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AFRICA: Il circolo vizioso dell’ignoranza

NAIROBI, 28 giugno 2004 (IPS) – Le gravidanze in età adolescenziale hanno spesso inflitto un colpo mortale alle aspirazioni delle giovani africane. Una soluzione a questo problema potrebbe essere l’istituzione di leggi che impongano alle scuole di riammettere le giovani madri

Il problema è stato discusso a Nairobi nell’ambito della conferenza su come migliorare l’istruzione delle donne nell’Africa sub-sahariana. Mercoledì scorso si è aperta la tre giorni che ha visto la partecipazione di 200 delegati da 27 paesi.

“Abbiamo bisogno di politiche per il reinserimento delle ragazze-madri nella scuola. Queste politiche devono condannare chi non permette alle ragazze di tornare a scuola dopo il parto”, ha detto all’IPS Penina Mlama, direttrice del Forum per le Donne Educatrici Africane (FAWE).

Solo in Zambia, afferma Mlama, 2230 ragazze sono state costrette a lasciare la scuola perché incinte.

A tutt’oggi, sono pochissimi i paesi africani che hanno istituito leggi che impongono di riammettere le giovani madri. L’esperienza di questi stati ha evidenziato come il problema non sia solo istituire le leggi adeguate, quanto farle rispettare.

“Laddove queste leggi esistono, le autorità devono garantire che vengano applicate. E’ mia convinzione che questo basterebbe a ridurre drasticamente il divario di istruzione tra i sessi”, ha aggiunto Mlama, riferendosi proprio al Kenya, un paese dove secondo lei la volontà politica è venuta a mancare.

Il ministro keniota per l’Educazione la Scienza e la Tecnologia, George Saitoti, ha risposto a quest’accusa: “Abbiamo leggi in materia e le applichiamo”, ha detto all’IPS. “Una ragazza incinta è ammessa in classe. Quando è il momento partorisce, e dopo può tornare a scuola”.

Al meeting di Nairobi, si parla di 42 milioni di bambini che non hanno accesso all’istruzione, il 60% dei quali sono femmine.

Secondo il FAWE, l’Africa sub-sahariana è l’unica regione nel mondo che rischia di non rispettare l’obiettivo fissato dai Millenium Goals (MDG), di eliminare entro il 2015 le disuguaglianze di genere nell’educazione primaria e secondaria.

Gli MDG sono stati adottati a settembre 2000 nel corso del Millenium Summit, dove le Nazioni Unite si sono impegnate a trovare soluzioni per ridurre povertà, fame, malattie, analfabetismo, degrado ambientale e discriminazione delle donne.

Ma la gravidanza in giovane età non è il solo fattore che ostacola una donna africana nel proseguire gli studi.

Anche la povertà è un elemento decisivo, poiché spinge i genitori a tenere i figli in casa per aiutare nei lavori domestici e nei campi. Oppure, i bambini vengono mandati a lavorare altrove, per contribuire alle entrate familiari.

Più di 200 milioni di bambini nel mondo sono impiegati in vari tipi di lavoro minorile, 68 milioni solo in Africa.

Nel caso di famiglie che hanno la possibilità di pagare una scuola, si tende spesso a privilegiare i figli maschi: si pensa che le figlie femmine siano destinate al matrimonio e alla vita familiare e che non necessitino quindi di una istruzione.

L’educazione primaria gratuita è tradizionalmente considerata il modo migliore per superare questo ostacolo. Ma nella conferenza i delegati hanno ricordato che istituire le leggi non sempre basta.

L’educazione gratuita è “una cosa positiva”, ha sottolineato il ministro del Gambia per l’Educazione, Ann Therese N’dong-Jatta. Ma bisogna istituire le misure di controllo per “assicurare che anche le bambine si iscrivano a scuola. Questo richiederà altre forme di sostegno dai partner di sviluppo”.

Vediamo per esempio l’esperienza del Kenya. Secondo i dati UNICEF, sebbene l’anno scorso sia stata introdotta la scuola primaria gratuita, 1,5 milioni di bambini sono rimasti fuori dal sistema scolastico. Come ha recentemente raccontato IPS, molti sono bambini disabili che trovano le scuole impreparate ad accogliere le loro necessità.

La conferenza di Nairobi ha anche evidenziato la necessità di strumenti di sostegno più consapevoli, per aiutare le ragazze ad affrontare i mutamenti che accompagnano l’adolescenza.

Uno studio condotto in Uganda dal FAWE ha dimostrato che le ragazze che hanno le prime mestruazioni abbandonano la scuola per la mancanza di strutture sanitarie. Il senso di estraneità e imbarazzo che accompagna il cambiamento fisico nelle ragazze in età adolescenziale, le spinge a lasciare la scuola.

Josephine Watuulo, assistente all’educazione in Uganda, ha detto all’IPS che grazie a queste analisi è stato avviato un progetto pilota in 100 scuole di cinque distretti del paese. Il progetto prevede la distribuzione di assorbenti igienici alle ragazze, e la formazione dei docenti, ai quali viene chiesto di parlare con loro del ciclo mestruale.

Si è cercato di migliorare le condizioni sanitarie nelle scuole, e in alcune sono stati costruiti bagni separati maschi/femmine. “Da quando sono state adottate queste misure, in Uganda è aumentata la frequenza femminile nelle scuole”, ha detto Watuulo.

La conferenza è stata organizzata dal FAWE, in cooperazione con l’UNICEF, la Banca Mondiale e il Segretariato del Commonwealth, tra gli altri.