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DIRITTI: Per i pigmei del Camerun, nessuna foresta è impenetrabile

YAOUNDE, Camerun, 13 maggio 2005 (IPS) – Senza nessuna connessione telefonica con il mondo esterno, e con un’unica strada di accesso che è poco più che un sentiero nella foresta, il villaggio di Lomie potrebbe benissimo trovarsi dall’altra parte del mondo, per molti degli stessi camerunesi.

Per i pigmei Baka, tuttavia, la posizione dell’insediamento situato nel sud-est del paese è ben più ambigua: troppo accessibile per i commercianti di legname, ma troppo remota per usufruire dei benefici della vita moderna. Nelle foreste del sud-est del Camerun vivono circa 40.000 indigeni pigmei, in condizioni molto simili a quelle dei loro antenati del periodo precoloniale.

“Quasi tutti i pigmei Baka vivono della caccia e della raccolta nella foresta, da sempre loro casa e epicentro del mondo: l’unico posto in cui possono vivere, e dove hanno sempre vissuto in pace”, ha raccontato all’IPS Clementine Assiga Ndongo, membro del Centro per l’ambiente e lo sviluppo (CED), un’organizzazione non governativa (Ong) situata nella capitale del Camerun, Yaounde.

Ma il relativo isolamento dei Baka significa in sostanza il mancato accesso all’assistenza sanitaria e all’educazione formale moderne, e spiega il fatto che non parlino né leggano il francese, una delle due lingue ufficiali del paese.

La situazione è ancora più grave se si considera che i Baka sono nomadi, e si spostano da una terra di caccia all’altra, secondo i bisogni. Molti dei loro insediamenti, dice Ndongo, “non esistono nemmeno sulle carte geografiche”.

Perciò, quando furono creati i parchi nazionali per proteggere le foreste del Camerun, i bisogni dei pigmei non vennero presi in considerazione.

“Proprio perché queste comunità non figuravano sulle mappe quando furono istituiti i parchi, i pigmei furono privati dei loro diritti alla foresta”, dichiara Felix Sagne, economista presso il Ministero delle foreste e della fauna.

Anche le misure applicate per la protezione delle specie a rischio hanno avuto un effetto negativo sui pigmei, poiché talvolta entrano in conflitto con le loro pratiche di caccia e raccolta.

Oltre a non essere sulle mappe, i pigmei sono una presenza buia anche in altri registri ufficiali.

“Ancora fino a pochissimo tempo fa, prima che il governo del Camerun e le Ong cominciassero a registrarli formalmente, pochi di loro avevano una carta d’identità e quasi nessuno compariva nei censimenti ufficiali e nelle liste dei votanti”, segnala Calvin Oyono, un funzionario locale di Lomie.

Per i pigmei che hanno tentato di cambiare il loro tradizionale stile di vita per un’esistenza più moderna, la transizione è stata piena di ostacoli. La mancanza di educazione li rende vulnerabili alla persecuzione e alla discriminazione da parte dei funzionari, e della maggioranza Bantu.

“Se cercano delle attrazioni nei villaggi vicini, rischiano di essere ingannati, o presi in giro, o trattati in modo ingiusto dalle autorità locali”, osserva Severin Cecil Abega, un antropologo che insegna all’Università di Yaounde I.

“Per questo, molti Baka, Bagyeli e Bakola (altri due gruppi pigmei) rimangono all’interno della propria comunità nella foresta e non si lasciano coinvolgere negli ‘affari della città’”.

Ironia della sorte, il trattamento che molti pigmei subiscono non li incoraggia a iscrivere i loro figli a scuola, che è proprio ciò che aiuterebbe a porre fine a questo circuito di discriminazione. Pochi figli di pigmei frequentano la scuola, e mancano comunque statistiche precise su quanti ricevano un’istruzione.

Persino le conoscenze tradizionali dei pigmei sull’ambiente della selva vengono sfruttate.

“Gli stranieri che cercano i pigmei, in genere lo fanno per estorcere pelli di animali o prendere certe cortecce di alberi che usiamo per trattare gli alimenti”, ha raccontato all’IPS Emmanuel Missolo, un pigmeo che lavora con il CED a Lomie.

“L’attuale situazione – ha aggiunto Judith Atangana, membro del Planet Survey Cameroon, un’altra Ong con base a Yaounde – è che i pigmei sono stranieri nelle stesse foreste in cui hanno abitato per primi”.

“Oltre a essere trattati male dai Bantu, non ricevono royalties per la selva, come nel caso di altre comunità”, ha detto Atangana all’IPS.

Le richieste di altre comunità indigene come i pigmei Baka sono state riconosciute in incontri regionali e internazionali, come la Quinta Conferenza sugli ecosistemi della selva e della foresta pluviale dell’Africa centrale, tenutasi nel maggio 2004 a Yaounde, e la Conferenza mondiale contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e l’intolleranza connessa, tenutasi in Sud Africa nel 2001.

Anche il Quinto congresso mondiale sui parchi e le aree protette, dell’Unione internazionale per la conservazione della natura, si è appellato ai paesi perché rivedano leggi e politiche che hanno un impatto negativo sulle popolazioni indigene.

Tuttavia, dato che nel 2004 le vendite di legname contribuivano a non meno del 10 per cento del prodotto interno lordo (PIL) del Camerun (secondo la Banca degli Stati dell’Africa centrale), l’incessante flusso di camion che percorre le aree dei pigmei sembra non possa essere fermato tanto presto.

Oltre al Camerun, i pigmei vivono anche in altri paesi dell’Africa centrale, dal Gabon all’Uganda.