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NAZIONI UNITE: La società civile è scettica sulla riforma

SANTIAGO, 31 luglio (IPS) – Mentre la retorica ufficiale proclama l’importanza della società civile nella comunità internazionale, gruppi non governativi e osservatori indipendenti guardano con scetticismo al processo di riforma dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu).

“La società civile si mobiliterà nei giorni precedenti all’Assemblea generale dell’Onu di settembre, sulla democratizzazione delle Nazioni Unite e il dibattito sugli Obiettivi di sviluppo del millennio”, ha detto all’IPS l’architetto cileno Miguel Santibáñez.

“Ci interessa che questi siano i temi della riforma dell’Onu, e che le discussioni sulla sicurezza nella lotta contro il terrorismo non monopolizzino l’Assemblea”, ha spiegato Santibáñez, presidente della Corporación Juventudes para el Desarrollo y la Producción, un’organizzazione non governativa (Ong).

Negli anni ’90, dopo la dissoluzione dell’Unione sovietica, l’Onu cominciò un dibattito sulla riforma dell’organizzazione, e il segretario generale del forum mondiale, Kofi Annan, nominò un comitato di esperti per elaborare delle proposte in materia per l’Assemblea generale, che nel prossimo settembre riunirà i 191 Stati membri nella sede di New York.

La riforma corre però il rischio di rimanere a un punto fermo, per le divergenze nella proposta di ampliamento del Consiglio di sicurezza, attualmente composto da cinque membri permanenti – Cina, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Russia – e da 10 paesi a rotazione.

La proposta è di ampliare il Consiglio a 25 membri lasciando il diritto di veto alle cinque potenze, creando altre sei rappresentanze permanenti senza diritto di veto, che verrebbero assegnate a Germania, Brasile, India e Giappone e a due Stati africani a scelta.

Gli interessi che si oppongono a questa proposta le augurano poca fattibilità, e tenderebbero a mantenere l’Onu come un organismo operativo sui temi della sicurezza, invece di rafforzarlo su questioni chiave, come la tutela dei diritti umani e le sfide dello sviluppo.

Perciò, le Ong considerano prioritario che l’Assemblea generale si dedichi a un’analisi di ciò che fino ad oggi è una chiara inadempienza degli Obiettivi di sviluppo del millennio, concordati nel 2000 con il traguardo, tra gli altri, di dimezzare la povertà estrema e la fame nel mondo entro il 2015, rispetto agli indicatori registrati nel 1990.

Santibáñez, che, come rappresentante dell’Ong cilena, ha partecipato ai dibattiti sulla riforma dell’Onu, ha segnalato che nell’ordinamento internazionale ci sono attori globali che sono piuttosto indipendenti “e profondamente antidemocratici, in particolare il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale”.

“Bisogna fare uno sforzo per democratizzare queste istituzioni finanziarie, e una proposta interessante potrebbe essere collegarle al sistema delle Nazioni Unite, così che l’organizzazione avanzi verso una logica di decisioni più democratiche e vincolanti per i paesi”, ha osservato il dirigente.

“Oggi il problema principale dell’Onu è la sua irrilevanza politica, poiché la sua agenda è diventata debole, dal momento che i paesi possono scegliere se adempiervi o meno, senza incorrere in alcuna conseguenza. Ci sono poi altri nuclei centrali di decisioni politiche relative alla sicurezza globale e a temi commerciali, che non passano per le Nazioni Unite”, ha spiegato Santibáñez.

Allo stesso modo, come hanno dimostrato il genocidio nell’area sudanese occidentale del Darfur e altri crisi umanitarie degli ultimi anni, l’organizzazione deve dotarsi di una capacità effettiva di protezione dei diritti umani, ha detto l’attivista.

“La Commissione per i diritti umani (dell’Onu) di Ginevra riflette una situazione molto politicizzata e di forti pressioni esercitate dai paesi più forti sui più deboli, e che sono espressione dei rapporti di forza globali. Ciò le toglie legittimità (e perciò) richiede altre formule di risoluzione”, ha proseguito.

Agustín Toro Dávila, maggiore dell’esercito in pensione e accademico all’Istituto di studi internazionali dell’Università del Cile, ha segnalato all’IPS che i diritti umani devono essere contemplati esplicitamente nella Carta dell’Onu, e che tutti i paesi devono impegnarsi a rispettarli.

“I diritti umani vengono violati in molte circostanze. Ma le grosse potenze pagherebbero una sanzione che si imporrebbe loro per non averli rispettati? Cos’è successo con i diritti umani dei prigionieri che gli Stati Uniti tengono (nella loro enclave cubana) a Guantanamo, per esempio?”, si è chiesto l’ex militare, esperto in crisi e conflitti internazionali.

Pedro Oyarce, direttore delle Politiche internazionali del Ministero degli Affari esteri cileno, ha segnalato all’IPS che il suo esecutivo sostiene “l’idea di innalzare il trattamento di questo tema (gli affari umanitari) e appoggia la costituzione (in seno all’Onu) di un Consiglio dei diritti umani, preferibilmente come organo principale, permanente e dotato di un mandato efficace”.

“Promuoviamo l’approfondimento dei regimi democratici di governo, quelli che meglio garantiscono la promozione e protezione dei diritti umani”, ha aggiunto Oyarce. Un aspetto centrale della riforma dell’Onu, ha indicato, “è mobilitare gli stati affinché siano in grado collettivamente di fronteggiare le minacce alla pace e alla sicurezza internazionali”.

Juan Francisco Coloane, analista internazionale, ha spiegato all’IPS che l’Onu ”è un organismo con una struttura gerarchica interna autoritaria, molto poco democratica, che le toglie credibilità in tema di protezione dei diritti umani”.

Coloane ha concordato con Toro Dávila sulla necessità di incorporare i diritti umani con funzione di mandato nella Carta dell’Onu e che, allo stesso tempo, l’organo del forum per la loro tutela “abbia molto più peso politico, che non sia solo di controllo, ma un organismo sopranazionale con un forte contenuto legale”.

Secondo l’analista, l’aspetto centrale nel dibattito sulla riforma, che comprende anche i diritti umani, “è l’impostazione di una nuova carta del diritto internazionale, che ora non viene applicato”. La globalizzazione si applica solo in termini commerciali, “ma a livello del diritto internazionale si pratica molto poco”, ha commentato.

La società civile dovrebbe partecipare di più al processo di riforma dell’Onu, ma questo attraverso costanti politiche di stato, che vadano oltre le leadership transitorie nei governi, e questo non è stato fatto, ha concluso Coloane.

“La società civile è un attore nazionale e internazionale che acquista sempre maggiore rilevanza. Non è possibile ordinare un mondo globale senza la sua partecipazione. È necessario approfondire il lavoro delle Nazioni Unite con la cittadinanza organizzata a livello dei diversi organi del sistema”, ha affermato Oyarce.

“Dobbiamo essere in grado di coinvolgere i cittadini e cittadine negli affari internazionali. Questo compito comincia a livello nazionale e la loro partecipazione è determinante per qualsiasi strategia di prevenzione di crisi e conflitti”, ha sottolineato l’alto funzionario del governo cileno.