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SFIDE 2005-2006: Il petrolio offre poche speranze al Ciad

YAOUNDE, 6 gennaio 2005 (IPS) – Il Ciad è diventato una destinazione importante per gli investimenti internazionali da quando – nel 2000 – un gruppo di multinazionali ha redatto un piano finanziario per la ricerca e l’esportazione di nuovo petrolio per il mercato.

Con una spesa di 3,7 miliardi di dollari, il piano comprendeva circa 300 nuovi pozzi petroliferi a Doba, nel sud, e la costruzione di un oleodotto di 1070 km fino a Kribi, sulla costa atlantica del Camerun. L’attuale capacità dell’oleodotto è di 225.000 barili al giorno, tutti destinati ai paesi occidentali.

Purtroppo, l’apertura dell’impianto nel luglio 2003 non ha alleviato la sofferenza in questo paese dell’Africa centrale, dopo 25 anni di conflitti. Piuttosto, sembra che i demoni del passato siano riemersi.

Gravi problemi finanziari, un tessuto sociale devastato, conflitti interni, diserzione dall’esercito, tradimenti e rischio di guerra civile incombono sull’orizzonte del Ciad, uno dei paesi più poveri al mondo.

Due mesi fa, Idriss Deby, presidente del Ciad, ha avviato un progetto per una nuova legge finalizzata alla redistribuzione dei ricavi del petrolio. Il governo intende modificare l’accordo sulla distribuzione dei proventi dell’oleodotto Ciad-Camerun, con l’obiettivo di trarre maggior profitto per sé e soddisfare le esigenze di bilancio.

La legge propone di abolire le provvigioni riservate alle generazioni future. Uno dei contributi previsti per la riduzione della povertà tramite proventi del petrolio consisteva nell’investire il 10 per cento dei relativi ricavi in un fondo speciale riservato alle generazioni future. Il resto del denaro doveva servire a finanziare strade, sanità e istruzione, e a portare acqua potabile alla popolazione.

”Le modifiche a questa legge”, ha detto all’IPS Mahamat Abdoulaye, funzionario dell’ambasciata del Ciad a Yaounde, “prevedono un approccio realistico alla gestione delle risorse petrolifere, considerando le priorità attuali contemporaneamente al futuro della nostra gente“, e ha aggiunto: “il mio paese ha seri problemi finanziari e il denaro del fondo riservato alle generazioni future ci consentirà di sanare le ingiustizie e assicurare al Ciad la pace e uno sviluppo equo”.

Tuttavia, la società civile dubita che il governo di Deby userà quel denaro per aumentare il budget per lo sviluppo, temendo seriamente che quelle somme verranno utilizzate per l’acquisto di armi finalizzate alla difesa del vacillante regime.

”Deby sta senza dubbio guardando a questa nuove fonte di liquidità come a un sistema per mantenere in vita il proprio regime, dati gli scioperi ricorrenti che avvelenano il clima sociale, l’abbandono dei suoi più stretti e fedeli collaboratori, e la ribellione che dilaga nell’est da diversi mesi”, ha commentato Mathurin Nna, professore di scienze politiche all’Università di Ngaoundere, in Camerun.

Secondo Nna, “gli abitanti del Ciad che si dichiarano scontenti del proprio presidente, si sono uniti a un movimento di ribelli, il Base for Change, National Unity and Democracy. Nella capitale, N'djamena, la bomba potrebbe esplodere da un momento all’altro”.

La Banca Mondiale, principale sostenitore e procacciatore di finanziamenti per l’oleodotto in Ciad, ha criticato il progetto di usare il denaro destinato alle generazioni future per obiettivi di sicurezza e per sottrarsi all’attuale crisi finanziaria.

Agli inizi di dicembre, la Banca Mondiale ha minacciato sanzioni contro il governo del Ciad, qualora avesse perseguito il proprio progetto sui proventi del petrolio.

Quando il Ciad ha iniziato ad esportare petrolio nel 2003, il suo programma veniva considerato esemplare, soprattutto se paragonato ad altri paesi africani produttori di petrolio, dove la manna dei petroldollari ha solo riempito le tasche delle elite. Come in Nigeria, Congo Brazzaville, o anche in Gabon e Angola, dove il flusso dei ricavi petroliferi ha fatto poco per arginare l’ondata di crescente povertà.

”La scelta di Deby pone un serio vincolo alla lotta contro la povertà, battaglia che la Banca Mondiale ha sempre portato avanti”, ha detto all’IPS Jules Monthe, consulente per la missione della Banca Mondiale a Yaounde. “Il Ciad ha problemi, ma modificare la legge sui proventi del petrolio non mi sembra il giusto modo per risolverli”.

Altri accusano la Banca Mondiale. “La condiscendente retorica degli esperti della Banca Mondiale sulla riduzione della povertà attraverso il progetto del Ciad non è altro che una subdola farsa”, ha detto all’IPS Ursule Bakondock, del Citizen Relief Services a Yaounde, il cui ufficio coordina le attività nei paesi vicini, come Ciad e Repubblica centrafricana (CAR).

Bakondock teme che “il progetto petrolifero della Banca Mondiale finirebbe per riempire le tasche di un noto dittatore, che ha cambiato la costituzione per essere rieletto senza limiti di tempo”.

Il secondo e ultimo mandato quinquennale di Deby doveva finire a maggio 2006, ma nel 2004 il presidente ha modificato la costituzione per eliminare la scadenza, malgrado la forte opposizione di gruppi della società civile.

Organizzazioni non governative (Ong), come Oxfam in America e Friends of the Earth in Francia, hanno fatto appello alla Banca Mondiale, la cui approvazione del progetto apre le porte ad altre fonti di finanziamento, perché assuma un ruolo fondamentale nel fermare gli emendamenti, anche attraverso sanzioni.

Le organizzazioni chiedono alla Banca Mondiale di sospendere tutte le concessioni finanziarie al Ciad, rifiutare pagamenti sui prestiti attivi, e rinviare la valutazione di progetti futuri “finché non verranno soddisfatte le richieste dei gruppi della società civile del Ciad relative alla gestione delle finanze di governo”.

Secondo l’Indice di sviluppo 2005 delle Nazioni Unite, il Ciad, paese semiarido, si trova al 173° posto tra le 177 nazioni più povere del mondo, con una popolazione di circa 10 milioni di abitanti, l’80 per cento della quale vive con meno di un dollaro al giorno.

Secondo la Banca Mondiale, dal momento in cui l’oleodotto ha iniziato a pompare fino alla fine, nel settembre 2005, il Ciad ha ricavato circa 306 milioni di dollari dal petrolio, di cui 27,4 milioni sono stati messi da parte per le generazioni future.