IPS Inter Press Service Agenzia Stampa

SVILUPPO: 50 paesi, 700 milioni di persone, la trappola della povertà

NAZIONI UNITE, 19 luglio 2005 (IPS) – Un nuovo rapporto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite sollecita azioni urgenti per combattere la duplice crisi della povertà e dell’Aids nei Paesi meno sviluppati (PMS).

Il documento, “Sperare di farcela, la sfida dell’Aids alle capacità nei PMS”, pubblicato dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) e dall’Ufficio dell’Alto rappresentante per i Paesi meno sviluppati (OHRLLS, Office of the High Representative for the Least Developed Countries, Landlocked Developing Countries and Small Island Developing States), spiega gli effetti dell’Aids sulle economie dei PMS.

“Questo appello all’azione illustra i mali di quei paesi che portano il fardello della peggiore epidemia nella storia dell’umanità, pur essendo i meno capaci di fronteggiare le immense sfide che essa pone”, dichiara il segretario generale Kofi Annan nella prefazione.

I PMS, così definiti dall’Onu per il loro sviluppo economico più basso al mondo, soffrono la povertà estrema e hanno tra i tassi di Hiv/Aids più alti.

Sedici su 50 PMS hanno un tasso di incidenza della malattia tra gli adulti di più del quattro per cento, mentre per gli altri è molto più alto. Nel Lesotho (un PMS), il tasso di incidenza tra gli adulti è del 28,9 per cento.

Per i 700 milioni di abitanti dei Paesi meno sviluppati, l’epidemia rappresenta tanto un problema economico e sociale quanto una crisi sanitaria.

Il rapporto suggerisce che l’Hiv/Aids corroderebbe in modo tanto acuto le capacità individuali e istituzionali perché colpisce le persone nel fiore degli anni. Felipe Chidumo, ambasciatore del Mozambico, ha affermato che “per la crescita economica, è essenziale rafforzare le capacità umane”.

Il documento definisce le capacità umane come “capacità di raggiungere alti standard di ritorno nello sviluppo economico e sociale”.

I settori già svantaggiati della popolazione subiscono in misura sproporzionata il peso dell’Aids nei PMS. Le donne, ad esempio, contraggono la malattia più facilmente degli uomini, per ragioni sia biologiche sia sociali.

Alla XV Conferenza annuale dell’Aids a Bangkok, Annan osservava: “Le persone al di sotto dei 24 anni nell’Africa sub-sahariana, le ragazze e le donne giovani rappresentano circa due terzi del totale delle persone affette dall’Hiv, eppure un terzo di tutti i paesi non ha ancora politiche per garantire alle donne l’accesso alla prevenzione e alla cura”.

In Uganda, un PMS, le donne producono il 75 per cento degli alimenti del paese e costituiscono l’80 per cento della forza lavoro agricola. Quando l’Aids colpisce in modo sproporzionato le donne, anche la produzione alimentare ne risente.

Analogamente, i minatori migranti in alcuni PMS come Burkina Faso e Togo, sono ad alto rischio di contrarre il virus. Quello agricolo e minerario sono due tra i principali settori per molte economie dei PMS.

Il rapporto avvalora delle politiche di sostegno per rafforzare il potere delle donne e per estendere i servizi pubblici ai migranti. In Sud Africa, i minatori migranti hanno due volte e mezzo più possibilità di essere positivi all’Hiv rispetto ai minatori non migranti, secondo un rapporto dell’Onu pubblicato a febbraio.

Per molti PMS, anche il peso di un debito insostenibile ha inciso pesantemente sul problema correlato di povertà e Aids. I servizi sul debito in alcuni PMS come Senegal, Malawi e Sao Tome assorbono il 30 per cento del reddito pubblico.

“Ai paesi fortemente indebitati viene chiesto di scegliere tra provvedere a ripianare il debito o alla salute dei loro popoli”, ha osservato Anwarul K. Chowdhury, sottosegretario generale dell’Onu.

I problemi che devono affrontare i PMS ostacolano i progressi negli obiettivi di sviluppo, come il Programma d’azione di Bruxelles per i PMS, lanciato nel 2001, e gli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG), che prevedono di ridurre del 50 per cento fame e povertà; educazione di base universale; ridurre di due terzi la mortalità infantile e di tre quarti quella materna; promuovere l’uguaglianza di genere; sostenibilità ambientale, e inversione della diffusione dell’Hiv/Aids, il tutto entro il 2015.

L’epidemia sta attualmente ribaltando alcuni indicatori di sviluppo: la speranza di vita, ad esempio, aveva mostrato tendenze positive, salendo a 50 anni in alcuni PMS. Ma dall’esplosione dell’epidemia di Aids/Hiv, in alcuni di questi paesi è scesa a 39 anni.

Mark Malloch Brown, amministratore dell’UNDP, osserva che “Fermare e invertire il corso dell’Hiv/Aids, il sesto Obiettivo di sviluppo del millennio, è impossibile se continueremo a condurre gli affari di sempre”.

“Ci vuole un più intenso approccio multisettoriale, che promuova la nascita di leadership a tutti i livelli della società e aiuti a rompere il silenzio una volta per tutte sul continuo infrangere le regole, i valori e i comportamenti che alimentano l’epidemia”, ha detto.

Joseph Annan, alto consulente politico presso l’UNDP, ha ribadito l’appello di Brown per un approccio ampio ai problemi complessi che fronteggiano PMS come l’Etiopia. Questo paese ha un tasso di incidenza dell’Hiv del 4,4 per cento, unito a una carestia che ha esposto quasi la metà della popolazione a rischio di insicurezza alimentare.

L’Etiopia deve anche affrontare problemi di emigrazione della sua forza lavoro qualificata. Secondo i dati dell’Università di Addis Abeba, più della metà degli universitari, andati all’estero per studi post-laurea, non sono mai tornati.

Problemi come emigrazione, perdita di lavoratori qualificati e di educatori, Aids e disastri naturali, sono endemici a molti PMS, e il rapporto raccomanda risposte da tutti i livelli: settore privato, governi e assistenza regionale.

Ma i PMS non possono farcela da soli. Nel documento si sollecitano gli aiuti da parte dei paesi sviluppati, e si raccomanda che gli aiuti pubblici allo sviluppo vengano stanziati per potenziare le capacità nei PMS.

“Gli interventi mirati possono consentire a molti di uscire dalla trappola della povertà”, si legge nel rapporto.

L’appello per l’assistenza allo sviluppo dai paesi più ricchi è uno dei 10 punti d’azione, e i PMS mancano per definizione delle risorse per attuare alcune politiche economiche e sociali, che il rapporto Onu ritiene necessarie per sconfiggere Aids e povertà.

Ma tra le nere statistiche, ci sono alcuni segnali positivi. Un rapporto sugli MDG del 2004, a proposito dell’Etiopia, diceva: “Ci sono sufficienti speranze che l’Etiopia raggiunga l’obiettivo di dimezzare la povertà entro il 2015, se si impegna in un cammino di crescita che sia ampio e rivolto ai poveri, in linea con le sue attuali strategie per lo sviluppo”.