone e Danimarca. “Anche tutte le nazioni africane hanno promesso finanziamenti all’agenzia”, ha detto Obaid.
”Siamo molto grati per questa grande dimostrazione degli stati membri delle Nazioni Unite”, ha dichiarato la funzionaria. “Spero che il numero di paesi aumenti ancora e che le nostre consuete entrate continuino a crescere, consentendo all’UNFPA di sostenere con maggiore efficacia la salute riproduttiva e sessuale e la prevenzione dell’Hiv, soprattutto tra gli adolescenti”.
Anika Rahman, presidente della Americans for UNFPA, con sede a New York, ha dichiarato che nel 2005 il registro delle donazioni dell’UNFPA riflette il riconoscimento del mondo al lavoro svolto in favore dei diritti e della salute delle donne.
”Nonostante gli americani considerino gli Stati Uniti i primi nel portare avanti le battaglie, il fatto che l’amministrazione Bush stia tagliando più di 125 milioni di dollari all’UNFPA dimostra una cieca indifferenza al mondo femminile“, ha detto Rahman all’IPS.
Lawrence Smith, Jr., presidente dell’Istituto per la popolazione con sede a Washington, ha dichiarato che il clamoroso attestato di fiducia è un omaggio alla risposta dell’UNFPA rispetto alla salute riproduttiva e alle esigenze di pianificazione familiare delle nazioni più povere del mondo.
”Nel frattempo, la notizia rispecchia una triste ironia. Negli anni ‘60, gli Stati Uniti erano teoricamente soli nel convincere la comunità mondiale a fondare l’UNFPA, come componente necessaria alla stabilizzazione demografica mondiale”, ha detto Smith all’IPS. Oggi, ha proseguito, la comunità mondiale lotta per convincere l’amministrazione Bush a Washington che rallentare la crescita demografica – con 350 milioni di donne povere cui manca accesso alla pianificazione familiare e alla salute riproduttiva – rappresenti un punto critico globale.
Werner Fornos, vincitore del Premio popolazione dell’Onu, ha detto all’IPS che l’aumento dei finanziamenti all’UNFPA dimostra che il mondo ha ben compreso il significato e la gravità delle importanti questioni demografiche, un sfida per tutti noi. ”Rivela inoltre la fiducia della comunità mondiale nell’operato dell’UNFPA, malgrado i paesi più ricchi della terra non stiano versando neanche un centesimo per il Fondo”, ha aggiunto.
Infine, in conclusione, Fornos punta i riflettori sulla “posizione vergognosa e giustamente solitaria del presidente Bush, che con la sua opposizione personale all’UNFPA, ha scelto la strada di una biasimevole fuga dalla realtà”.