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SVILUPPO: Donare la vita a 100 milioni di abitanti delle baraccopoli

NAZIONI UNITE, 5 maggio 2005 (IPS) – Alcuni alti funzionari dell’Onu e gruppi della società civile sollecitano i paesi ricchi industrializzati ad aumentare i fondi per la lotta delle nazioni in via di sviluppo per acqua pulita e potabile, sanità e alloggi accessibili per milioni di poveri.

L’appello è giunto in occasione di un incontro che ha riunito 75 ministri per l’ambiente e lo sviluppo provenienti da tutto il mondo, per decidere quali passi concreti adottare in vista del raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG), concordati globalmente e legati ai temi dell’acqua, sanità e insediamenti umani.

“Fondi supplementari possono avere un impatto significativo”, ha dichiarato José Antonio Ocampo, sottosegretario del Dipartimento Onu per gli affari economici e sociali, all’apertura della XVIII sessione della Commissione sullo sviluppo sostenibile (CSD).

Alcuni paesi industrializzati, come Norvegia, Lussemburgo, Danimarca e Svezia, continuano ad adempiere all’impegno di assegnare lo 0,7 per cento del proprio prodotto interno lordo (PIL) agli aiuti allo sviluppo, mentre molti altri, tra cui gli Stati Uniti (Usa), sono ancora molto indietro rispetto all’obiettivo stabilito dall’Onu nel 1970.

Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, nel 2003 gli Usa hanno speso appena lo 0,15 per cento del PIL negli aiuti allo sviluppo (APS).

Procurare acqua pulita e potabile alle popolazioni di tutto il mondo entro il 2015 non richiede grosse somme di denaro, ha sottolineato Ocampo. “Stiamo parlando di soli 30 o 40 miliardi di dollari l’anno, un obiettivo che può essere raggiunto”, ha precisato.

Constatando che circa un miliardo di persone, dal 1990, ha avuto accesso all’acqua potabile e alla sanità, i funzionari Onu affermano che fornire acqua pulita ad un altro miliardo di persone entro i prossimi dieci anni costituisce una sfida significativa per la comunità internazionale.

Acqua e sanità rientrano nell’obiettivo numero 7 degli MDG, volto ad “assicurare la sostenibilità ambientale”. L’obiettivo 7 prevede in particolare di ridurre della metà il numero di persone senza accesso sostenibile all’acqua potabile e sicura e all’igiene, e di operare un miglioramento sensibile nella vita di almeno 100 milioni di abitanti dei quartieri poveri.

Secondo gli esperti, anche i progressi nei rifornimenti di acqua e sanità contribuiscono agli MDG per la riduzione della povertà e della mortalità infantile, e per promuovere la parità di genere e la partnership globale.

Secondo WaterAid, un’organizzazione no-profit con sede a Londra, ogni anno muoiono più di due milioni di persone per malattie legate all’acqua contaminata, e altri due milioni di bambini per diarrea, che può essere prevenuta con una buona igiene.

L’organizzazione sostiene che mentre i bilanci nazionali rimangono l’unica risorsa principale dei finanziamenti nel settore dell’acqua, nei paesi meno sviluppati (LDC) è ancora cruciale il bisogno di continui aiuti ufficiali allo sviluppo.

In paesi come Zambia e Malawi, ad esempio, gli APS ammontano all’80 per cento della spesa per acqua e sanità.

“Anche se le fonti del reddito nazionale dovranno aumentare in questi paesi, è anche necessario un incremento significativo degli APS”, ha dichiarato all’IPS Stephen Turner, di WaterAid. “Stiamo chiedendo di raddoppiare i finanziamenti provenienti da ogni fonte, compresi gli APS, ma questi APS devono essere diretti ai paesi meno sviluppati”.

Altri gruppi della società civile condividono le parole di Turner, sostenendo che cancellare il debito delle nazioni più povere, permetterebbe loro di puntare su politiche per la realizzazione dello sviluppo sostenibile.

“Solo allora le entrate nazionali potrebbero essere sfruttate a pieno, per accelerare il raggiungimento degli MDG”, ha detto Enrique Ortiz Flores, presidente della coalizione Habitat International, in una lettera indirizzata di recente alla Commissione.

Sia WaterAid che Habitat International affermano che i governi occidentali devono compiere azioni immediate in vista dello sgravio del debito per i paesi più poveri, poiché il pagamento degli interessi continua a soffocare la capacità dei governi di finanziare i servizi sociali.

WaterAid stima che, in Uganda, la restituzione annuale del debito ammonta a 155 milioni di dollari, mentre gli investimenti necessari per il settore dell’acqua sarebbero di 57 milioni di dollari.

Mentre l’inquinamento agricolo e industriale continua a contaminare la qualità delle forniture di acqua corrente ovunque, secondo gli esperti i costi potrebbero raddoppiare, se i governi non adotteranno politiche efficaci entro pochi anni.

“Quest’anno, la CSD punta a trasformare gli impegni in azioni”, ha detto John Ashe, presidente della Commissione. “Le scelte politiche su cui ci si aspetta un accordo tra i governi rafforzerà il nostro comune sforzo nei prossimi anni per il raggiungimento degli MDG, così come gli obiettivi e gli impegni del Piano di implementazione di Johannesburg su acqua, sanità e insediamenti”.

I lavori della Commissione devono comprendere il ruolo delle donne in quanto agenti dello sviluppo e nell’influenzare l’igiene e il comportamento dei giovani, oltre a come processare i rifiuti dell’acqua e ridurre l’inquinamento.

I delegati hanno anche discusso su come rendere accessibile l’alloggio per milioni di abitanti delle baraccopoli nei paesi a basso reddito.