IPS Inter Press Service Agenzia Stampa

AFRICA: La disoccupazione di massa vanifica lo sviluppo

NAZIONI UNITE, 24 dicembre 2005 (IPS) – Secondo un recente rapporto Onu, la crescente povertà nel continente africano, afflitto anche da fame, malattia e guerre, è dovuta principalmente agli alti tassi di disoccupazione.

Malgrado il significativo aumento del prodotto interno lordo (PIL) globale, “la povertà è rimasta indifferente alla crescita economica”.

”Alla base di questa tendenza, c’è il fatto che la maggior parte della popolazione (in Africa) non ha impiego o fonti sicure di reddito”, dichiara la ricerca intitolata “Rapporto economico sull’Africa 2005: rispondere alle sfide di disoccupazione e povertà”.

Lo studio di 279 pagine, il sesto di una serie annuale pubblicata dalla Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Africa (ECA), con sede ad Addis Abeba, sottolinea che la disoccupazione è una delle “sfide più grandi” per lo sviluppo africano.

Max Lawson, dell’agenzia internazionale di aiuto Oxfam, ha dichiarato che l’ECA ha tradizionalmente assunto un punto di vista meno ortodosso sui problemi dell’Africa ­ ben lontano dalle indicazioni della Banca mondiale e del Fondo Monetario Internazionale (FMI).

Lawson sostiene che la maggior parte dei governi africani sono vincolati dalle politiche stabilite da Banca mondiale e FMI, e hanno pochissimo margine per agire autonomamente.

”Dovrebbero smettere di spingere i governi africani verso modelli che non funzionano”, ha detto Lawson all’IPS, aggiungendo che a questi governi dovrebbe essere permesso controllare le proprie economie nazionali.

La ricerca ECA afferma che i tassi medi di disoccupazione, che vanno dal 10 all’11 per cento circa, si riferiscono a persone in cerca di lavoro in Africa sub-sahariana e nord Africa.

”Rappresentano i secondi e terzi tassi di disoccupazione più elevati del mondo, mentre il più alto in assoluto si ha nella regione medio- orientale“, riferisce lo studio.

Tuttavia, il quadro è più drammatico, perché queste cifre non includono i numerosi lavoratori poveri e coloro che hanno rinunciato a cercare un lavoro dignitoso e quindi non rientrano nella statistica.

Sulla base delle attuali tendenze demografiche, si stima che l’Africa avrebbe bisogno di creare circa otto milioni di posti di lavoro ogni anno, per assorbire il crescente numero di persone alla ricerca di un impiego.

”La creazione di lavori più dignitosi, accessibili ai poveri, costituisce lo strumento più efficace per affrontare la povertà in Africa”, sostiene K.Y. Amoako, segretario esecutivo uscente dell’ECA, il quale sottolinea che negli ultimi trenta anni il collegamento tra povertà e disoccupazione stato riconosciuto ai livelli politici più alti.

Durante un incontro al vertice svoltosi lo scorso anno a Burkina Faso, i capi di stato africani hanno approvato la “Dichiarazione sullo sviluppo e riduzione della povertà”, promettendo di combattere la miseria attraverso l’occupazione.

Lo studio illustra quattro sfide: raggiungere una trasformazione strutturale per allontanarsi dal sotto-utilizzo del lavoro rurale; combattere la diffusione della disoccupazione giovanile; indirizzare la globalizzazione per creare lavori dignitosi; e creare un ambiente che consenta una rapida diffusione della creazione di occupazione nel settore privato attraverso maggiori investimenti.

Secondo lo studio, mentre la performance macroeconomica in Africa segnatamente migliorata dagli anni ‘90, l’impatto sulla disoccupazione sembra essere minimo. La crescita annuale media del PIL è aumentata stabilmente, da meno del tre per cento nel 1998 al 4,6 per cento nel 2004. “Eppure, la disoccupazione oscilla intorno al 10 per cento dal 1995”, riferisce la ricerca.

Il rapporto sostiene che i prerequisiti per la creazione di occupazione comprendono la trasformazione delle economie africane da un’agricoltura tradizionale a bassa produttività, verso un’agricoltura intensiva ad alto valore ­ e verso i settori in crescita dell’industria e dei servizi, traendo vantaggio dalle opportunità della globalizzazione.

Nella gestione delle economie africane, prosegue la ricerca, è dunque richiesta una leadership politica che dia priorità alla creazione di posti di lavoro su ampia scala nei programmi di sviluppo nazionali, e comprenda strategie di riduzione della povertà.

Dr. Kwame Akonor, direttore dell’Istituto africano per lo sviluppo, ha un’idea differente sulla leadership politica in Africa.

”La responsabilità dei fallimenti dello sviluppo africano, malgrado quasi mezzo secolo di indipendenza dalle dominazioni europee, sono fondamentalmente dei suoi leader politici”, ha dichiarato.

Anziché usare lungimiranza e originalità nelle loro scelte pubbliche, le autorità africane continuano ad abbracciare politiche che tolgono potere alla società africana.

”Le riforme neoliberiste da sole, con la loro enfasi sulla crescita economica a discapito dell’uguaglianza sociale, non possono trasformare le economie subordinate dell’Africa in entità vitali e autosostenibili”, ha detto Akonor all’IPS.

I leader africani devono cercare di modificare e orientare in maniera diversa la posizione dell’Africa in tema di economia politica globale, verso una politica di indipendenza, mirando ad una pianificazione economica continentale.

Senza una leadership che si impegni in questa direzione economica pan-africana, ha concluso, “il ciclo della miseria in Africa non sarà mai attenuato”.