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FINANZA: Aumentano i prestiti, ma non diminuisce la povertà

WASHINGTON, 20 luglio 2005 (IPS) – I prestiti della Banca Mondiale ai paesi in via di sviluppo sono cresciuti lo scorso anno di 2,2 miliardi di dollari, raggiungendo i 22,3 miliardi di dollari a carico del rinnovato indebitamento dei paesi a medio reddito, ha dichiarato la Banca di recente.

La maggior parte del denaro prestato dall’istituzione finanziaria con sede a Washington proveniva dalla Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (BIRS), che ottiene i suoi fondi attraverso i mercati finanziari internazionali. La BIRS ha prestato 13,6 miliardi di dollari per 118 progetti su un totale di 279 progetti che la Banca ha finanziato lo scorso anno.

La divisione della Banca Mondiale per i crediti agevolati, Associazione internazionale di sviluppo (AIS), finanziata dai contributi diretti delle nazioni ricche del Gruppo dei Sette (G7), ha trasferito ai paesi più poveri del mondo 8,7 miliardi di dollari sotto forma di donazioni o prestiti senza interessi. Questo denaro ha coperto 161 progetti.

Malgrado le grandi somme, gli attivisti anti-povertà – molto critici sulle operazioni della Banca nelle nazioni in via di sviluppo – denunciano che l’aumento del denaro non porterà risultati migliori, soprattutto se la Banca continuerà a stabilire condizioni svantaggiose per i suoi prestiti.

Tuttavia, nel suo resoconto la Banca ha dichiarato che quest’anno “anche la qualità complessiva dell’attività creditizia è cresciuta“, grazie ad una migliore preparazione, ad una maggior selettività e ad una più efficace supervisione. Questa era stata un’antica richiesta degli Stati Uniti, azionista di maggioranza della Banca, e della sua istituzione gemella, il Fondo monetario internazionale (FMI). L’amministrazione Bush ha chiesto che i prestiti vengano vincolati ai risultati effettivi e pretende maggior sorveglianza sulle modalità di utilizzo del denaro nelle nazioni in via di sviluppo.

Sul totale di prestiti, donazioni e fideiussioni, 15,7 miliardi di dollari sono stati usati per investimenti nel finanziamento di progetti specifici, come la costruzione di strade, oleodotti o di altre infrastrutture. I prestiti per gli investimenti sono cresciuti oggi del 50 per cento rispetto al 2000.

I restanti 6,6 miliardi di dollari erano destinati ad operazioni politiche o di sviluppo, mirate ad influenzare le misure economiche dei governi, come la privatizzazione e il libero mercato.

”Siamo particolarmente incoraggiati dall’inversione di due tendenze in declino: l’aiuto finanziario della Banca ai paesi a medio reddito, e il volume dei prestiti per gli investimenti”, ha dichiarato James Adams, vice-presidente della Banca.

I risultati dei prestiti elargiti dalla Banca, relativamente agli Obiettivi di sviluppo, sono stati soddisfacenti. Alla fine dell’anno fiscale 2005, i prestiti a rischio di mancato raggiungimento dei propri obiettivi di sviluppo sono scesi al 13,5 per cento, rispetto al 15,9 per cento registrato nell’anno fiscale 2004.

Secondo la Banca, oggi i progetti di “sviluppo umano” – istruzione, salute e altri settori sociali – rappresentano una buona percentuale, con prestiti diretti a programmi nazionali più significativi per gli Obiettivi di sviluppo del Millennio (MDG), che, tra le altre finalità, si prefiggono di dimezzare la povertà globale entro il 2015.

Diversi gruppi e oppositori della Banca hanno reagito affermando che l’attività creditizia dell’istituzione finanziaria non riesce ancora a migliorare la qualità della vita di milioni di poveri nel mondo, prevedendo un fallimento nel raggiungimento degli MDG. ”Non c’è affidabilità, perché la Banca ha interesse a mostrare l’efficacia dei propri programmi; la questione oggi è ambigua”, ha dichiarato Doug Hellinger del gruppo Development GAP, con sede a Washington.

”Efficacia è uno degli slogan del momento. Fanno tornare i conti come più conviene a loro, ma sappiamo che la povertà è aumentata o è rimasta invariata nella maggior parte degli stati dove la Banca ha operato, tranne in paesi come la Cina e l’India”, ha spiegato Hellinger.

Molti esperti hanno chiesto per questi prestiti monitoraggio e certificazioni indipendenti.

”Oggi è universalmente riconosciuto che tutti i prestiti e contributi della Banca Mondiale per la riduzione della povertà sono spesso non correlati“, ha dichiarato Manish Bapna, direttore esecutivo del Centro di informazione bancaria (BIC, Bank Information Centre), una stanza di compensazione della Banca a Washington. ”Un monitoraggio indipendente sull’efficacia in termini di sviluppo eseguito da terze parti, aiuterebbe ad accertare i risultati effettivi dei finanziamenti della Banca Mondiale nella riduzione della povertà”, ha proseguito Bapna.

L’India è in cima alla lista dei paesi indebitati con 2,89 miliardi di dollari, la Turchia è al secondo posto con 1,8 miliardi, seguita dal Brasile con 1,77 miliardi, dalla Cina con 1 miliardo e dall’Indonesia con 917 milioni di dollari.

L’India è anche il primo destinatario degli aiuti AIS, con 1,1 miliardi di dollari, seguita dal Vietnam con 700 milioni di dollari e dal Bangladesh con 600 milioni.

La Turchia è il maggior beneficiario dei prestiti BIRS con 1,8 miliardi di dollari, seguita dal Brasile con 1,77 miliardi e dall’India con 1,75 miliardi di dollari.

”Questi numeri e anche la loro rotazione indicano che la Banca sta lentamente rinunciando a ridurre la povertà, privilegiando i prestiti a progetti di infrastrutture in paesi (comparativamente) ricchi”, ha dichiarato Sameer Dossani, direttore della 50 Years Is Enough Network, un gruppo di osservatori.

”Tutti i grandi beneficiari della Banca – India, Brasile, Turchia, Indonesia, Argentina, ecc. – per le loro iniziative, sia che si tratti di riduzione della povertà che di altro, possono raccogliere denaro dai mercati capitali privati, e lo fanno”, prosegue Dossani.

Tra le regioni, la maggior parte dei prestiti della Banca sono andati a paesi dell’America Latina, con 5,2 miliardi di dollari, seguiti a poca distanza dall’Asia meridionale con cinque miliardi di dollari.

L’Europa e l’Asia centrale hanno ricevuto 4,1 miliardi di dollari, l’Africa 3,9 miliardi, l’Asia dell’est e del Pacifico 2,9 miliardi di dollari, e il Medio Oriente e il Nord Africa 1,3 miliardi di dollari.

Secondo Dossani, queste cifre dimostrano che la Banca è più efficiente nell’elargire denaro, ma probabilmente offre prestiti convenienti a paesi che potrebbero non avere i requisiti per riceverli. L’attivista sostiene che l’istituto sta ritardando la realizzazione delle sue politiche di garanzia per invogliare questi paesi.

”Concentrarsi eccessivamente sui volumi dei prestiti rinforza l’ottica che chi opera nella Banca Mondiale sia comunque sottoposto alla pressione delle approvazioni”, ha dichiarato Bapna. “Se le cose stanno così, tutto diventa piuttosto problematico”.