BUENOS AIRES, 13 gennaio 2006 (IPS) – Un migliaio di indigenti, rimasti senza tetto dopo un temporale nella provincia argentina nord-orientale di Chaco, sono stati evacuati con la forza la scorsa settimana dalle case costruite dal governo nazionale ma che non erano ancora state assegnate.
“È stata una repressione brutale”, ha detto all’IPS Nilda López, del Centro studi e ricerche Nelson Mandela che lavora sul tema dei diritti umani a Chaco. Lo sgombero è avvenuto nella località di Puerto Vilelas, a sette chilometri da Resistencia, capitale della provincia, a circa 900 chilometri a nord di Buenos Aires.
La polizia ha fatto irruzione nelle case senza preavviso e ha cominciato a sparare contro la gente che si rifiutava di abbandonare il posto”, ha riferito López telefonicamente da Chaco. Ci sono stati almeno 50 feriti, alcuni gravi, secondo le testimonianze dei residenti, poiché sono mancate informazioni ufficiali sul numero delle vittime.
Circa 300 famiglie avevano occupato le unità abitative a metà dicembre, dopo che un’intensa tormenta di pioggia e venti a 130 chilometri orari aveva spazzato via i loro rifugi precari di lamiera, legno, cartoni e buste di plastica. Le richieste di aiuto delle persone colpite non sono state ascoltate dal comune.
“La gente chiedeva delle soluzioni, non aveva intenzione di fare niente di illegale, ma all’improvviso si è prodotto questo violento sgombero, senza notifica alle persone colpite dall’ordine giudiziario, e senza la presenza di nessun funzionario giudiziario o politico comunale o provinciale”, ha accusato il deputato della provincia Daniel San Cristóbal.
Chaco è una delle province più povere dell’Argentina. Le statistiche ufficiali indicano che la percentuale di persone che vivono nella povert del 38 per cento in tutto il paese, e del 60 per cento in questo distretto, con indici di miseria ancora più pronunciati in alcune comunità. Secondo i dati del governo di Chaco, nel 2001 nella provincia vivevano 952.000 abitanti.
Ai problemi sociali si sommano i disastri climatici. Le intense piogge, che si trasformano in inondazioni nelle zone basse, si alternano a prolungati periodi di siccità in questa provincia, che fa parte della estesa regione del Chaco sudamericano. La maggioranza della popolazione non ha accesso al sistema fognario né all’acqua potabile.
A dicembre, dopo mesi di siccità, si è verificato un piccolo tornado, e i rifugi precari di centinaia di famiglie di Puerto Vilelas sono saltati in aria. Prive di aiuti ufficiali, in questa località un gruppo di persone colpite ha deciso di occupare 218 case dell’Istituto della casa (Instituto de la Vivienda), terminate ma non ancora assegnate.
“Questo è un problema che si presenta sistematicamente. La gente non può accedere alla casa, ma esistono progetti di costruzione di unità che poi vengono aggiudicate per questioni politiche ad amici, parenti ed elettori”, ha detto all’IPS Rolando Núñez, direttore del Centro Mandela di Chaco.
L’Istituto incaricato della costruzione degli edifici ha presentato una denuncia in tribunale, e la procura ha ordinato lo sgombero. Il giudice di garanzia, Héctor Geijo, ha ordinato lo sgombero coatto senza ascoltare le richieste delle organizzazioni dei diritti umani di effettuare l’operazione senza armi.
Circa 400 ufficiali del comando di operazioni speciali, pronti a intervenire nelle insurrezioni e nelle grandi mobilitazioni, hanno fatto irruzione nel quartiere armati di scudi, granate di gas lacrimogeni, cani e armi, sparando contro decine di residenti.
López ha raccontato all’IPS che le autorità si sono mostrate reticenti nell’informare sul numero dei feriti, stimati intorno ai 50, che comprendevano anziani bambini e disabili. Per di più, un fotografo del quotidiano Norte di Chaco ha ricevuto 17 colpi di proiettili di gomma, e un bambino di 3 anni è stato calpestato da un cavallo.
Dopo l’operazione, le autorità hanno predisposto dei camion per trasportare gli abitanti evacuati verso la sede di una scuola, dove rimarranno finché non verrà trovata una soluzione definitiva. López ha avvertito che se non avranno risposte dal governo, prevedono di occupare una qualche proprietà dove costruire delle case.
In un’intervista con l’IPS, Héctor Gómez, del Movimento dei Disoccupati senza terra Tupac Amaru, di Chaco, ha spiegato che in questa provincia l’organizzazione ha già portato avanti 18 occupazioni di terreni pubblici nei quali sono stati costruiti casolari precari con legno, lamiere e plastica.
“Ripudiamo l’azione di polizia, la mancanza di mediazione e di tolleranza”, ha detto Gómez. “Viviamo in una provincia che è tra le più povere del paese, e qui c’è un’enorme maggioranza di persone che ha bisogno di un tetto dove vivere”, ha concluso.