ALGERI, 15 gennaio 2006 (IPS) – La ricerca sull’Aids in Africa si concentra di solito sulla triste situazione dei paesi a sud del Sahara, che ospitano circa i due terzi della popolazione sieropositiva globale, secondo il Programma comune delle Nazioni Unite contro l'AIDS (UNAIDS).
Cosa dire però dei paesi a nord e lungo la linea del Mediterraneo? In una di queste nazioni, l’Algeria, il timore per l’epidemia sta crescendo – malgrado a prima vista le statistiche suscitino scarsi motivi di preoccupazione.
Le cifre pubblicate sul sito web dell’UNAIDS dalla fine del 2003 misurano il tasso di Hiv della popolazione adulta in Algeria sotto l’1 per cento – per l’esattezza allo 0,1 per cento. Secondo i dati del Ministero della salute, della popolazione e della riforma ospedaliera, lo scorso mese il numero di sieropositivi in Algeria arrivava a 20.000 – su una popolazione di circa 33 milioni.
Tuttavia, l’ultimo “Aggiornamento sull’epidemia di Aids”, pubblicato il mese scorso dall’UNAIDS e dall’Organizzazione mondiale della sanità, fa notare che “l’Algeria nel 2004 ha registrato il doppio di nuovi casi di Hiv (266 diagnosi) rispetto all’anno precedente. Ciò potrebbe preannunciare un’ondata nel paese, dove la diffusione dell’epidemia è apparsa finora limitata, malgrado venga misurata ancora con metodi inadeguati”.
Questo rapporto fa eco ai sentimenti di Ouzariad Boualem, un medico che lavora per la Commissione nazionale per la lotta contro l’Aids, che considera le statistiche sull’Hiv tali da “non riflettere esattamente quanto sta realmente accadendo”, dato che le persone contagiate raramente si recano in strutture sanitarie adeguate. Le cifre attuali, aggiunge, potrebbero essere dieci volte più alte.
In parte, la riluttanza degli algerini ad affrontare l’Aids è stata imputata al timore di una condanna da parte dell’Islam, la principale religione del paese. ”Un giovane affetto da Aids viene considerato male, perché la società algerina lo ritiene un trasgressore delle dottrine dell’Islam, che vietano i rapporti prematrimoniali”, sostiene Mouloud Muadhan, un predicatore islamico della regione costiera di Tizi Ouzou.
La forza del pregiudizio che circonda l’Aids è stata ulteriormente accentuata da un sieropositivo intervistato dall’IPS. “La prima volta che ho sentito parlare di Aids, pensavo fosse uno scherzo. Ora che ho contratto il virus, vivo nel terrore costante e conosco molta gente che rifiuta anche solo di parlarne”, ha dichiarato.
I miglioramenti sono stati minimi, sostengono i funzionari di governo, per via della confusione dovuta alle cifre contraddittorie sull’Hiv provenienti dai diversi dipartimenti governativi che si occupano di Aids, e dello scarso coordinamento tra le organizzazioni che combattono il virus.
Come fa notare il documento di ”Aggiornamento sull’epidemia di Aids” del 2005, “le modalità di trasmissione sono sconosciute per almeno tre quarti delle 1721 diagnosi ufficiali di Hiv fatte dalla fine del 2004, rendendo difficile localizzare con precisione le vie di trasmissione”.
Inoltre, l’amministrazione lamenta una mancanza di aiuto internazionale sul controllo del virus.
Attualmente è in corso uno studio dettagliato di tutti i casi di Aids che dovrebbe fornire un quadro più affidabile della portata del virus in Algeria. Dai risultati di questa ricerca, emerge il legame tra Hiv e prostituzione – in particolare nel sud del paese, dove i tassi di contagio appaiono sostanzialmente maggiori che altrove.
Secondo l’”Aggiornamento sull’epidemia di Aids”, “i più alti livelli di infezione ad oggi sono stati registrati nell’ambiente della prostituzione: l’1,7 per cento a Oran, nel nord, e addirittura il nove per cento a Tamanrasset, nel sud, dove è cresciuto improvvisamente dal due per cento del 2000…”
Una giovane prostituta della capitale, Algeri, ha raccontato all’IPS che “molti clienti preferiscono rapporti senza protezione, solo per una ‘questione di gusti’, dicono. Queste richieste ci costringono talvolta a sottometterci ai loro desideri, esponendoci così alla malattia”.
Parole analoghe ci vengono riferite da un’altra prostituta. “A volte non vogliono proprio ascoltare”, ha riferito. “Arrivano sovraeccitati e vogliono essere soddisfatti nell’abbandono totale”.
L’uso – o meno – di preservativi è anche soggetto alle tariffe che i clienti sono disposti a pagare.
L’”Aggiornamento sull’epidemia di Aids” riferisce inoltre che “militari e migranti ” appaiono maggiormente soggetti a contrarre il virus a Tamanrasset. In particolare, le infezioni sembrano insorgere prevalentemente nei rapporti eterosessuali.
In uno sforzo di espandere la lotta contro l’Aids, Amar Tou – ministro della salute, della popolazione e della riforma ospedaliera – ha annunciato il mese scorso che 42 nuovi centri di analisi sarebbero stati aperti in Algeria nei primi quattro mesi del 2006. Sei centri sono già stati allestiti, e garantiscono un servizio volontario, anonimo e gratuito.
”Ci assicureremo che ciascuna wilaya (prefettura) abbia il proprio centro di analisi”, ha proseguito Tou. In Algeria vi sono 48 wilayas.
La cura delle persone che stanno combattendo malattie legate all’Aids è fornita gratuitamente anche negli ospedali pubblici. Secondo Ali Ibrir, vicepresidente di Izuran Tmurt, un gruppo anti-Aids, circa 2000 persone oggi hanno bisogno di cure. Secondo il ministero della salute, vengono registrati ogni anno circa 20 casi di malattia conclamata.
Inoltre, tra novembre e dicembre dello scorso anno, è stata condotta in Algeria una campagna per la consapevolezza e la prevenzione dell’Aids, con manifesti e volantini pubblicitari distribuiti in tutto il paese.